La tenda davanti al Veneziale, il convegno di ieri a Termoli e la fiaccolata di domani tra le strade del capoluogo pentro: fili che si intrecciano in un’unica narrazione, quella di un territorio che rivendica la salute come diritto e non come variabile contabile da contenere nei piani di rientro.
«La salute non è un numero, è un diritto. Dal 26 dicembre dormo in tenda anche e soprattutto per rimarcarlo e per chiedere soluzioni concrete affinché questo diritto venga garantito». Così il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, riassume il senso delle notti passate davanti all’ospedale Veneziale, trasformando un gesto personale in un messaggio politico che domani pomeriggio, alle 17, sfocerà nella fiaccolata per la sanità pubblica nel centro storico di Isernia.
Ieri il primo cittadino ha portato lo stesso messaggio a Termoli, al convegno “Il Grande Malato” promosso da Cgil e Ali Molise, con la relazione del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. «Abbiamo messo a nudo una realtà che non possiamo più ignorare – ha commentato Castrataro –. Dalla relazione dettagliata di Cartabellotta emerge che il Servizio sanitario nazionale è malato, ma curabile».
Castrataro dice di condividere «la “ricetta” della Fondazione Gimbe per un cambiamento radicale e necessario» e la sintetizza in tre direttrici. «Cosa serve davvero? Visione, risorse e riforme – spiega il primo cittadino –. Innanzitutto, la politica deve decidere che sanità vuole lasciare alle future generazioni; serve poi un rifinanziamento pubblico progressivo che metta al centro il personale sanitario; e occorre prendere coscienza del fatto che i piani di rientro e i commissariamenti hanno fallito, perciò servono riforme strutturali fondate su un nuovo “Patto” politico, sociale e professionale».
Il bersaglio è chiaro: un modello costruito per anni su tagli, commissariamenti e logiche ragionieristiche che, secondo il sindaco, ha mostrato tutti i suoi limiti e ora va ripensato alla radice, restituendo centralità al servizio pubblico e a chi ci lavora.
«I dati sui servizi sanitari delle regioni ci mostrano un Paese che si sta dividendo e il Molise non può essere lasciato solo. La politica deve avere il coraggio di mettere l’interesse generale davanti a mille interessi di parte». Nel ragionamento di Castrataro, la regione diventa l’emblema delle aree più esposte: territorio interno, popolazione in calo, ospedali sotto pressione e rischio concreto di una sanità a più velocità, dove il codice di avviamento postale pesa quasi quanto il codice d’urgenza.
In questo quadro, la tenda davanti al Veneziale non è solo il simbolo di una vertenza locale, ma il modo per tenere accesi i riflettori su uno dei fronti più fragili del Servizio sanitario nazionale, alla vigilia della definizione dei prossimi piani operativi.
«Il futuro appartiene a tutti noi. Continuerò a lottare insieme agli altri amministratori perché la sanità pubblica torni ad essere il pilastro della nostra dignità». Con queste parole il sindaco apre, di fatto, la marcia di avvicinamento alla fiaccolata di domani – domenica 18 gennaio –, che partirà da piazza Celestino V per arrivare a Largo Cappuccini.
In strada scenderanno cittadini, comitati, sindaci, Ordine dei medici e tante realtà sociali che in queste settimane hanno dato sostegno al presidio. La tenda resterà al suo posto, come punto di partenza simbolico di un percorso che, almeno nelle intenzioni, vuole andare oltre il singolo evento: trasformare una protesta nata in una notte d’inverno in una richiesta strutturata di riforma, perché – come ripete Castrataro – «la salute non è un numero, è un diritto».















