Dedita al lavoro, attenta, lungimirante. Rossana Venditti è al vertice della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Campobasso dal novembre 2023. Lasciò la procura ordinaria nel 2016 per mettere competenza e sensibilità al servizio della giustizia minorile. Un impegno quotidiano, il suo, portato avanti con attenzione e professionalità, senza mai lasciare a casa l’umanità. Con lei vogliamo fare il punto su temi di attualità. In questo periodo si sono creati due filoni di pensiero in Italia, ma anche in Molise. C’è chi inneggia all’inasprimento delle pene e chi promuove, ad esempio, l’educazione all’empatia nelle scuole. Fino ad una ventina di anni fa, soprattutto nei paesi molisani, l’oratorio fungeva da sentinella e aiutava i ragazzi nella crescita. Oggi questi punti di aggregazione sociale non ci sono più. E istituzioni come la famiglia e la chiesa sono in crisi, mentre aumenta la dipendenza dai social che spesso sfocia in isolamento sociale.
Dottoressa, può fornirci un quadro sulla devianza giovanile in Molise?
«Nella nostra Regione, non è presente il fenomeno del reclutamento di giovanissimi nella criminalità organizzata, ma sono rappresentate tutte le altre tipologie di reato tipiche della fascia minorile: delitti contro il patrimonio, spaccio di droga, reati a sfondo sessuale (nella generalità, per fortuna, di gravità contenuta), aggressioni verbali e fisiche. I numeri non sono cresciuti in modo esponenziale rispetto al passato, ma è aumentata la gravità dei fatti-reato che giungono alla nostra all’attenzione».
Veniamo al tema delle baby-gang: si tratta di un fenomeno realmente diffuso e preoccupante nella nostra regione? In che misura il decreto Caivano può contribuire a contrastarlo, anche alla luce delle misure applicate a tre dei giovanissimi coinvolti nel pestaggio di un coetaneo a Santa Croce di Magliano? E qual è, più in generale, il suo giudizio sul decreto sicurezza?
«Il termine baby-gang è spesso usato in modo improprio per indicare qualsiasi forma di concorso di più ragazzi in un’aggressione. Invece, presuppone una stabilità del vincolo tra gli appartenenti, spesso prevede una gerarchia interna al gruppo ed è tipico di ambienti metropolitani. Abbiamo riscontrato dei casi a Campobasso, su cui siamo intervenuti subito, ma non esiste un allarme generalizzato. Sono, però, numerose le aggressioni occasionali, sia individuali che da parte di più adolescenti riuniti, in danno di coetanei. La violenza si sostituisce al dialogo e diventa un mezzo di affermazione personale. È un nuovo linguaggio. Quasi sempre, non esiste un vero movente, ma un pretesto è sufficiente per scatenare una rabbia profonda che non tiene in alcun conto le conseguenze. È il modo per esistere e per strappare un like sui social.
Gli strumenti di tipo repressivo, come il decreto Caivano e come il decreto Sicurezza di imminente adozione, possono ampliare la nostra capacità di contenimento nei casi più connotati. Di sicuro, bisogna dare assoluta prevalenza al piano della prevenzione e al potenziamento dei presidi educativi in senso lato».
Parliamo di strumenti a disposizione. Su cosa si dovrebbe investire?
«Occorre destinare fondi all’area del sociale: gli Ambiti Sociali Territoriali dovrebbero poter contare su più assistenti sociali e psicologi presenti capillarmente su tutto il territorio, con un turno di reperibilità 24 ore su 24, perché le emergenze accadono anche di notte, di domenica ed a Natale. Bisogna potenziare i Ser.D (i servizi contro le dipendenze), i consultori, la neuropsichiatria infantile, i presidi trattamentali per il disagio familiare. In Molise non esiste un reparto ove effettuare il ricovero ospedaliero dei pazienti neuropsichiatrici infantili. La stessa giustizia minorile necessita di più personale e mezzi. Nel Molise non è ancora stata attivata la mediazione penale che, in ambito minorile, è fondamentale. La cultura della prevenzione è un investimento sul futuro. È vero che richiede la onerosa creazione di una fitta rete di servizi coordinati ed efficienti, ma offre risposte di lungo periodo».
Cosa pensa del metal detector a scuola al vaglio del governo centrale?
«Alcune iniziative come il metal detector a scuola a livello simbolico rappresentano una sconfitta. Poiché, però, si è persa la sacralità di un luogo come la scuola ed accade che in aula si portino coltelli, noccoliere e spray al peperoncino, non escludo che il metal detector possa avere un effetto pratico deterrente. Temo soltanto che la previsione generalizzata di un rimedio così invasivo possa essere sovradimensionata rispetto alle reali esigenze di protezione, soprattutto nella nostra realtà».
In Molise il recupero dei ragazzi che perdono la retta via funziona o tornano a delinquere?
«Abbiamo tassi di recidiva molto contenuti perché lavoriamo su numeri non eccessivi, che aumentano la capacità di un intervento rapido ed effettivo. Il ricorso alla messa alla prova, come valida alternativa alla sanzione penale, assicura risultati incoraggianti, soprattutto per ragazzi non autenticamente devianti ma che hanno solo perso la strada e possono essere reindirizzati verso scelte e modelli positivi».
A marzo ci sarà il referendum sulla giustizia. Lei da quale parte sta?
«Voterò convintamente no. Da Pubblico Ministero da oltre 30 anni, penso che condividere con i colleghi giudicanti la selezione iniziale, la formazione professionale, i meccanismi di avanzamento nel ruolo ed il giudizio disciplinare e, soprattutto, avere una comune appartenenza alla cultura della giurisdizione sia un valore irrinunciabile per i cittadini. Tutto ciò determina, infatti, categorie di ragionamento ed analisi comuni tra PM e Giudice ed evita che il PM si appiattisca sulla polizia giudiziaria diventando l’avvocato dell’accusa, preoccupato di ottenere un elevato numero di condanne per avere riconoscimenti di carriera». Noemi Galuppo














