«Il nuovo Programma operativo sanitario è stato approvato e prevede la riconversione del Caracciolo in ospedale di comunità. Questo significa che il presidio di Agnone verrà svuotato, il Pronto soccorso cancellato, retrocesso a semplice punto di primo intervento. Per settimane, come amministrazione comunale e insieme ai cittadini, abbiamo lottato con le unghie e con i denti, per settimane abbiamo ascoltato rassicurazioni arrivate anche da esponenti politici di primo piano. Manifestazioni in piazza, Conferenze dei sindaci, incentivi ai medici. E ora? Tutto vanificato. Oggi, il Programma operativo sanitario dei commissari ad acta Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo annulla completamente ogni sforzo».
È lo sfogo del sindaco di Agnone, Daniele Saia appresa la notizia che il nuovo Pos 2026-2028 è stato licenziato dai due commissari alla sanità molisana, Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo.
Il documento prevede il declassamento del Caracciolo di area particolarmente disagiata a presidio di comunità a conduzione infermieristica. «Questa non è una riorganizzazione – riprende il primo cittadino –. È un ridimensionamento pesantissimo che colpisce al cuore un territorio già fragile. E questo colpo ha nomi e cognomi. Invito i commissari e tutti coloro che hanno avuto responsabilità nel processo decisionale a venire a spiegare in pubblica piazza questa scelta ai cittadini. Questi tagli sono contrari ai principi costituzionali e vanno a colpire la dignità delle persone, di fatto creando una distinzione tra cittadini di serie A e di serie B».
In seguito Saia usa parole pesantissime in merito a quello che sarà il futuro dell’area al confine con l’Abruzzo. «Un intero territorio, quello dell’Alto Molise, è stato condannato a morte – rincara la dose –. Ogni forma di compensazione è inutile. È inutile riempirsi la bocca di interventi per le Aree interne quando da un lato si finanziano azioni collaterali e dall’altro si tagliano i servizi essenziali. A questo punto, non serve a nulla fare investimenti in queste zone perché di questo passo tutti i cittadini sceglieranno di andare via. Tra l’altro, la decisione su Agnone arriva proprio nel momento in cui in conferenza Stato-Regioni si discute sul riparto delle quote del fondo sanitario anche in funzione della densità abitativa e delle esigenze particolari dei territori, un piano che dovrebbe favorire le aree più spopolate. In Molise, però, tutto procede in direzione opposta. Togliere un Pronto soccorso significa esporre i cittadini a rischi concreti. Significa dire che chi vive nelle aree interne può essere sacrificato».
Nelle parole del primo cittadino traspare amarezza e rabbia, ma al tempo stesso c’è la volontà di reagire con ogni mezzo a disposizione. «Ora basta. Se i responsabili della fine di un territorio pensano che subiremo le scelte in silenzio, si sbagliano di grosso. Metteremo in campo tutte le azioni possibili. Nelle prossime ore contatterò tutti i sindaci del territorio per organizzarci. Perché questa non è una battaglia per Agnone, ma è una battaglia per la dignità di un intero territorio. Da soli non andiamo da nessuna parte, insieme possiamo fare la differenza. Sindaci e cittadini uniti – conclude Saia –. Non accetteremo che il nostro futuro venga cancellato».

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*