«Quello che è successo a mia figlia è stata una fatalità del destino, però ha riacceso il pensiero. I miei amici, la mia gente, i miei parenti, gli abitanti di Longano, hanno i figli coetani di mia figlia che prendono l’automobile per andare all’università, per andare all’ospedale. Perché girarsi dall’altra parte? Perché far finta di niente?».
Le parole, rotte dal dolore, sono di Fernando Carlucci, imprenditore di Castelpizzuto, che giovedì scorso ha perso la figlia ventenne in un tragico incidente sulla Strada Statale 17. Da quella tragedia, tuttavia, Carlucci ha trovato la forza per rimettere al centro della discussione pubblica un tema che da tempo denuncia: la messa in sicurezza della provinciale per Castelpizzuto, un’arteria percorsa ogni giorno da decine di mezzi pesanti.
Ieri mattina Carlucci ha incontrato il presidente della Provincia, Daniele Saia, per esporre al vertice dell’Ente di via Berta i disagi e i pericoli che i cittadini di Castelpizzuto e Longano affrontano quotidianamente.
«Il dolore per la perdita di mia figlia è tremendo, ma oggi sono arrabbiatissimo – dice –. Sono arrabbiatissimo con le istituzioni, con chi ha la responsabilità della sicurezza pubblica e della viabilità. Il 26 di ottobre ho inviato una lettera perché io sono di Castelpizzuto, mia madre è di Longano, quindi le comunità di Castelpizzuto e Longano mi stanno molto a cuore».
Carlucci spiega di aver scritto alla Prefettura, alla Provincia, alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti per segnalare «una situazione insostenibile». «Abbiamo la casa a Castelpizzuto, io viaggio spesso per il mondo, ma lì ci sono i miei amici che hanno i figli, che hanno le mogli che vanno a lavorare ogni giorno e noi abbiamo una situazione insostenibile in quell’area. Abbiamo già avuto la questione della frana, viviamo il problema del traffico di mezzi pesanti, di circa 12mila autoarticolati l’anno».
Il 26 ottobre — ricorda — aveva inviato una Pec per segnalare il rischio costante per automobilisti e residenti: «Di fronte a tutto questo pericolo, il 26 di ottobre ho mandato una Pec al Prefetto, al Presidente della Provincia che è l’Ente proprietario della strada, alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti. Perché? Perché la nostra gente, quando deve tornare a casa a Castelpizzuto o a Longano, è costretta a buttarsi con la macchina nella cunetta».
Poi il dolore si intreccia con la rabbia: «Vedere mia figlia che muore – anche se in un altro posto – davanti a un camion. Tutto questo mi fa molto male e oggi voglio riprendere quest’argomento anche per la memoria di mia figlia, per il futuro di queste popolazioni che subiscono questi soprusi. La politica non può essere indifferente. C’è un pericolo enorme per le famiglie, per gli studenti, per tutto il traffico che c’è sul territorio».
Dal dramma personale alla denuncia civile, la voce di Fernando Carlucci è oggi quella di un’intera comunità che chiede più sicurezza e meno silenzi lungo le strade della provincia di Isernia.

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