Il segreto di Pulcinella è durato poco, nonostante in un primo momento più di qualcuno abbia fatto finta di non vedere e di non sapere. Forse anche a buona ragione. L’esasperazione delle popolazioni dell’alto Molise e dell’alto Vastese, ormai in trappola come i topi, a causa delle frane e del dissesto, con la quasi totalità delle strade non praticabile, ha spinto qualcuno a porre in essere quello che può essere classificato come un vero e proprio atto di disobbedienza civile. Per più di qualche giorno, infatti, i residenti dell’alto Molise e alto Vastese, rimasti senza strade percorribili, hanno riutilizzando il viadotto “Longo” sul Sente, quello chiuso al traffico da otto anni e mezzo, unica struttura di collegamento tra le due sponde al di qua e al di là del fiume. Rimosse le transenne, con la forza della disperazione e rischiando magari una denuncia penale, si è deciso che quel ponte rappresentasse l’unico collegamento viario non compromesso da frane e smottamenti. E si è tornati ad usarlo, in violazione dell’ordinanza di divieto di transito certo, ma così è stato, perché il diritto alla mobilità è di rango costituzionale e vale evidentemente più di una scartoffia firmata da un geometra o da un ingegnere. D’altro canto l’«imminente rischio crollo», motivazione sulla quale si è basata l’ordinanza di chiusura firmata nel lontano 2018, non si è mai concretizzato. Evidentemente il rischio che quel viadotto crollasse non era affatto così imminente e concreto come qualcuno, da tecnico, ha certificato. E tra l’altro sono stati realizzati già diversi interventi di messa in sicurezza e adeguamento, che rendono, almeno teoricamente, quella infrastruttura viaria ancor più solida e sicura di prima. In punto di dottrina e di diritto, l’articolo tre, comma due, della Costituzione vigente recita testualmente: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
La Costituzione varrà più del codice della strada. Quelle transenne che ostruiscono l’imbocco del ponte sul Sente, da otto anni e mezzo ormai, sono incontrovertibilmente un ostacolo alla effettiva uguaglianza dei cittadini. E lo sono ancor di più se tutte le altre strade provinciali, comunali e interpoderali sono franate, collassate, dissestate e non praticabili. Ecco allora che qualche eroico cittadino ha deciso di sostituirsi allo Stato, magari anche inconsapevolmente, e di rimuoverle appunto, quelle maledette transenne. Per giorni, anche durante le nevicate e le successive piogge torrenziali, è stato ripristinato di fatto, con un’azione dal basso, una sorta di insubordinazione costituzionalmente orientata, il collegamento viario tra Castiglione Messer Marino e Belmonte del Sannio. Clandestinamente, certo, illegalmente perché in palese violazione della ordinanza di chiusura al traffico, ma è quello che è successo e da cronisti noi lo portiamo all’attenzione dell’opinione pubblica e anche della cosiddetta classe politica. L’espediente non poteva durare a lungo e così è stato, perché la notizia dell’utilizzo clandestino del ponte “Longo” sul Sente è giunta all’attenzione delle autorità competenti e si è arrivati, nella giornata di ieri, alla inevitabile conseguenza. L’Anas, venuta a sapere della violazione delle barriere, ha predisposto un nuovo e più massiccio sbarramento, in modo da rendere impossibile l’accesso sul viadotto Sente. La legalità e il rispetto del codice della strada sono stati dunque ripristinati, con insolita solerzia, dall’Anas, che attualmente gestisce quella struttura che di fatto è un cantiere aperto, in nome e per conto della Provincia di Isernia. Per il ripristino dell’uguaglianza dei cittadini, invece, bisognerà attendere ancora.
Francesco Bottone
























