La verità sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, non è ancora scritta nei referti autoptici. È nei laboratori. È lì che bisognerà guardare per dare un nome e una causa certa a una tragedia che ha scosso profondamente il Molise e l’intero Paese. A sottolinearlo è Marco Zambianchi, che in un intervento affidato ai social richiama con forza l’attenzione sull’unico terreno in grado di offrire risposte scientificamente fondate: quello delle analisi tossicologiche, chimiche e istologiche.
Le autopsie eseguite il 31 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, dopo ore di accertamenti, non hanno fornito elementi immediati in grado di chiarire l’agente responsabile dei decessi. Un esito che, spiega Zambianchi, non deve sorprendere. «L’autopsia – osserva – è un passaggio fondamentale, ma raramente consente da sola di individuare una tossina specifica. Serve ad aprire la strada agli esami di laboratorio, che sono lunghi, complessi e indispensabili».
Il quadro clinico e i primi riscontri rafforzano l’ipotesi di una tossinfezione di origine alimentare, verosimilmente legata a cibi consumati in ambito domestico nei giorni precedenti il ricovero. Tra le possibilità in campo vengono citate micotossine particolarmente aggressive – come le amatossine, note per la loro azione devastante su fegato e reni – tossine batteriche come il botulino, oppure contaminanti chimici.
Per individuarle non basta un singolo test. «Occorrono – sottolinea Zambianchi – analisi tossicologiche, chimiche e istologiche su organi, sangue e contenuto gastrico, oltre a controlli estremamente dettagliati sui 19 alimenti sequestrati nelle abitazioni della famiglia: conserve di funghi e peperoni, formaggi, marmellate, polenta, preparazioni sott’olio». Accertamenti affidati a strutture altamente specializzate, come l’Istituto Zooprofilattico, che utilizzano tecniche avanzate quali cromatografia e spettrometria di massa.
I tempi, avverte il professore, non saranno brevi. I risultati definitivi potrebbero arrivare non prima di due mesi, con una finestra che si spinge fino a marzo 2026. Non per inerzia o lentezze evitabili, ma per la natura stessa degli esami. Ogni analisi segue più fasi: preparazione dei campioni, screening iniziale per individuare sostanze sospette, test di conferma specifici per ciascuna tossina ipotizzata. Ogni passaggio è sottoposto a controlli incrociati e alla valutazione di più specialisti, perché i risultati devono essere scientificamente inoppugnabili e avere pieno valore legale.
Accelerare significherebbe rischiare errori e compromettere la verità. «È un lavoro meticoloso – ribadisce Zambianchi – che non può e non deve essere forzato».
Il caso di Pietracatella riporta drammaticamente l’attenzione su un fenomeno tutt’altro che raro. In Italia, ricorda Zambianchi, le intossicazioni gravi da cibo casalingo continuano a colpire con frequenza preoccupante. Le conserve domestiche rappresentano la principale fonte di botulismo: il nostro Paese è quello con il maggior numero di casi in Europa, tra 20 e 40 l’anno, e circa l’80% è legato a preparazioni fai-da-te come funghi sott’olio, olive o tonno in casa. Una tossina micidiale, capace di bloccare i muscoli e portare rapidamente alla morte se non trattata tempestivamente.
Solo nell’estate del 2025, episodi mortali si sono registrati in Calabria e Sardegna. A questi si aggiungono, ogni autunno, i casi legati al consumo di funghi velenosi, spesso confusi con specie commestibili: le amatossine resistono alla cottura e possono provocare danni irreversibili.
Attendere per capire, prevenire per non ripetere
Mentre una famiglia e un’intera comunità attendono risposte, una notizia offre un piccolo spiraglio di sollievo: il padre della quindicenne, ricoverato allo Spallanzani di Roma, ha lasciato la rianimazione ed è ora in reparto ordinario, con condizioni in miglioramento.
Ma il monito resta forte. «Basta poco – conclude Zambianchi – per trasformare una tradizione in un incubo. Controlli, regole seguite alla lettera, prodotti certificati: la prevenzione è l’unica arma per evitare che tragedie come questa continuino a spezzare famiglie».
La verità, ora, è affidata ai laboratori. E al tempo necessario perché la scienza possa parlare con certezza.
ppm

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