Una cosa è certa: a prescindere da cosa accadrà oggi in Consiglio comunale – in riunione alle 18 per la seduta monotematica sulla sanità -, la “tenda di Piero” resta al suo posto. È un messaggio che lo stesso Castrataro ha ribadito più volte in questi giorni e che assume un valore significativo alla vigilia dell’Assise civica in cui si discuterà la proposta di dare mandato pieno al sindaco ad attivarsi in ogni sede per la tutela del Veneziale: la mobilitazione non si congela e il presidio resta il simbolo – e la pressione – di una vertenza ancora aperta, fino a prova contraria.
Ospite della trasmissione “Ingresso libero”, il sindaco ha rimarcato il carattere collettivo, non proprietario, della battaglia: «Ognuno si deve rimboccare le maniche, nessuno si deve sentire fuori da questa questione. Destra, sinistra, centro, i movimenti, le singole persone, perché il messaggio che è arrivato domenica è che c’è tanta gente che vuole contare, che non vuole restare ai margini». Per Castrataro, sanità non significa solo reparti e numeri: «Risolvere il problema della sanità vuol dire guardare al futuro, perché noi non ci possiamo fermare sempre ai numeri, agli ospedali e alla nostra salute. Dobbiamo pensare allo sviluppo di questa regione che deve avere una visione lunga, che non si può fermare a uno, a due anni o alle prossime elezioni, ma deve guardare a quali sono le leve di sviluppo».
Poi la promessa, che vale come linea rossa: «La tenda la toglierò nel momento in cui sono sicuro che Emodinamica e Punto nascita di Isernia, come di Termoli, sono salve e che al tempo stesso ci sia certezza dell’arrivo di nuovi medici soprattutto al Pronto soccorso».
Dentro questo quadro si colloca il Consiglio comunale monotematico convocato per oggi pomeriggio: sul tavolo il mandato da dare al sindaco per rappresentare Isernia in tutte le sedi istituzionali nella difesa del Veneziale e dei servizi essenziali. Sulla carta, dopo la fiaccolata, l’esito naturale sarebbe un sì largo e trasversale. Ma le ultime settimane raccontano di una politica cittadina tutt’altro che compatta.
Da una parte c’è l’ipotesi che la minoranza voti a favore, riconoscendo che sulla sanità la bandiera debba essere una sola, quella del diritto alla cura. Dall’altra, la possibilità che prevalgano astensioni o voti contrari, nel solco delle critiche piovute sul sindaco per aver “personalizzato” la battaglia montando la tenda davanti all’ospedale. Non si può escludere neppure un terzo scenario, più carsico: quello di correnti interne e distinguo tattici, che trasformino il voto in un test di forza più che in un atto unitario.
Solo dopo la riunione di oggi si potranno sciogliere tutti i dubbi. Intanto, il consigliere di minoranza Giovancarmine Mancini, nei giorni scorsi, ha riconosciuto la portata della manifestazione: «Alla fiaccolata di ieri c’era una comunità meravigliosa che vedo camminare ogni giorno. Una comunità che non molla ma riflette e rilancia». Ma Mancini – con la franchezza che lo contraddistingue – ha puntato il dito anche contro i «vari distruttori della sanità molisana» presenti a Isernia, prima di rivolgersi al sindaco chiedendo di «scendere dal piedistallo e fare quello che gli ho chiesto più volte: ci dica quando, insieme ai nostri sindaci, dobbiamo protestare a Roma. È lì che si danno le carte».
A testimonianza di quanto sul tema si sia divisa e polarizzata l’opinione pubblica, la critica mossa da un altro consigliere di opposizione, Cesare Pietrangelo: «È strano come oggi, coloro che sono stati i responsabili del decadimento della sanità nazionale, abbiano la soluzione per risolvere il problema della sanità molisana e sfacciatamente, cercano di dimostrarlo sotto ogni forma» – aveva affermato dopo la fiaccolata attaccando duramente la sinistra. Ma non solo perché Pietrangelo, già nei giorni scorsi, aveva accusato Castrataro di «fare tutto da solo» e di aver rimosso dalla Giunta comunale Francesca Scarabeo, indicata come possibile regista di una commissione speciale proprio sull’ospedale.
Segnali, insomma, che rendono meno scontata la fotografia da scattare questo pomeriggio in Aula. Il bivio è chiaro: o il Consiglio consegna al sindaco una delega piena e condivisa, oppure mette nero su bianco le sue fratture su un tema in grado di unire tanto quanto di dividere.
Sta di fatto che, a prescindere dall’esito del voto, la tenda non sarà smontata. E questo dice molto del momento politico: la mobilitazione ha ormai tre piani che si guardano e si condizionano a vicenda. C’è il presidio permanente davanti al Veneziale. C’è la piazza delle fiaccole. E ci sarà – in un modo o nell’altro – la decisione che arriverà oggi in Aula consiliare.














