In un tempo segnato da paure diffuse, da notizie di guerre, violenze e da un racconto quotidiano che spesso restituisce un’immagine cupa della sanità italiana – e molisana in particolare – arriva una testimonianza che va in direzione opposta. Una “lucina in fondo al tunnel” che la consigliera comunale di Isernia Elvira Barone ha voluto condividere pubblicamente attraverso una lettera aperta, nella quale racconta la propria esperienza personale all’interno del reparto di Urologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.
Nel suo scritto, Barone ripercorre mesi difficili, segnati da problemi di salute e da un senso di smarrimento alimentato dal dibattito costante su carenze di personale, lunghe liste d’attesa e chiusure di presìdi ospedalieri. Una fase in cui, come lei stessa ammette, ha più volte avuto la sensazione di non riuscire a ottenere risposte adeguate, arrivando persino a valutare l’ipotesi di lasciare il Molise per cercare altrove le cure necessarie, pur consapevole che le difficoltà non riguardano solo questa regione.
La svolta arriva quando, senza rassegnarsi, decide di continuare a cercare una via d’uscita. Dopo un percorso non semplice, fatto di consulti e di delusioni, quella via d’uscita prende forma nel reparto di Urologia dell’Ospedale Cardarelli di Campobasso. Qui, racconta la consigliera, incontra per la prima volta la dottoressa Stefania Maddonni, che comprende immediatamente la sua situazione clinica e avvia senza esitazioni il percorso di cura, facendola contattare già il giorno successivo dal personale del day hospital. Un ruolo centrale, nel racconto, è attribuito anche all’infermiera Saveria, descritta come una professionista attenta, gentile e sempre presente.
Il cammino verso l’intervento non è stato breve e non ha ignorato le criticità strutturali del sistema sanitario: liste d’attesa, carenza di personale e difficoltà organizzative emergono anche nella sua esperienza. Tuttavia, una volta giunto il momento del ricovero, la qualità dell’assistenza ricevuta durante i cinque giorni di degenza nell’Uoc di Urologia viene descritta come impeccabile. Barone sottolinea di essersi sentita seguita in ogni momento e, soprattutto, di non essersi mai sentita sola, nonostante l’assenza di familiari. Dai medici agli operatori socio-sanitari, ogni figura è ricordata per l’attenzione costante e per la capacità di cogliere i bisogni anche quando non venivano esplicitamente espressi, segno – a suo giudizio – di un altissimo livello professionale e umano.
Nella lettera trova spazio anche un passaggio dedicato alla dottoressa Di Lallo, con la quale la consigliera racconta di aver instaurato un rapporto di immediata empatia. Una figura descritta come forte, fiera e dotata di un grande spessore umano e professionale, capace di lasciare un segno che va oltre l’atto medico.
La scelta di rendere pubblica questa esperienza, pur dichiarandosi una persona riservata, nasce da motivazioni precise. Da un lato, l’invito a non perdere mai la speranza nei momenti più bui e a continuare a cercare una soluzione, perché – scrive Barone – una via d’uscita esiste sempre. Dall’altro, la volontà di ricordare che, anche in una sanità regionale spesso descritta come “in ginocchio”, esistono professionisti competenti e dediti al proprio lavoro, presenti non solo nelle grandi città o in altre regioni, ma anche in Molise.
C’è poi un messaggio che va oltre il singolo caso: quando qualcosa funziona ed è di valore, va raccontato. Non solo le criticità, ma anche le buone pratiche meritano spazio, perché contribuiscono a restituire fiducia e a costruire un racconto più equilibrato del sistema sanitario. In questa prospettiva, la consigliera esprime anche la convinzione che, con una migliore organizzazione e un’ottimizzazione delle risorse, la sanità molisana potrebbe offrire risposte più efficaci e consentire ai cittadini di vivere con maggiore serenità.
In chiusura, un ringraziamento sentito è rivolto alla dottoressa Francesca Scarabeo, alla quale Barone riconosce il merito di aver individuato tempestivamente un problema serio, trascurato in passato, permettendo così di intervenire prima che la situazione diventasse ulteriormente grave. Un ringraziamento che suggella una testimonianza carica di gratitudine e di speranza per il futuro.
Una lettera che, al di là del racconto personale, diventa un riconoscimento pubblico per un reparto e per professionisti che, in silenzio, continuano a garantire cura, attenzione e umanità, anche in un contesto complesso come quello della sanità regionale molisana.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*