Gli Stati Uniti hanno attaccato, nella notte tra venerdì e sabato, il Venezuela con un raid aereo sulla capitale Caracas che ha provocato vittime, civili e militari. Il leader del Paese, Nicolas Maduro è stato catturato con la moglie e sono stati portati fuori dal Paese. I due sono stati prelevati dalla loro camera da letto dalle forze statunitensi. Lo riporta Cnn citando alcune fonti, secondo le quali la coppia è stata catturata nel cuore della notte, mentre dormiva.
È stato il presidente americano Donald Trump a confermarlo, parlando di «una buona pianificazione e truppe eccellenti. È stata un’operazione brillante». La coppia, ha annunciato la ministra della giustizia americana Pam Bondi, è stata incriminata a New York per terrorismo e narcotraffico.
«Come cittadina venezuelana residente in Italia, il sentimento prevalente in queste ore è la preoccupazione. Le informazioni disponibili restano frammentarie e richiedono, al momento, la massima prudenza». Queste le parole di Adriana Ciccaglione, giornalista e comunicatrice italo-venezuelana con oltre vent’anni di esperienza internazionale tra Venezuela, Spagna e Portogallo. Ha lavorato per testate storiche come El Impulso e media europei come Eldiario.es e Ema RTV, raccontando storie sociali, culturali e migratorie con attenzione ai diritti e alla prospettiva di genere. «Prevale l’incertezza su ciò che potrà accadere nelle prossime ore e nei prossimi giorni. È fondamentale chiarire che non vi è consenso né sostegno verso attacchi militari o interventi armati stranieri. Tuttavia – ha proseguito Ciccagione – una parte significativa della popolazione venezuelana non interpreta l’attuale scenario come la rimozione di un presidente democraticamente legittimato, bensì come la possibile fine di un sistema di potere che si è mantenuto anche per evitare procedimenti giudiziari internazionali. Sono infatti pendenti denunce per gravi violazioni dei diritti umani davanti a organismi internazionali come la Corte Interamericana de Derechos Humanos. Pur non condividendo molte delle politiche di Donald Trump, va ricordato che le accuse di legami tra il regime venezuelano e il narcotraffico sono state avanzate da anni da diverse inchieste e analisi internazionali. La crisi venezuelana ha avuto inoltre un forte impatto regionale, in particolare sulla Colombia, dove il già fragile processo di pace è stato messo a dura prova dalla presenza di reti criminali transnazionali. In un contesto così delicato, più che dichiarazioni sensazionalistiche o prese di posizione affrettate, è necessario mantenere lucidità, responsabilità e memoria storica. Ciò che è in gioco non riguarda solo l’evoluzione politica del Venezuela, ma la stabilità dell’intera regione e la sicurezza delle popolazioni civili», ha chiosato Adriana Ciccaglione.
Immediata la reazione dei Paesi storicamente alleati di Caracas. Mosca parla di violazione del diritto internazionale. Anche l’Iran ha condannato, Cuba si è schierata col suo principale alleato regionale. La Colombia di Gustavo Petro ha chiesto una riunione urgente del consiglio di sicurezza dell’Onu e ha schierato l’esercito al suo confine, aspettandosi un massiccio arrivo di rifugiati. E Lula dal Brasile ha parlato di «aggressione militare criminale». Anche da Pechino arriva la ferma condanna all’azione statunitense.
L’Ue, per bocca del presidente del Consiglio europeo António Costa ha invocato una de-escalation e una soluzione democratica. Da Palazzo Chigi «il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
«Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l’evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è costantemente informata e l’Unità di crisi della Farnesina è operativa», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’ambasciata d’Italia a Caracas ha invitato i connazionali a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti.
Numerose le dichiarazioni nelle ultime ore, da Donald Trump che ha evidenziato come «gli Usa saranno fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela», al Segretario Generale dellOnu Antonio Guterres che ha espresso preoccupazione per il fatto che «il diritto internazionale non sia stato rispettato». L’operazione americana crea un «pericoloso precedente», secondo Guterres, che ha invitato «tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto». La leader dell’opposizione venezuelana e Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado su X si è detta pronta «per far valere il nostro mandato e prendere il potere. Venezuelani, è arrivata l’ora della libertà. È ora di concretizzare una transizione democratica».
Sulla possibilità che sia la leader dell’opposizione Maria Corina Machado a guidare il Pese, Trump è cauto: «Valuteremo se Machado può guidare il Paese, al momento hanno un vicepresidente». Intanto anche il presidente eletto del Venezuela, Edmundo Gonzales, dal suo esilio madrileno ha annunciato: «Siamo pronti per la grande operazione di ricostruzione della nostra nazione».
«Gestiremo il Paese fino a quando potremo farlo, in attesa di una transizione sicura – ha chiosato Donald Trump -. Gli Stati Uniti sono pronti a lanciare un secondo attacco più importante, se necessario».
L’operazione in Venezuela ha coinvolto più di 150 velivoli. Lo ha detto il capo dello stato maggiore congiunto Usa Dan Caine nella conferenza stampa di ieri a Mar-a-Lago, parlando dopo il capo del Pentagono e il presidente. Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto Usa, ha detto che la missione militare in Venezuela è stata lanciata su richiesta del dipartimento di giustizia e ha rivelato che l’operazione è stata denominata “absolute resolve”, ossia risolutezza assoluta. Caine ha detto che un altro gruppo di elicotteri è stato chiamato per estrarre Maduro e sua moglie, e ha dovuto affrontare il fuoco nemico lungo il percorso. Ha spiegato che l’intera operazione è durata circa due ore e 20 minuti. Il generale ha riferito che gli aerei da guerra statunitensi hanno smantellato le difese aeree venezuelane in modo che gli elicotteri militari americani potessero entrare a Caracas.

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