Fuoco amico sulla Giunta Saia, in merito alla annunciata riconversione del “Caracciolo” in struttura a gestione infermieristica. Ad incalzare la maggioranza, a ridosso della imminente tornata elettorale, non è stata l’opposizione, come ci si sarebbe aspettato, ma un componente della stessa compagine che sostiene e ricandida il sindaco Saia. Franco Marcovecchio, consigliere di maggioranza, è stato piuttosto critico con i suoi compagni di coalizione a tal punto da scatenare la reazione del vicesindaco Di Nucci, solitamente pacato e aperto al dialogo. «I commissari hanno proposto il piano di riorganizzazione che prevede la chiusura dell’ospedale di area disagiata di Agnone e la sua riconversione in ospedale di comunità. Siamo contrari a questa riconversione perché si tratta di una struttura a gestione infermieristica che prevede la presenza di un medico per sole venti ore a settimana. E questo unico medico probabilmente nemmeno ci sarà nella realtà dei fatti, perché non se ne trovano. Questo è il motivo per cui noi, come amministrazione, siamo in forte allarme e siamo contrari a questa riconversione». L’assessore alla sanità del Comune di Agnone e vicesindaco, Giovanni Di Nucci, è stato categorico, nei giorni scorsi, durante i lavori del Consiglio comunale, rispetto al tentativo di declassare il “Caracciolo”. «Come Comune, dal punto di vista politico, non abbiamo alcun potere di fermare questi processi che sono stati decisi a livello regionale – ha continuato l’ex medico ospedaliero proprio al “Caracciolo” -. Per colpa dei commissari e di una politica che non è stata all’altezza della situazione, ci troveremo ad avere enormi difficoltà nell’ambito della medicina ospedaliera, territoriale e dell’emergenza. Si prepara per noi un futuro sicuramente difficilissimo. E non è vero, tuttavia, che non abbiamo fatto niente come amministrazione». Ha tentato dunque di giustificarsi, il vicesindaco Di Nucci, rispetto alle accuse di inattività che sono arrivate, all’indirizzo dell’amministrazione, non dal solito consigliere di opposizione Scarano, che tra l’altro era assente, ma da un componente della maggioranza, l’ingegner Franco Marcovecchio. Proprio il consigliere con delega allo sport, ha incalzato la Giunta Saia chiedendo ripetutamente cosa è stato fatto per impedire il declassamento dell’ospedale cittadino. «Mi sembra che tu non viva qui ad Agnone», ha risposto il vicesindaco Di Nucci all’indirizzo del consigliere Marcovecchio. «Da quando ci siamo insediati abbiamo mantenuto in piedi un ospedale che era prossimo alla chiusura, forse anche con operazioni costose, certo, ma abbiamo assicurato la presenza di medici nel reparto e per il Pronto soccorso. Questo è stato merito diretto dei nostri continui solleciti e del nostro stare addosso alla dirigenza aziendale e politica. Questo lo abbiamo fatto, ora, cosa ci riserva il futuro non lo sappiamo, ma sicuramente ci stiamo attivando affinché il nostro futuro non sia quello che stanno disegnando. Quando i commissari hanno spiegato che l’ospedale di area disagiata chiude perché mancano i medici, ho risposto loro che secondo questa logica dovrebbe chiudere il cinquanta per cento degli ospedali d’Italia. Io sono uno di quelli che ha creduto e crede ancora nella possibilità di ricorso legale». Si andrà al Tar, dunque, questo ammette Di Nucci, che fino a qualche mese fa era per la linea morbida, per le interlocuzioni e le pacche sulle spalle, quando ad esempio il consigliere regionale Andrea Greco, in solitaria, proponeva di impugnare davanti ad un giudice amministrativo o anche in Procura gli atti aziendali che si traducevano in continui e progressivi tagli dei servizi dell’ospedale “Caracciolo”. Finalmente anche l’amministrazione Saia ha esaurito le sue cartucce diplomatiche e annuncia di passare a quelle fatte di carte bollate e ricorsi al Tar. «La via legale è in questo momento obbligata, – ha sottolineato il vicesindaco – ed è l’unica cosa che noi possiamo fare come Comune di Agnone. Tuttavia siamo ancora convinti che, parallelamente, si possa trovare una soluzione politica con il coinvolgimento dei consiglieri regionali e dei parlamentari. Serve l’impegno di tutti, a prescindere dai partiti e dai colori politici». Rassicurazioni e citazioni che non hanno convinto più di tanto il consigliere Marcovecchio, nell’inedito ruolo di spina del fianco della sua stessa maggioranza. «Voi avete lavorato per cinque anni, so cosa avete fatto, però i risultati quali sono? Sono quelli che a breve non avremo più un servizio di emergenza urgenza, come ha confermato anche l’assessore Sciullo. Probabilmente non è colpa vostra, né del sindaco Saia, né del vicesindaco, ma i risultati sono questi, quello che vedono i cittadini è questo. Possiamo fare ore e ore di racconti su quello che abbiamo fatto, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti. Allora la mia obiezione è questa: forse bisognava andare in un’altra direzione, con tutto il rispetto per quello che avete fatto. Di fare ricorso al Tar se ne era parlato anche qualche anno fa, ipotesi poi esclusa. La mia, comunque, – ha aggiunto in chiusura l’ingegnere Marcovecchio, quasi a rettificare una posizione interpretata troppo criticamente dal resto della maggioranza – era solo una domanda di chiarezza per comprendere nell’immediato cosa accadrà in ospedale e anche per poter dare risposte chiare ai cittadini. Non è una polemica o un rimprovero verso quello che è stato fatto». Pace fatta, dunque, più o meno, anche se la seduta del Consiglio si è chiusa in un clima di teso imbarazzo. Lo stesso sindaco Saia, palesemente infastidito per l’accaduto, ha preso la parola per dichiarare chiusi i lavori, rinviando ad altre sedi, forse anche meno esposte mediaticamente, chiarimenti interni alla stessa maggioranza.
Francesco Bottone

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