Non è la prima volta che Piero Castrataro e la struttura commissariale vadano al “muro contro muro”: era accaduto in Conferenza dei sindaci, poi ancora dopo l’ultimo Consiglio comunale, e ora in seguito all’annuncio del sindaco del rigetto della proposta di indennità aggiuntive per i medici che scelgono Isernia come sede lavorativa nei concorsi. Dichiarazioni a cui il commissario ad acta Marco Bonamico e il sub commissario Ulisse Di Giacomo hanno risposto, pubblicando la nota di riscontro inviata al primo cittadino di Isernia.
«Registro due notizie che non sono solo preoccupanti, ma mettono in luce il fallimento di un intero sistema di gestione» – aveva dichiarato Castrataro, puntando il dito contro previsioni «non attendibili, né congrue, né coerenti con Piano di attività 2026, finanziamenti regionali e direttive nazionali» – per quanto riguarda il bilancio di previsione di Asrem. Sul fronte indennità, il Comune di Isernia si era detto pronto a investire risorse proprie per rendere attrattivi i bandi, allegando il modello toscano come precedente. Ma la struttura commissariale avrebbe risposto picche – aveva detto Castrataro – «trincerandosi dietro un presunto obbligo di estensione a tutto il personale», senza riferimenti normativi chiari, secondo il sindaco. «Un paradosso logico e amministrativo – ha tuonato Castrataro –. Scriverò al Tavolo tecnico per un parere. La tenda resta, non come protesta, ma come proposta».
A stretto giro, è arrivata però la replica dura dei commissari, in una nota che smentisce «fatti e circostanze che non corrispondono al vero» – scrivono Bonamico e Di Giacomo.
I commissari dribblano l’accusa di «fallimento sistemico», rimarcando la «conoscenza lacunosa» del sindaco sulle funzioni dirigenziali e liquidando le sue preoccupazioni come un «cambio di passo» dal Pronto Soccorso isernino all’intera Asrem. «Un cambio di passo e di livello che suscita non poche perplessità in una regione in cui la sanità viene spesso usata per organizzare le campagne elettorali» – proseguono, prima di rispondere in merito alle indennità aggiuntive nei concorsi per reclutamento del personale medico.
«Ci limitiamo a rendere pubblica proprio la nostra risposta (cosa che non avremmo fatto se non fossimo stati nuovamente coinvolti), così da sollecitare i cittadini a farsi un giudizio autonomo sulle problematiche reali che affronta chi vuole e deve muoversi all’interno della normativa vigente, a differenza di chi invece improvvisa soluzioni fuori da qualsiasi contesto legislativo e di legittimità».
Nella nota ufficiale di riscontro i commissari scrivevano, in via preliminare, che «qualsiasi iniziativa finalizzata ad incentivare il personale sanitario in relazione a particolari condizioni di lavoro e di disagio, dovrebbe essere necessariamente ispirata al principio di uniformità di trattamento economico per tutto il personale che abbia la stessa qualifica e svolga le stesse mansioni, sia che si tratti di neoassunti che di personale già in servizio».
Insomma, eventuali misure incentivanti «non possono essere circoscritte ai soli medici neoassunti del Pronto soccorso dell’ospedale di Isernia, ma dovrebbero estendersi all’intero personale già in servizio nell’area dell’emergenza-urgenza di tutti gli ospedali della regione, al fine di evitare ingiustificate e illegittime disparità di trattamento».:
«La Regione Molise si trova attualmente in Piano di rientro e in regime di commissariamento da parte del Governo, in un contesto profondamente diverso rispetto ad altre realtà regionali, quali la Toscana, rendendo non possibili né replicabili modelli o soluzioni adottate altrove» – si legge nel riscontro.
«Le Leggi nazionali di Bilancio prevedono che le regioni possano destinare una quota del proprio Fondo sanitario regionale ad attività aggiuntiva per il personale che opera in particolari condizioni di disagio lavorativo» – e ancora – «eventuali incentivi economici a compensazione da parte di Enti pubblici, destinati a un solo presidio ospedaliero, non appaiono coerenti con il quadro complessivo delle criticità presenti in tutto il territorio, considerato che situazioni di carenza di personale, forse più
rilevanti, sono presenti anche presso i presidi di Campobasso e Termoli, con volumi di prestazioni effettuate anche più consistenti».
La Regione – evidenziano Bonamico e Di Giacomo – è tenuta a garantire l’erogazione uniforme dei Lea su tutto il territorio regionale, obiettivo che – a loro dire – «mal si concilia con interventi settoriali e territorialmente circoscritti».
Infine, dalla struttura commissariale evidenziano che «qualsiasi ipotesi di incentivazione del personale sanitario non può prescindere dal preventivo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali».
«In presenza in ogni caso di un’iniziativa apprezzabile e meritoria – proseguono – qualora l’amministrazione comunale di Isernia intendesse comunque destinare risorse proprie a sostegno del personale sanitario, si ritiene più appropriato che tale iniziativa venga valutata e condivisa direttamente con l’Asrem, quale ente datore di lavoro e soggetto competente in materia di organizzazione e gestione del personale. Tanto vale – concludono – anche per una eventuale raccolta fondi volontaria da parte di cittadini».



























