Il Basso Molise si è risvegliato il 1° aprile in una condizione che, per molti amministratori e per chi vive lungo il Biferno e il Trigno, ha riportato alla memoria le ore più drammatiche dell’alluvione del 2003. Pioggia incessante, fiumi in piena, strade sommerse, famiglie costrette ad abbandonare le proprie case e una rete viaria quasi paralizzata hanno trasformato l’intero territorio compreso tra Termoli, Campomarino, Guglionesi, Larino, Portocannone e Montenero di Bisaccia in un’area presidiata minuto per minuto da Protezione civile, forze dell’ordine, volontari e sindaci. La notte è stata la più difficile. In Prefettura, a Campobasso, è stato convocato d’urgenza il Centro coordinamento soccorsi, riunito nuovamente nella mattinata per fare il punto su una situazione in continua evoluzione. Sul tavolo, oltre all’emergenza idraulica legata all’apertura degli scarichi della diga del Liscione, c’erano soprattutto le criticità lungo la viabilità, ormai quasi interamente compromessa in numerosi punti del territorio. Il quadro più pesante riguarda la fascia costiera e la valle del Biferno. Il casello autostradale di Termoli è stato chiuso in entrambi i sensi di marcia, isolando di
fatto la città dall’A14. Chi proviene da nord viene dirottato verso Vasto Sud, mentre da sud si esce obbligatoriamente a Poggio Imperiale. Per i mezzi pesanti superiori a 7,5 tonnellate, però, anche queste uscite sono fortemente sconsigliate, perché la situazione lungo la viabilità ordinaria resta estremamente critica. Anche le principali arterie statali risultano in gran parte impraticabili. La Statale 87 è stata chiusa nel tratto tra Termoli e Guglionesi, così come la Bifernina, interrotta tra Larino e Guglionesi. La situazione è particolarmente delicata proprio lungo la 647, che rappresenta uno dei collegamenti fondamentali tra costa e interno. In alcuni punti il transito viene consentito solo ai residenti, sotto il controllo delle pattuglie e del personale di presidio, mentre in altri è stato completamente interdetto per il rischio di esondazioni e smottamenti. La provincia appare letteralmente tagliata in più parti. Sono chiuse la strada provinciale 161 di Campomarino, la 84 per Portocannone, la 131 di San Martino in Pensilis, la 80 tra Larino e Guglionesi, la 110 verso la valle del Sinarca, la 112 tra Petacciato, San Giacomo degli Schiavoni e il fondovalle, la 51 tra Petacciato e Termoli e la 153 di Montenero mare. In numerosi casi l’acqua ha invaso completamente la carreggiata, rendendo impossibile ogni passaggio. In altri, come lungo alcune provinciali interne, il problema è rappresentato dalle frane e dai cedimenti del terreno. Tra Guglionesi e il Sinarca si registrano alcune delle situazioni più critiche. Le strade di accesso sono state sbarrate e presidiate, mentre i collegamenti con Termoli risultano fortemente compromessi. Nelle campagne, soprattutto nelle aree più basse, l’acqua ha invaso terreni, aziende e case rurali. Molti automobilisti sono rimasti bloccati per ore e alcuni sono stati soccorsi dai volontari e dai vigili del fuoco. La situazione più grave lungo il Trigno si registra invece a Montenero di Bisaccia. Il fiume è esondato in contrada Padula, nei pressi del depuratore consortile, sommergendo la strada che conduce verso l’impianto del Molino. Alcune famiglie stanno venendo evacuate, mentre il Comune invita la popolazione a non utilizzare le strade secondarie e a limitare gli spostamenti allo stretto indispensabile. Le uniche vie ritenute percorribili senza particolari criticità per entrare e uscire dal centro abitato di Montenero sono la Statale 157 in direzione Petacciato e la provinciale 55 verso San Salvo. Restano invece problematici i collegamenti verso Mafalda e tutte le strade interpoderali, molte delle quali invase dal fango o interrotte. Il sindaco Simona Contucci ha denunciato anche il comportamento irresponsabile di alcuni automobilisti che hanno forzato i divieti lungo la strada comunale Chiatalonga, nonostante il pericolo evidente. Nella notte e per tutta la giornata, squadre di operai, volontari e mezzi meccanici sono state impegnate nella rimozione del fango e nel tentativo di mantenere aperti almeno alcuni collegamenti minimi. In molti centri del Basso Molise si lavora senza sosta da oltre trentasei ore. Dal Centro coordinamento soccorsi è arrivata anche la decisione di chiudere tutti gli uffici pubblici non essenziali nei comuni di Termoli, Campomarino, Larino, Guglionesi, Palata, Portocannone, San Martino in Pensilis e Guardialfiera. Una scelta presa per ridurre gli spostamenti e alleggerire il traffico sulle poche strade ancora percorribili. Per il momento, non si registrano criticità nelle strutture sanitarie e non risultano interruzioni diffuse dell’energia elettrica o della rete idrica. Enel e Molise Acque hanno confermato di essere al lavoro per garantire i servizi essenziali, mentre prosegue il monitoraggio costante della diga del Liscione. I tecnici stanno cercando di mantenere un equilibrio difficilissimo: aumentare il deflusso per garantire la sicurezza dell’invaso, evitando però di aggravare la situazione nei comuni attraversati dal Biferno. È proprio questo il punto più delicato dell’intera emergenza. Da un lato la necessità di alleggerire la pressione sulla diga, dall’altro il timore che un incremento eccessivo della portata possa travolgere argini, strade e campagne già saturi d’acqua. Per questo ogni decisione viene presa di ora in ora, in stretto collegamento tra Protezione civile regionale, Molise Acque, autorità idraulica, Prefettura e sindaci. Le prossime ore saranno decisive. Le previsioni parlano ancora di pioggia e il livello dei fiumi resta elevatissimo. Nei comuni del Basso Molise il messaggio che arriva dalle istituzioni è uno solo: restare in casa, evitare qualunque spostamento non indispensabile, non avvicinarsi ai corsi d’acqua e rispettare rigorosamente le chiusure. Perché, mentre il territorio continua a lottare contro il maltempo, la sensazione diffusa è che il peggio non sia ancora definitivamente alle spalle.























