È quasi una resa, con tanto di bandiera bianca, quella che arriva dal comitato di cittadini per la riapertura del viadotto Sente. Anche i 700 firmatari della petizione depositata in Prefettura a Isernia, con la quale si chiedeva il ripristino del senso unico alternato sul ponte “Longo” tra Castiglione Messer Marino e Belmonte del Sannio si arrendono all’evidenza e alla inefficacia di una classe politica che promette mari, monti e ponti salvo poi tradurre concretamente quelle chiacchiere propagandistiche.
Le dichiarazioni rese alla stampa, giorni fa, dal dirigente del comparto tecnico della Provincia di Isernia, l’ingegnere Luca Cifelli, hanno fiaccato ogni forma di resistente ottimismo della popolazione della “terra di mezzo” tra l’Abruzzo e il Molise. Servono almeno altri otto mesi di cantiere per ultimare solo la prima fase di interventi, cioè la messa in sicurezza e la stabilizzazione della ormai famigerata pila sette e delle pile alte, indicate con i numeri uno, due e tre.
Oltre alla dilatazione temporale, secondo la tabella di cantiere gli interventi avrebbero dovuto essere ultimati nell’agosto scorso, quasi sei mesi fa, l’altra pessima notizia è che mancano all’appello ben quaranta milioni di euro per ultimare la messa in sicurezza del viadotto. E tra l’altro, per stessa ammissione dell’Anas, neanche dopo aver impiegato quella cifra astronomica si potrà riaprire al traffico l’importante arteria di collegamento tra due regioni e due province; serviranno altri dieci milioni di euro per adeguare l’intera struttura alle attuali normative sismiche e di sicurezza.
Insomma, la sensazione generale è che, al netto delle chiacchiere leghiste di Salvini, Marone e via elencando, il ponte sul Sente, di fatto, non riaprirà mai più al traffico. Ed è il portavoce del comitato di cittadini che sin dal momento della inopinata chiusura, nel settembre del 2018, ne chiede la riapertura parziale anche a cantieri attivi, l’ex comandante della Polizia municipale di Agnone, Giorgio Iacapraro, ad issare la triste bandiera bianca in segno di resa.
«Penso, a questo punto, sia meglio ripristinare adeguatamente la strada provinciale alternativa, la cosiddetta “mulattiera”, attualmente pericolosa e tenuta aperta solo per evitare la mancanza di collegamento viario con l’Alto Vastese – spiega Iacapraro, rassegnato, nel tentativo però di trovare una soluzione più immediata ed anche economicamente sostenibile –. Su molti lati dell’arteria si notano punti in frana, che si spera vengano monitorati, per eventuali smottamenti sotto il manto di asfalto. La segnaletica orizzontale, le strisce bianche rifrangenti di mezzeria e ai margini, è assente lungo quasi tutta la strada, per cui nei giorni nebbiosi si rischia la vita. In molti punti l’asfalto presenta crepe, avvallamenti, buche».
Nonostante questo scenario da strada “bombardata”, tuttavia, questo dice tra le righe Iacapraro, sistemare quel tronco viario in quota sarebbe meglio che attendere il concretizzarsi delle promesse del vicepremier Matteo Salvini. Secondo il ministro per le Infrastrutture e trasporti, infatti, la riapertura al traffico si sarebbe dovuta avere già l’estate scorsa, con tanto di festa con bandiere leghiste sventolate da qualche consigliere provinciale agnonese, magari.
La realtà è un’altra, perché il ponte “Longo”, stando così le cose, resta chiuso ad oltranza, ma evidentemente il ministro Salvini da quell’orecchio non ci “Sente”.

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