«Non possiamo cambiare il passato, possiamo contribuire a costruire un presente e un futuro migliori». Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo.
Rendere omaggio alle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Questo l’obiettivo dell’incontro di ieri mattina in Prefettura, promosso dall’Ufficio Territoriale del Governo e dal Comune di Campobasso in collaborazione con l’Istituto Regionale per gli Studi Storici del Molise. Dopo i saluti istituzionali del prefetto Michela Lattarulo e della sindaca Marialuisa Forte sono intervenuti Mirella Nappa dell’Ufficio Scolastico Regionale, Giuseppe Iglieri, presidente dell’Istituto per gli Studi Storici del Molise “Vincenzo Cuoco”, e Gianni Meffe, presidente dell’Unione degli Istriani del Molise. Presenti anche i componenti del Consiglio Comunale degli studenti di Campobasso.
Momento centrale della cerimonia la consegna, da parte del prefetto Michela Lattarulo, della Medaglia commemorativa concessa dal Presidente della Repubblica in memoria di Nicola Di Renzo, nato a Roccavivara il 7 giugno 1913 e deceduto a Skofja Loka il 4 agosto 1945, dopo la prigionia, a soli 32 anni. Dopo essersi arruolato nel 1933, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, nel maggio del 1941, Nicola Di Renzo è stato trasferito nella zona di guerra al confine orientale. Nel settembre 1943 viene catturato e internato nel campo di prigionia di Skofja Loka, dove muore il 4 agosto 1945 al termine di prolungati maltrattamenti. Nella vita civile Di Renzo, in possesso dell’istruzione elementare, ha esercitato l’attività di muratore, ha sposato Concetta Cordisco ed è diventato padre. A vent’anni opta per il servizio di leva, nella prospettiva di proseguirlo al termine della ferma, quando viene arruolato nella 134^ Legione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (IV Battaglione) e dopo l’addestramento, nella sua Compagnia Mitraglieri.
Visibilmente commosso il figlio di Nicola Di Renzo, Giuseppe. «Per la famiglia è stato un dramma grandissimo. Mio nonno è morto nella Grande Guerra. Mio padre invece è caduto nel corso del secondo conflitto mondiale. Ho aspettato per sessant’anni questo momento. Mio padre risultava disperso, un disperso che non finiva mai. Intorno al 1960 mi sono adoperato per conoscere la verità. Sapere dove, come e quando era morto. Certe atrocità non devono più ripetersi. Una guerra crudele che rappresenta la parte più buia della storia».
Presente anche il nipote Gianni, che ha voluto ricordare il nonno con in mano un diario. Restituito alla famiglia da un commilitone riuscito a tornare a Roccavivara, il piccolo libricino contiene quello che è un vero e proprio diario di bordo, nel quale Di Renzo metteva su carta i suoi spostamenti, le sue emozioni e le sue paure nel corso della guerra. «Per tanti anni non abbiamo saputo niente di nostro nonno, se non attraverso le parole e i racconti di nonna Concettina».
«Un giorno che deve essere occasione di riflessione comune – ha sottolineato il prefetto Michela Lattarulo – di confronto sui temi della pace e della solidarietà tra i popoli. In un contesto internazionale come quello attuale questi valori non dobbiamo darli per scontati. Mi dispiace che l’assessore Fraracci, che tanto ha fatto per poter rendere possibile questa giornata, non sia potuta essere presente. Una cerimonia partecipata, con i ragazzi che hanno avuto un coinvolgimento attivo».
«Un giorno importante che ricorda la tragedia del confine orientale tra Italia ed ex Jugoslavia – ha proseguito la prima cittadina Marialuisa Forte -. Per costruire un presente e un futuro migliori dobbiamo affidarci ai giovani, in un contesto internazionale difficile in cui si stanno ripetendo drammi che pensavamo superati. Credevamo di aver lasciato alle spalle le violenze del Novecento e invece ci troviamo a vivere in un contesto in cui abbiamo perso le coordinate del diritto internazionale. Basti pensare a quello che accade a Gaza e in Ucraina, alle porte dell’Europa».
Era il 30 marzo 2004 quando, con la Legge n.92 promossa dall’onorevole Roberto Menia e votata dal Parlamento italiano con voto pressoché unanime, veniva istituito il Giorno del Ricordo. Si stima che almeno 10mila italiani persero la vita, con almeno 350mila persone che furono costrette a lasciare le proprie case e a fuggire.
e.f.

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