Se necessario, si mette in pausa la normalità: la tenda resta dov’è, e con lei resta aperta la vertenza sulla sanità molisana. Mentre in Consiglio comunale si è trovato l’accordo per un documento unitario, davanti al Veneziale continua a esserci qualcuno che presidia, dorme, parla con la gente e tiene accesi i riflettori su punto nascita, emodinamica e pronto soccorso.
Nei giorni di assenza di Piero Castrataro per motivi familiari, a entrare in tenda sono stati prima il consigliere Andrea Di Rollo, poi il consigliere Marco Amendola, affiancati da altri amministratori tra cui Alex Paniccia, Gemma Laurelli e Alessia Panico. Un passaggio di consegne che era già avvenuto un’altra volta – con Di Giacomo, Fava e Antenucci – e che racconta come il presidio non sia solo un gesto del sindaco, ma un impegno assunto dall’amministrazione e, di riflesso, da una parte larga della comunità.
La vicenda della tenda è arrivata anche in prima serata nazionale, con un servizio di “Propaganda Live” che su La7 ha seguito Castrataro nel suo “accampamento” davanti al Veneziale, tra stufette elettriche, coperte e disegni dei bambini appesi alle pareti. Il sindaco ha ribadito il cuore della sua battaglia: la sanità come diritto e non come riga di bilancio. Ha ricordato che il nuovo piano operativo dovrà dire una parola definitiva sul destino di punto nascita ed emodinamica e sui concorsi per nuovi medici, spiegando che non basta “sopravvivere” con le prestazioni aggiuntive, ma bisogna rendere attrattivi gli ospedali periferici per chi vince i concorsi.
In più, ha rilanciato il messaggio già affidato alla piazza: questa non è una battaglia di parte, ma di territorio, che chiama in causa maggioranza e opposizione, sindaci, parlamentari e Governo, perché «la salute non è un numero» e il Molise non può essere trattato come un’anomalia da riassorbire.
Intervistato da Diego Bianchi, ha parlato anche Fernando Crudele, presidente dell’Ordine dei medici di Isernia e medico di medicina generale. Ha spiegato con parole semplici perché la logica dei “numeri” non basta: con 290mila abitanti e una geografia fatta di montagne e tempi di percorrenza lunghi, applicare meccanicamente gli standard nazionali rischia di tradursi in una sottrazione di diritti. Crudele ha evocato la necessità di un “decreto Molise”, capace di riconoscere la specificità della regione come già avvenuto in altri contesti, e ha insistito su due fronti: rafforzare i servizi territoriali per filtrare gli accessi impropri al pronto soccorso e garantire che, per ictus e infarti, la cosiddetta “golden hour” sia rispettata, senza trasformare ogni urgenza in una corsa contro il tempo verso Campobasso.
In altre parole: se si toglie o si indebolisce la fase critica (emodinamica, stroke unit, pronto soccorso), non è solo un problema organizzativo, ma un rischio concreto per la vita delle persone.
A dare profondità alla protesta è tornata anche la voce di Lucio Pastore, ex responsabile del Pronto soccorso del Veneziale, che da anni denuncia quello che a suo dire è un disegno di «progressiva destrutturazione della sanità pubblica molisana a favore del privato convenzionato». In vari interventi ha definito la tenda del sindaco «una scintilla» capace di rompere l’immobilismo, sottolineando come per decenni appelli, manifestazioni e denunce siano rimasti senza risposta ai tavoli istituzionali. Proprio per questo, il fatto che ora a esporsi sia un sindaco rende più difficile ignorare la protesta e spinge, anche a livello nazionale, a guardare al caso Molise come a un laboratorio di ciò che può accadere in altre regioni fragili se il servizio pubblico viene lasciato scivolare.
Intanto, l’impegno assunto in Consiglio comunale in modo unitario rappresenta un passaggio importante: sancisce che, almeno sul piano formale, la città si stringe intorno alla difesa del Veneziale e dà al sindaco un mandato politico chiaro per rappresentare Isernia nei tavoli con Regione, struttura commissariale e Governo. Ma non chiude la partita.
La tenda che resta, la staffetta degli amministratori, l’attenzione mediatica nazionale e le voci di medici e professionisti del settore sono il segnale che la pressione non si allenta. La domanda che la comunità, notte dopo notte, si pone è sempre la stessa: il Molise saprà trasformare questa spinta in decisioni concrete su reparti, organici e servizi? Bisognerà attendere il nuovo Piano operativo sanitario per avere una prima – importante – risposta in tal senso. Lo sa bene il sindaco Castrataro, che ha promesso di restare in tenda almeno fino a quando non sarà approvato il nuovo documento, o fino a quando non arriveranno rinforzi al Veneziale.













