La sentenza del Consiglio di Stato ha chiuso una partita, ma ne ha aperta un’altra. Se da un lato il verdetto ha definitivamente legittimato Marialuisa Forte alla guida del Comune, dall’altro ha tolto ogni alibi politico, riportando al centro della scena il vero nodo irrisolto: i numeri in Consiglio comunale. E proprio da qui riparte l’offensiva del centrodestra, che ora sembra intenzionato a uscire dall’ambiguità e a giocare la partita a carte scoperte.
Per capire cosa sta accadendo, però, occorre tornare all’origine della cosiddetta “anatra zoppa”. Al primo turno delle amministrative, le liste del centrodestra avevano superato il 50% dei consensi, mentre il candidato sindaco Aldo De Benedittis si era fermato sotto quella soglia. Un dettaglio tutt’altro che marginale, che ha reso necessario il ballottaggio. E lì, complice l’accordo con Pino Ruta, è stata Marialuisa Forte a spuntarla.
Una vittoria politica, certo. Ma non aritmetica. Perché in Aula il centrodestra si è ritrovato con più consiglieri, mentre la nuova sindaca ha dovuto fare i conti fin da subito con una maggioranza fragile, costruita più su equilibri mobili che su una solida base elettorale. Un assetto che ha retto grazie a due passaggi di campo decisivi e a un sostegno “variabile” da parte di alcuni esponenti dell’opposizione, pronti a garantire numeri in nome del “bene della città”.
Poi, però, si è incrinato anche l’asse con Pino Ruta, che aveva rappresentato la chiave della vittoria al ballottaggio. E da quel momento la navigazione è diventata ancora più complessa, tra votazioni in bilico e maggioranze costruite volta per volta.
Ora, con la pronuncia del Consiglio di Stato, cade anche l’ultimo paravento. E il centrodestra alza il tiro. Basta sostegni silenziosi o assenze strategiche: la linea che si va delineando è quella di una proposta politica esplicita, quasi un patto di legislatura, per traghettare l’amministrazione fino alle politiche del 2027 o addirittura fino alla fine del mandato.
Le ipotesi sul tavolo sono tutt’altro che neutre. La più radicale prevede l’azzeramento della giunta e la nascita di un esecutivo tecnico, con la partecipazione anche di figure indicate dal centrodestra. In alternativa, una sorta di programma minimo – una decina di punti – da realizzare attraverso una giunta “bicolore”, magari ridimensionata nei numeri ma più stabile nei rapporti di forza.
Uno scenario che, inevitabilmente, comporterebbe sacrifici. Lo Statuto consente fino a nove assessori, ma oggi sono otto: qualcuno, dunque, potrebbe essere chiamato a fare un passo indietro per lasciare spazio a nuovi equilibri.
Per ora siamo ancora nel campo delle ipotesi, ma non più delle indiscrezioni. Le conferme arrivano, seppur sottotraccia, da esponenti autorevoli del centrodestra, mentre nei prossimi giorni il tavolo dei coordinatori regionali potrebbe dare forma definitiva alla strategia.
La sensazione è che la fase della “tolleranza interessata” sia finita. Se Marialuisa Forte vorrà continuare ad amministrare senza affanni, dovrà inevitabilmente aprire a una trattativa vera, mettendo sul tavolo pezzi di governo.
A meno che, ancora una volta, non accada l’imponderabile. Perché in questa consiliatura, più che i numeri, a fare la differenza sono stati finora gli incastri politici. E Roberto Ruta, regista silenzioso della vittoria al ballottaggio, ha già dimostrato di saperli costruire anche quando sembravano impossibili.
ppm

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