Montenero di Bisaccia, violenza domestica: quarantenne resta in carcere. L’intervento lampo dei Carabinieri e il peso crescente dei “codici rossi” nel basso Molise
Un’altra chiamata al 112, un’altra corsa contro il tempo, un’altra donna che trova il coraggio di chiedere aiuto mentre la violenza esplode dentro le mura di casa. È accaduto sabato pomeriggio a Montenero di Bisaccia, dove un quarantenne è stato arrestato dai Carabinieri per maltrattamenti nei confronti della moglie. Questa mattina il gip del Tribunale di Larino ha convalidato l’arresto, disponendo la custodia cautelare in carcere: una misura che fotografa la gravità del quadro indiziario raccolto dai militari e la necessità di proteggere immediatamente la vittima. La donna, in preda al panico, ha chiamato il 112 della Compagnia di Termoli denunciando un’aggressione in corso. L’operatore l’ha tenuta al telefono, rassicurandola mentre attivava la Stazione di Montenero di Bisaccia e, in supporto, quella di Petacciato. I Carabinieri sono arrivati in pochi minuti, insieme al personale del 118, trovando una situazione di forte tensione e una donna che, oltre a raccontare la violenza appena subita, ha descritto una serie di episodi pregressi, reiterati, mai denunciati prima. Un mosaico di maltrattamenti che, messo insieme dai militari, ha permesso all’autorità giudiziaria di procedere rapidamente con la misura cautelare più restrittiva. L’episodio si inserisce in un contesto territoriale che negli ultimi mesi sta registrando un aumento significativo di interventi per violenza domestica e richieste di aiuto: i cosiddetti codici rossi, che in Molise – e in particolare nel basso Molise – stanno diventando una vera emergenza sociale. Le centrali operative, da Termoli a Larino, segnalano un incremento di chiamate in cui la tempestività dell’intervento è decisiva per evitare esiti peggiori. In molti casi, come quello di Montenero, la violenza non è un episodio isolato ma l’ultimo anello di una catena che si consuma nel silenzio. La rapidità dell’Arma, la capacità di gestione dell’emergenza e il coordinamento tra le stazioni territoriali rappresentano oggi uno dei pochi argini immediati a disposizione delle vittime, soprattutto nei comuni dell’entroterra, dove la distanza dai centri maggiori e la scarsità di servizi dedicati rendono ancora più fragile la rete di protezione. Il caso di Montenero di Bisaccia non è solo una notizia di cronaca: è l’ennesimo segnale di un territorio che deve fare i conti con una violenza sommersa che continua a emergere a ondate, spesso quando la situazione è già precipitata. E conferma, ancora una volta, che la differenza tra la tragedia e la salvezza passa dalla capacità di intervenire in pochi minuti, ma anche dalla possibilità per le donne di trovare un sistema che le ascolti, le protegga e le accompagni oltre l’emergenza.

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