Taglio del nastro ieri mattina, negli spazi del Palazzo Gil, della quinta edizione di Molichrom – Festival della fotografia nomade, appuntamento che fino al 30 aprile trasformerà Campobasso in un laboratorio di sguardi, storie e riflessioni.
Un festival che, anno dopo anno, ha saputo ritagliarsi un ruolo riconoscibile nel panorama della fotografia contemporanea italiana, grazie a una proposta culturale capace di intrecciare dimensione locale e scenari globali. Sotto la direzione artistica di Eolo Perfido, e ideato insieme all’associazione Tèkne, Molichrom torna con un programma articolato tra mostre, talk, proiezioni e attività formative.
Cuore dell’edizione 2026 è la mostra della fotografa Cinzia Canneri, “I corpi delle donne come campi di battaglia”, progetto premiato al World Press Photo 2025.
Il lavoro documenta le esperienze di donne eritree e tigrine costrette alla fuga tra Eritrea, Etiopia e Sudan, in un contesto segnato da regimi repressivi e da conflitti in cui la violenza sessuale diventa strumento di controllo. Le immagini restituiscono un racconto intenso, fatto di vulnerabilità ma anche di resilienza, in cui il corpo femminile emerge come luogo di ferita e, allo stesso tempo, di resistenza attiva.
Durante l’inaugurazione, Canneri ha sottolineato il valore della fotografia come memoria viva: ha ricordato, tra gli altri esempi, uno scatto storico che nel tempo ha contribuito a generare consapevolezza e persino cambiamento, ribadendo come «la fotografia possa costruire coscienza».
Accanto alla mostra internazionale, il festival propone “Ciò che resta invisibile. Uno sguardo sulla violenza di genere”, progetto collettivo realizzato con associazioni fotografiche molisane e i centri antiviolenza del Molise.
Un lavoro che si configura come un vero osservatorio visivo sulle forme quotidiane della violenza, spesso difficili da riconoscere, soprattutto in contesti caratterizzati da forte prossimità sociale e limitato accesso ai servizi di supporto. Qui il “nomadismo” del festival assume un significato più ampio: non solo spostamento geografico, ma percorso interiore, ridefinizione identitaria, ricerca di nuovi equilibri.
«Molichrom è come un bambino di cinque anni che ora deve imparare a camminare», ha detto il presidente di Tèkne, Michele Messere, sottolineando l’importanza del sostegno istituzionale e dei bandi culturali per garantire continuità e respiro al progetto.
Messere ha parlato della fotografia come di «un mezzo potente e diretto», capace di restituire emozioni universali – dalla sofferenza alla gioia – e di creare connessioni profonde. Ha inoltre evidenziato il carattere internazionale dell’edizione e il coinvolgimento di scuole, associazioni e realtà locali, in un dialogo sempre più ampio.
Dello stesso avviso il direttore artistico Perfido, che ha ribadito il senso del “nomadismo” come ricerca di ciò che spesso resta nascosto: «Cerchiamo cose che sembrano invisibili e abbiamo bisogno di qualcuno che le renda visibili». Un processo che riguarda tanto i contesti lontani raccontati da Canneri quanto le storie di fragilità e violenza presenti sul territorio.
All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, rappresentanti delle istituzioni locali. L’assessora alle Politiche sociali Bibiana Chierchia ha evidenziato il valore del festival come occasione per «rilanciare lo sguardo» su temi urgenti come la violenza di genere, ricordando come il corpo delle donne sia ancora oggi «oggetto e soggetto di rivoluzione».
Il consigliere regionale delegato alla Cultura Fabio Cofelice ha sottolineato il ruolo della cultura come leva per lo sviluppo sociale ed economico del territorio, mentre il rappresentante della Provincia, Antonio Tommasone, ha ribadito l’importanza di coinvolgere anche i centri più piccoli in iniziative culturali di qualità.
Non sono mancati i ringraziamenti a chi lavora dietro le quinte per la realizzazione degli allestimenti, e l’auspicio condiviso che il Palazzo Gil possa diventare sempre più un punto di riferimento culturale per l’intera regione. A tal proposito, come annunciato dal consigliere Cofelice, subito dopo la chiusura della mostra partiranno i lavori di ristrutturazioni degli spazi espositivi che daranno ancora più valore e respiro all’offerta culturale.
Ma il programma del festival si sviluppa anche attraverso una serie di appuntamenti pubblici. Ieri, al Teatro Savoia, Cinzia Canneri è stata protagonista di un incontro dedicato alla sua ricerca e alla dimensione geopolitica delle immagini.
Oggi, invece, spazio al cinema con In questo mondo di Anna Kauber, documentario sulle donne pastore e sulle forme di autonomia nei contesti rurali, seguito da un dialogo con la regista.
Domani l’evento con Remo Pareschi che affronterà il rapporto tra intelligenza artificiale e fotografia, con particolare attenzione ai bias algoritmici e alle implicazioni delle immagini sintetiche.
Tra le attività formative spicca il workshop Radici, condotto da Fabio Moscatelli il 28 e 29 marzo, che guiderà i partecipanti in un’esplorazione del territorio molisano come spazio di narrazione visiva.
Con quattro giorni di eventi e un mese di mostre, Molichrom 2026 si conferma come un progetto in crescita, capace di unire impegno sociale, ricerca artistica e partecipazione collettiva. Un festival che, partendo dal Molise, continua a interrogare il mondo e a restituirlo, attraverso la fotografia, in tutta la sua complessità.

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