Il fronte della manifestazione in difesa della sanità pubblica molisana che si terrà domenica 18 gennaio a Isernia si allarga anche al mondo delle professioni. Alla fiaccolata indetta dal sindaco Piero Castrataro – a cui stanno aderendo numerosi sindaci non solo della provincia pentra, oltre a esponenti politici regionali, associazioni e realtà civili del territorio – ci sarà anche l’Ordine dei medici e odontoiatri di Isernia, con in testa il suo presidente Fernando Crudele.
Crudele annuncia la propria presenza con parole che lasciano poco spazio ai dubbi sul posizionamento dell’Ordine: «Sarò come sempre a fianco dei cittadini della provincia di Isernia per la tutela e la salvaguardia del sistema sanitario regionale e più precisamente per la provincia di Isernia». Non si tratta, precisa, di un’eccezione: «Non è la prima volta che scendo in corteo con altri rappresentanti».
La partecipazione alla fiaccolata viene definita dal presidente come «una forma simbolica per sensibilizzare, come ho già detto in precedenza, soprattutto quei burocrati e ragionieri di Roma affinché non vedano il Molise soltanto come un numero, quello dei suoi 290.000 abitanti, ma capire finalmente le giuste richieste dei pazienti, dei cittadini che vogliono una buona sanità, dando quindi risposte efficienti come avviene in altre regioni italiane».
In poche frasi, Crudele riassume il senso profondo della mobilitazione: un territorio che non accetta di essere ridotto a dato statistico e rivendica il diritto a servizi sanitari all’altezza di quelli garantiti altrove, mettendo in campo non solo la protesta dei cittadini, ma anche l’autorevolezza istituzionale dei suoi medici.
La partita, lo sa bene la categoria, si gioca in particolar modo ai tavoli romani, dove da anni ormai si discute del Decreto Balduzzi che – tra le altre cose – nel rivedere l’organizzazione ospedaliera ha previsto degli standard ben precisi di sicurezza per il mantenimento di determinati reparti come i punti nascita e le emodinamiche. Questione che sul Molise – vista la consistenza dell’utenza ma anche le difficoltà logistiche con cui i nosocomi spesso devono far fronte soprattutto a causa della carenza di personale – si traduce in un potenziale rischio di chiusura di certi presidi, e si scontra inevitabilmente con le aspre caratteristiche orografiche di un territorio prettamente montuoso, con infrastrutture non proprio all’avanguardia e quindi collegamenti stradali niente affatto agevoli, in particolare durante la stagione invernale.
Una partita che si gioca da anni – finora senza che sia mai arrivata una svolta significativa in grado di dare una svolta in un senso o in un altro – nonostante il tira e molla della politica locale e nazionale su un tema che domina il dibattito sulla sanità non solo in Molise.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*