Prosegue su più fronti l’inchiesta sulla tragedia che, durante le festività natalizie, ha sconvolto il Molise e l’Italia intera. Dopo giorni di attesa e dolore, la Procura di Campobasso ha autorizzato la restituzione delle salme di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, ai familiari. Il nulla osta è arrivato al termine dell’esame autoptico, eseguito il 31 dicembre e durato oltre sette ore, ritenuto un passaggio cruciale per fare chiarezza sulle cause dei decessi, avvenuti tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli.
Il rientro dei feretri a Pietracatella apre ora la fase più dolorosa, quella dell’addio. La data dei funerali non è stata ancora fissata ufficialmente, ma l’ultimo saluto potrebbe svolgersi a ridosso dell’Epifania. La definizione delle esequie resta comunque legata alle condizioni degli altri due componenti della famiglia: il padre, Gianni Di Vita, e la figlia maggiore, Alice, tuttora ricoverati all’Istituto Spallanzani di Roma. Le loro condizioni non destano più le preoccupazioni iniziali, ma i medici continuano a monitorarli per valutare eventuali effetti residui dell’intossicazione.
Sul piano investigativo, nelle ultime ore si è tenuto un vertice in Procura a Campobasso, alla presenza del questore Domenico Farinacci e del capo della Squadra mobile Marco Graziano, per fare il punto sugli sviluppi dell’indagine. All’incontro ha partecipato, collegato da remoto, anche un tossicologo di fama nazionale chiamato a fornire risposte scientifiche ai numerosi interrogativi ancora aperti. Si tratta del professor Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia, al quale sono stati inviati, nei giorni scorsi, campioni di sangue delle vittime per analisi altamente specialistiche.
L’inchiesta entra così nella sua fase più delicata. L’abitazione della famiglia Di Vita-Di Ielsi resta sotto sequestro, mentre gli accertamenti tecnici sono affidati all’Istituto Zooprofilattico di Teramo. I laboratori stanno analizzando campioni biologici, alimenti prelevati dalla dispensa e residui rinvenuti nei rifiuti domestici, nel tentativo di individuare l’origine dell’avvelenamento. Parallelamente, le analisi condotte dal Centro Antiveleni di Pavia dovranno contribuire a chiarire il meccanismo tossicologico che ha portato al rapido peggioramento delle condizioni delle vittime.
L’attenzione degli inquirenti resta concentrata, in particolare, su una conserva casalinga di funghi Pleurotus. Secondo le ipotesi investigative, una conservazione non corretta potrebbe aver favorito la formazione di una tossina letale o innescato reazioni chimiche pericolose. Non viene esclusa neppure la possibile tossicità naturale di alcuni ingredienti utilizzati nella preparazione delle conserve fatte in casa.
Nel registro degli indagati figurano al momento cinque persone: tre sanitari in servizio al Pronto soccorso del Cardarelli – Maria Balbo, Ramon Aldo Olivieri (entrambi di origine venezuelana) e Pietro Vuotto – e due medici della Guardia medica, Angela Maria Castelluzzo e Michele Formichella. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, lesioni personali colpose e responsabilità medica. Si tratta, come precisato dagli investigatori, di un atto dovuto per consentire la partecipazione dei periti di parte agli accertamenti irripetibili, senza che ciò comporti, allo stato, un giudizio di colpevolezza.
Intanto Pietracatella resta avvolta in un silenzio carico di commozione. Il paese attende di poter rendere omaggio ad Antonella e Sara e, allo stesso tempo, spera nel ritorno a casa di Gianni e Alice. I risultati definitivi delle analisi tossicologiche, attesi nelle prossime settimane, saranno decisivi per chiudere il cerchio su una tragedia che ha lasciato una ferita profonda e difficilmente rimarginabile nella comunità.


























