A Campobasso torna al centro dell’attenzione il servizio di ristorazione scolastica. Un gruppo di genitori degli alunni della scuola primaria “Giovanni Paolo II” ha inviato una richiesta formale al sindaco Marialuisa Forte e alla dirigente dell’Istituto Comprensivo L. Montini, Agata Antonelli, per segnalare una serie di criticità e chiedere interventi migliorativi.
Nella nota, i genitori definiscono il pasto scolastico «un servizio pubblico essenziale», non solo sotto il profilo organizzativo, ma anche educativo e sanitario, che deve rispettare le linee guida stabilite dal Ministero della Salute e i parametri nutrizionali ufficiali.
Secondo quanto riferito, negli ultimi mesi sarebbero emersi diversi problemi ricorrenti. Tra questi, pasta non sempre cotta in modo uniforme, frutta e verdura percepite come non sufficientemente fresche, carne con parti difficili da masticare e pane talvolta servito ancora parzialmente congelato. A ciò si aggiunge uno scarso gradimento generale di alcune preparazioni da parte degli alunni.
Una situazione che, spiegano le famiglie, può avere conseguenze concrete: «consumo parziale dei pasti, spreco alimentare e insufficiente apporto nutrizionale».
Tra le questioni sollevate figura anche la modalità di distribuzione dei pasti caldi, attualmente serviti in contenitori di plastica monouso. Pur riconoscendo il rispetto delle norme igieniche, i genitori chiedono una riflessione sull’opportunità di adottare soluzioni alternative considerate più salubri, alla luce di studi che evidenziano possibili rischi legati al contatto tra plastica riscaldata e alimenti.
La lettera non si limita alla segnalazione dei problemi, ma avanza precise richieste operative. In particolare, i genitori chiedono: la pubblicazione del capitolato d’appalto e degli standard qualitativi previsti; chiarimenti sui controlli effettuati su materie prime, conservazione e distribuzione; il rafforzamento della Commissione Mensa, con la partecipazione diretta dei genitori e possibilità di sopralluoghi anche senza preavviso; verifiche sul rispetto delle linee guida nutrizionali nazionali; un monitoraggio del gradimento dei pasti tra gli studenti; la valutazione di materiali alternativi per la distribuzione dei cibi caldi; la convocazione di un incontro pubblico per un confronto diretto con istituzioni e responsabili del servizio.
Il tono della richiesta resta istituzionale ma fermo. Le famiglie sottolineano l’importanza di «trasparenza, responsabilità e dialogo» per garantire un servizio coerente con la tutela della salute e il benessere dei bambini.
Ora si attende un riscontro ufficiale da parte dell’Amministrazione comunale e della dirigenza scolastica. La questione mensa, che riguarda quotidianamente centinaia di alunni, potrebbe aprire un confronto più ampio sulla qualità dei servizi scolastici e sul coinvolgimento delle famiglie nei processi di controllo.
Una vicenda che riporta al centro un tema sensibile: la qualità del cibo servito a scuola come parte integrante del diritto alla salute e all’educazione.




























