Una giornata destinata a restare nella memoria collettiva: ieri il capoluogo molisano ha accolto la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026, in occasione della sua 25ª tappa, trasformandosi in un grande palcoscenico a cielo aperto dove sport, cultura e tradizione si sono fusi in un’unica, intensa celebrazione.
Dopo aver attraversato alcuni dei luoghi più iconici del Sud Italia – da Trani a Castel del Monte, da Barletta a Foggia, fino a Termoli – la Fiamma è giunta a Campobasso, accolta dall’entusiasmo di cittadini, famiglie e visitatori. Un passaggio simbolico che ha ribadito il ruolo del Molise all’interno del grande racconto olimpico nazionale, prima della ripartenza verso Isernia prevista per oggi.
Il cuore dell’evento è stato la “City Celebration”, articolata in due momenti distinti ma complementari. Nel tardo pomeriggio, a partire dalle 18.30, il convoglio olimpico e circa 24 tedofori hanno attraversato le principali strade cittadine, accompagnati da un clima di festa e partecipazione. Il momento più atteso si è consumato intorno alle 19.30 in Piazza Vittorio Emanuele II, davanti al Palazzo di Città, dove il tedoforo ha acceso il braciere olimpico tra applausi e grande emozione.
A rendere l’accoglienza ancora più solenne e identitaria è stata la partecipazione straordinaria del Mistero di Sant’Antonio Abate, uno dei capolavori degli Ingegni di Saverio Di Zinno. La celebre “tunzella” con i diavoli, simbolo profondo della tradizione campobassana, è stata protagonista di un’uscita eccezionale, offrendo uno spettacolo di grande impatto scenico e simbolico. Un incontro potente tra sacro e profano, tra la spiritualità popolare e i valori universali delle Olimpiadi: pace, unità, rispetto e condivisione come ribadito nel discorso della sindaca Marialuisa Forte: «Accogliamo con emozione e orgoglio la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. È un segno di buon auspicio che questa luce arrivi proprio a Capodanno, in un tempo che ci chiede coraggio, visione e comunità – le parole della prima cittadina -. La fiamma è fuoco che rischiara e riscalda. E mai come ora sentiamo il bisogno di luce e calore. È simbolo di uno sport antico, che unisce atleti e pubblico, che parla di impegno, rispetto, passione. È un linguaggio universale che ci ricorda quanto sia importante, oggi più che mai, ritrovarsi insieme.
Per questo abbiamo voluto accoglierla con ciò che di più autentico e profondo ci rappresenta: il Mistero di Sant’Antonio Abate. Una tradizione che affonda le radici nel genio di Saverio Di Zinno e che ci restituisce, ogni volta, il senso più vero dell’essere comunità. È la nostra storia, la nostra identità, il nostro modo di stare al mondo.
Questo Capodanno è una festa, sì, ma anche l’inizio di un nuovo percorso. Un cammino che ci auguriamo porti buone cose per tutte e tutti. Perché ogni inizio porta con sé una promessa: quella di fare meglio, di fare di più, di non accontentarsi mai.
Ma oggi non possiamo dimenticare chi, in questo stesso momento, sta lottando per un diritto fondamentale: quello alla salute. Il mio pensiero va al sindaco di Isernia, che da giorni presidia con dignità e determinazione, in una tenda, per difendere non solo la sua città, ma l’intera regione. E una carezza va a Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, a sua figlia Alice e a tutta la loro famiglia: siamo con voi, nel dolore che toglie il fiato.
A voi tedofori, atleti, organizzatori: grazie. Grazie per aver scelto Campobasso in questo giorno così simbolico. La vostra presenza ci onora e ci sprona. Per noi amministratori, questo passaggio della fiamma è un richiamo: a prenderci cura, a costruire, a non smettere mai di credere nel futuro.
Buon anno, e che sia un anno di luce per tutti».
La città ha risposto con ordine e partecipazione, dimostrando ancora una volta un forte senso di comunità. Le strade chiuse al traffico sono diventate luoghi di incontro, di attesa e di racconto, animate da voci, bandiere e sorrisi.
Campobasso ha così inaugurato il nuovo anno nel segno della luce: quella della Fiamma Olimpica e quella delle proprie tradizioni più autentiche. Un Capodanno diverso, carico di orgoglio e appartenenza, che ha unito passato e futuro sotto un unico, emozionante simbolo.

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