La tenda montata da oltre due mesi davanti all’ospedale Veneziale è ormai più di un semplice simbolo di protesta: è un presidio di comunità attorno alla figura del sindaco Piero Castrataro, che ogni notte continua a dormire sotto il telone in nome della sanità pubblica. Quel presidio, iniziato il 26 dicembre, ha acceso i riflettori su emodinamica, punto nascita, pronto soccorso, ma anche sulla riconversione dell’ospedale Caracciolo di Agnone e, in generale, sul futuro del sistema sanitario molisano.
In questi settimane, vicino alla tenda si è via via radunata una rete di sostegno spontaneo. Adesso, dall’Alto Molise, è nato un comitato di cittadini che vuole proteggere il presidio nelle ore notturne, con l’obiettivo di sorvegliare la tenda e garantire a Castrataro un riposo più sereno, senza dover sempre fare i conti con freddo, maltempo e esposizione continua. Una iniziativa che quindi non sarebbe solo un’operazione di supporto logistico, ma un segnale chiaro: la tenda di Isernia non è più solo un gesto personale, ma un punto di riferimento collettivo per tutti coloro che temono la riduzione dei servizi essenziali.
Il gruppo, formato da residenti dei comuni limitrofi e da semplici cittadini, propone anche un passo ulteriore: che altri sindaci possano dare il cambio a Castrataro nella tenda, in modo da dargli “respiro” e ribadire che la battaglia per la sanità pubblica non è solo responsabilità di un amministratore, ma di un intero territorio. La richiesta, anche se in parte simbolica, vuole sottolineare come il diritto alla cura, in un’area interna come il Molise, non possa essere lasciato a un singolo gesto di coraggio, ma richieda una mobilitazione condivisa.
Con emodinamica e punto nascita del Veneziale a forte rischio di soppressione, e con l’ospedale Caracciolo destinato a diventare “ospedale di comunità”, alcuni cittadini dell’Alto Molise affidano alla tenda il loro ultimo argine di speranza: che i presidi sanitari della provincia possano mantenersi in vita, garantendo un livello minimo di salute per tutti, senza dover percorrere chilometri per curarsi. Così la tenda di Castrataro si trasforma da scelta individuale in luogo fisico di resistenza civile, dove la presenza quotidiana di cittadini segna un confine netto tra chi subisce i tagli e chi cerca di fermarli.

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