Oltre sessanta notti di freddo davanti all’ospedale “Veneziale”. È la protesta del sindaco Piero Castrataro, che da due mesi vive in una tenda montata nel piazzale del presidio sanitario. In un’intervista a La Repubblica firmata da Corrado Zunino, il primo cittadino spiega le ragioni di una mobilitazione tanto estrema: «Ho un forte mal di schiena e mi sento solo, ma la battaglia non è finita».
Il sindaco racconta di entrare nella tenda ogni sera alle nove e mezza: «Mi addormento presto e mi risveglio alle cinque e mezza». Un gesto che nasce da un’urgenza civile, visti i tanti anni di commissariamento della sanità regionale. Per questo, evidenzia Castrataro, ha trovato un’inaspettata solidarietà popolare: «La gente ha risposto. Mi lasciano il thermos con il cappuccino, ho sempre il caffè pagato. I bambini mi portano i loro disegni». Intorno alla tenda passa ogni giorno una piccola folla: cittadini, sanitari, rappresentanti della comunità. «Credo di aver toccato un sentimento profondo, il bisogno di dire basta».
Nonostante questo, Castrataro ammette di avvertire ancora una certa distanza. Alla domanda se abbia ricevuto o meno una telefonata da Roma, dal Ministro della Sanità o esponenti di maggioranza, risponde in maniera lapidaria: «Zero». E aggiunge: «Il presidente della Regione, Francesco Roberti, mi ha telefonato solo il primo giorno, poi il silenzio».
Sabato, invece, sarebbe previsto un incontro con la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, a Milano. Il racconto del sindaco, poi, fotografa in particolare la situazione che vive il Pronto soccorso e in generale il nosocomio a causa della cronica carenza di personale. «In Pronto soccorso servono tredici medici, ce ne sono quattro. Se nello stesso momento hai un infartuato e un incidente stradale, fatichi a gestirli».
Le conseguenze di questa emergenza sono drammatiche, come nel caso di un paziente colpito da infarto, racconta: «Non può essere trattato al Veneziale, perché non c’è l’angiografo. Lo portano d’urgenza a Campobasso, quaranta minuti lontano. Ha altri due arresti cardiaci in ambulanza».
Castrataro denuncia anche il paradosso finanziario di un commissariamento senza fine: «In 17 anni il debito è sempre aumentato, a fine 2024 era di 166 milioni. Tagli ai servizi e più debito, un gorgo senza uscita. Chi ci guadagna? La sanità privata convenzionata». E ancora, una stoccata al sub commissario Ulisse Di Giacomo: «Era assessore alla Sanità quando partì il primo commissariamento».
Per molti, quella tenda nel piazzale è ormai un simbolo. Lo è anche per alcuni medici del Veneziale stesso. Come il primario della Cardiologia, dott. Carlo Olivieri: «Due mesi in una tenda per il diritto alla salute. Può una comunità restare indifferente a un gesto che, se non alimentato dai mass media, rientra nella normalità? In una società in cui ci si abitua a ogni tipo di sopruso, dove il clamore di un evento è effimero e tutto ciò che succede sembra non coinvolgerci. Entrare in ospedale passando davanti a una tenda, simbolo di una denuncia di inefficienza, rientra nella normalità, la si guarda chiedendosi se chi la occupa continua ad esserci e non perché è ancora lì. Quella tenda grida vendetta, per una comunità inascoltata che ha mostrato un fugace sussulto di orgoglio ma che è successivamente ricaduta nell’indifferenza» – tuona il medico.
Intanto – come è noto – nei giorni scorsi Regione e Asrem hanno annunciato un importante potenziamento del Veneziale con nuove tecnologie – risonanza magnetica, telecomandato radiologico, Cal per nefropatici – e l’angiografo operativo entro fine marzo, più 126 assunzioni dal 2024.
Ma Castrataro, contattato sul tema, resta cauto: «Siamo ben felici del fatto che possano arrivare nuove strumentazioni, è certamente una nota positiva – dichiara – ma resta il fatto che l’angiografo ancora non c’è. Doveva esserci mesi fa e a quanto pare non ci sarà prima di fine marzo. A Isernia, rispetto ad altrove, ci vorrà più tempo e questo avrà delle ripercussioni. Anche considerando che la struttura commissariale, in fase di presentazione del nuovo Pos, chieda una deroga di un anno sulle Emodinamiche, poi c’è da immaginare che a Roma si farà una valutazione sui numeri. E allora la domanda è lecita: che numeri verranno fuori da Isernia se non funziona l’angiografo? Non vorremmo che si tirassero delle somme su numeri falsati, non per mancanza di qualità del servizio, ma perché per diversi mesi a Isernia non ha funzionato l’angiografo».
Contestualmente il sindaco dice che, visto che bisogna individuare il nuovo primario della Cardiologia dal mese di giugno, ci si aspetta anche che si riesca a coprire il servizio h24 per tutto l’anno. Altro aspetto riguarda gli specializzandi: «In questo momento sono su Termoli e Campobasso, a Isernia no. Ma qui ci sono eccellenze che potrebbero formare gli specializzandi e garantirne la permanenza futura sul territorio». Ok quindi le strumentazioni, ma per Castrataro il nodo cronico resta quello della carenza di personale.

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