Arrivare direttamente e personalmente alla presidente del Consiglio dei ministri per chiedere, alla capo del Governo, di fare in modo che ai cittadini di Agnone e dell’Alto Molise «resti quantomeno il diritto di ammalarsi». Colpo di scena, perché di questo si tratta, nella querelle in merito alle sorti dell’ospedale “Caracciolo” di Agnone. Mentre la classe politica, a livello locale e regionale, continua a parlare, a rilasciare dichiarazioni alla stampa, salvo poi fare l’esatto contrario nei palazzi del potere, una iniziativa concreta e per certi versi dirompente arriva da due personaggi di Agnone che, almeno in questa fase, non sono in organico alla cosiddetta classe dirigente.
Per la verità uno di questi è l’ex sindaco di Agnone, Lorenzo Marcovecchio, che pare stia tentando di rientrare in politica proprio in vista delle elezioni amministrative di primavera. L’altro è un medico, un giovane professionista, caparbiamente agnonese, Gianluca Paglione, che ha tirato fuori l’unica proposta sensata e concreta che potrebbe rappresentare la scappatoia di salvezza per l’ospedale cittadino, altrimenti condannato a trasformarsi in struttura a gestione infermieristica; lo chiamerebbero ospedale di comunità, ma sarebbe un poliambulatorio senza medici in corsia.
La proposta, messa nero su bianco, è quasi banale, ma geniale proprio per questo: inserire il “Caracciolo” nella rete formativa dell’Unimol, in modo tale che possa diventare una struttura all’interno della quale i medici specializzandi possano fare formazione, concedendo in cambio la loro prestazione professionale per far andare avanti la struttura. Una soluzione facile e concreta che salverebbe capra e cavoli, come suol dirsi. Basterebbe la firma del magnifico rettore, dei vertici dell’azienda sanitaria e del presidente della Regione e la cosa andrebbe in porto, quasi a costo zero, in tempi brevissimi, senza la necessità di adeguamenti strutturali o cose del genere. Perché non lo fanno? Il dottore Paglione, nei mesi scorsi, ha illustrato la proposta nel corso di un Consiglio comunale ad Agnone, alla presenza di alcuni alti funzionari dell’Asrem, e subito dopo l’ha inviata ai consiglieri regionali del Molise, trasversalmente, affinché la facessero propria e la trasformassero in un protocollo operativo per l’Asrem.
Nei giorni scorsi il consigliere regionale Andrea Greco è riuscito in una sorta di miracolo: far votare all’unanimità, dall’intero Consiglio regionale, la sua mozione per salvare il “Caracciolo”. In forza di quella mozione, andrebbe ora formalizzata l’intesa tra Unimol e ASReM per l’inserimento del presidio sanitario dell’Alto Molise nella rete formativa delle scuole di specializzazione medica regionali, «al fine di renderlo attrattivo per specializzandi e strutturandi, valutando eventualmente l’unificazione funzionale del reparto di Medicina Generale di Agnone con la Medicina Interna del “Veneziale”, sotto la direzione di un unico primario universitario, per attivare un modello di formazione condivisa» ha spiegato Greco.
Le mozioni, però, questo insegna la cronaca politica regionale, restano spesso lettera morta, mere enunciazioni utili forse per i titoloni sulla carta stampata. Nel frattempo sulle sorti del “Caracciolo” pesano le incomprensibili volontà, penalizzanti per il territorio delle “terre alte”, dei commissari ad acta che vogliono declassare il povero “Caracciolo” in ospedale di comunità a gestione infermieristica.
Ed ecco allora che assume ancor più importanza l’iniziativa dell’avvocato Lorenzo Marcovecchio e del dottore Paglione i quali, per il tramite di un terzo agnonese infilato negli ambienti giusti, sono riusciti a far arrivare la proposta direttamente nelle mani della premier Giorgia Meloni. Non una pec e nemmeno una lettera raccomandata, ma una consegna a mano, come si faceva un tempo con i regnanti, personalmente alla presidente del Consiglio. Come dire: «Giorgia Meloni pensaci tu!». Francesco Bottone
























