Non conoscere significa non poter scegliere, ecco perché le giornate di studio come quella di ieri su don Pino Puglisi hanno un grandissimo valore. Durante la mattinata, nell’aula magna dell’Università degli Studi del Molise, il momento dedicato agli studenti. Ospite d’eccezione dell’evento “Il coraggio della cura. Educare alla legalità come atto di libertà” – organizzato dall’Ufficio Scuola dell’arcidiocesi Campobasso-Bojano – suor Carolina Iavazzo, testimone ed erede del coraggio di don Pino Puglisi. Il sacerdote, martire della Chiesa, venne ucciso dalla mafia nel 1993 nel quartiere Brancaccio di Palermo, a soli 56 anni. Ha pagato con la vita la sua ferma opposizione alla criminalità organizzata, attraverso l’educazione e la promozione della legalità. Lui che ogni giorno invitava i ragazzi a non rassegnarsi alle ingiustizie, sottraendoli alla strada.
«Ogni volta che parlo di don Pino Puglisi provo gioia – ha detto suor Carolina Iavazzo. – La mafia trova terreno fertile dove c’è ignoranza è quindi necessario esortare i ragazzi ad aprire la mente, ad essere critici e a tirare fuori il meglio di sé. Vorrei graffiarli dentro per fare uscire quello che di bello hanno nel cuore. Per esperienza dico che i giovani spesso ignorano la bellezza di cui sono portatori: il mondo ha bisogno di loro. Oggigiorno – ha continuato suor Carolina – si ha sete di modelli veri, non dei modelli che siamo abituati a vedere in televisione o nel mondo dello sport ad esempio – quelli sono modelli un po’ fasulli come tutte le firme che si portano sugli abiti. – È necessario – ha incalzato – avere modelli per crescere, per capire dove si sta andando e chi guida la propria vita».
A moderare l’incontro all’Unimol, la professoressa Giuseppina Di Lembo, direttore dell’Ufficio Scuola dell’arcidiocesi Campobasso-Bojano e responsabile Irc Regione Molise. Tra i relatori il professor Luca Refrigeri, ordinario di Pedagogia e Pedagogia dell’Educazione dell’Università degli Studi del Molise, e don Francesco Labarile, responsabile diocesano della Pastorale Giovanile. L’incontro è stato un’occasione di riflessione, non solo sulla legalità, ma anche sulla responsabilità. Responsabilità che devono avere anche gli adulti. Toccanti le parole di una professoressa dell’istituto Pertini-Montini-Cuoco di Campobasso: «Credo che in questo periodo storico – anche alla luce della tragedia di Crans-Montana – siamo noi a dover chiedere scusa ai ragazzi perché, come generazione, abbiamo fallito in molte cose». «Sono d’accordo – ha risposto suor Carolina. – Non stiamo dando un bel esempio. Bisogna riflettere sul senso di responsabilità. Credo che la tragedia in Svizzera sia nata solo in nome del dio denaro. Ma i soldi – ha ricordato la suora guardando gli studenti – aiutano a stare meglio ma non fanno la felicità».
La giornata di studio su don Pino Puglisi (continuata ieri pomeriggio nella Sala Celestino V di via Mazzini a Campobasso) ha saputo coniugare testimonianza di fede, impegno sociale e attenzione concreta alle giovani generazioni. «La storia di don Pino Puglisi – ha commentato l’assessore comunale, Mimmo Maio, presente all’Unimol a nome dell’intera amministrazione Forte – è la storia dell’Italia del coraggio, dell’emancipazione e della legalità. Lo studio e la conoscenza sono la più alta forma di emancipazione perché rendono liberi dall’ignoranza, dai soprusi e, in quella Palermo del quartiere Brancaccio degli anni ‘90, dalla mafia. Il sacrificio di don Puglisi ed i suoi insegnamenti sono stati e resteranno per sempre tra gli esempi più nitidi del “fare il bene per la comunità”. E, soprattutto, la sua scelta di vita ci dimostra come dire no all’illegalità sia possibile e doveroso da parte di una società che possa definirsi davvero libera. La partecipazione attenta e consapevole degli studenti all’evento di ieri – ha chiuso così Maio – rappresenta un segnale positivo per la crescita sociale della nostra città ed é per questo motivo che l’amministrazione comunale continuerà a sostenere momenti di riflessione ed iniziative dall’alto valore civico come quello dedicato a don Pino Puglisi». La testimonianza diretta di Suor Carolina ieri a Campobasso è stata pungente e formativa. Oggi più che mai è necessario combattere le ingiustizie con la cultura e con l’educazione.
NG

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