È stato ufficialmente istituito lo scorso 8 gennaio 2026 il Comitato per il NO al referendum sulla giustizia – articolazione territoriale del Molise – con l’obiettivo di promuovere, su scala regionale e in raccordo con il Comitato nazionale, le ragioni del NO al referendum costituzionale e di informare in modo puntuale e consapevole i cittadini sui contenuti e sulle conseguenze della riforma. Il Comitato è nato da un primo gruppo di coordinamento composto da magistrati, avvocati, docenti universitari, studiosi ed esponenti del mondo culturale e civile, con una scelta iniziale chiara: avviare il percorso partendo da competenze tecniche e scientifiche, per poi aprirsi all’adesione di cittadini, associazioni e realtà sociali interessate a difendere i principi costituzionali e a favorire un dibattito pubblico informato, pluralista e non ideologico. L’esordio pubblico dell’articolazione molisana si è tenuto sabato 17 gennaio 2026, alle ore 17, presso la Sala “Il Melograno” di Larino, in un incontro partecipato e caratterizzato da un confronto serrato ma civile sui nodi centrali della riforma della giustizia sottoposta a referendum. Vincenzo Musacchio, esperto di antimafia, che ha inquadrato il senso politico e costituzionale della battaglia referendaria. Musacchio ha chiarito che quella che si è aperta non è una battaglia ideologica ma un confronto necessario, destinato a essere duro ma che deve restare sul terreno del rispetto delle opinioni. La posizione del Comitato, ha spiegato, nasce dalla convinzione che la riforma andasse costruita in modo radicalmente diverso: meglio articolata, discussa in Parlamento anche con le minoranze e concertata con tutte le componenti coinvolte. Pur dichiarandosi storicamente favorevole alla separazione delle carriere, Musacchio ha sottolineato come essa non possa essere realizzata in modo frammentario e disorganico, né può essere estrapolata da una riforma complessiva del sistema penale e processuale. Una riforma, ha ribadito, non può essere “a macchia di leopardo”, ma deve essere coerente e condivisa. Tra gli artefici del Comitato per il NO in Molise è intervenuto anche il dottor Giovanni Fiorilli, magistrato e presidente dell’ANM Molise, che ha ricostruito le ragioni e il percorso che hanno portato alla costituzione del Comitato regionale. Fiorilli ha spiegato che la nuova giunta ANM Molise, insediatasi il 15 dicembre, ha scelto sin da subito di attivarsi sul fronte referendario, dando vita a un coordinamento iniziale composto da soggetti esterni alla magistratura, proprio per sottolineare la natura civile e non corporativa dell’iniziativa. Il Comitato, ha evidenziato, è aperto a tutte le componenti della società civile e punta a spiegare in modo chiaro e accessibile le ragioni del NO. Nel merito della riforma, Fiorilli ha illustrato una critica netta e complessiva: secondo l’ANM la riforma è da bocciare nella sua interezza. La separazione delle carriere, ha ricordato, è di fatto già presente dopo la riforma Cartabia, mentre la riforma costituzionale in discussione rischia di sottoporre il pubblico ministero all’esecutivo, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Particolarmente critico il giudizio sullo sdoppiamento del CSM, con il meccanismo del sorteggio puro per i magistrati e del sorteggio “guidato” per i membri laici scelti dal Parlamento, una soluzione che – secondo Fiorilli – depotenzierebbe e svilirebbe il ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, incidendo direttamente sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura. Forte anche la critica all’istituzione dell’Alta Corte, che priverebbe i magistrati del grado di legittimità: una scelta definita paradossale, dal momento che in Italia anche il peggior criminale può ricorrere in Cassazione, mentre il magistrato sottoposto a procedimento disciplinare no. Alla discussione ha contribuito in modo significativo anche l’avvocato Claudio Neri, cassazionista, che ha portato il punto di vista della componente forense. Neri ha spiegato di essersi schierato per il NO prima ancora come cittadino che come avvocato, ritenendo la riforma un’operazione di potere finalizzata a indebolire e dividere la magistratura. Secondo Neri, il potere politico percepisce la magistratura come un soggetto che travalica le proprie funzioni e la attacca quotidianamente, ma la riforma non affronta in alcun modo i veri problemi della giustizia. Le criticità reali, ha ricordato, sono la carenza di magistrati e di personale amministrativo, la durata eccessiva dei processi, la stratificazione normativa e il continuo susseguirsi di leggi contraddittorie. Nessuno di questi nodi strutturali, ha sottolineato, viene affrontato dalla riforma sottoposta a referendum. Sul versante accademico è intervenuto il professor Giovanni Carmellino, docente universitario di diritto processuale civile all’Università del Molise, che ha espresso una forte contrarietà al metodo e al merito della riforma. Carmellino ha definito il potere giudiziario come uno degli ultimi avamposti della democrazia, soprattutto in una fase storica segnata da forti tensioni istituzionali. A suo avviso, l’intervento proposto non migliorerà l’efficienza né del processo penale né di quello civile. Al contrario, la destrutturazione dell’idea di giurisdizione unitaria rischia di produrre effetti negativi anche sul processo civile, in cui giudici e pubblici ministeri svolgono ruoli fondamentali. Carmellino ha chiarito che, anche solo il rischio teorico di un’incisione sull’indipendenza della magistratura, rappresenta un pericolo inaccettabile: di fronte a un simile scenario, ha affermato, è preferibile scegliere il NO. In qualità di padrone di casa e rappresentante dell’associazione “La Fonte” è intervenuta Tina De Michele, che ha ribadito l’adesione convinta dell’associazione al Comitato per il NO. De Michele ha sottolineato come la riforma, presentata come un intervento sul sistema giustizia, finisca in realtà per danneggiare direttamente i cittadini, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato su cui si fonda la Costituzione. Secondo La Fonte, la riforma nasce più dal sospetto verso la magistratura che da uno studio serio e approfondito dei problemi reali, e questo approccio rappresenta un rischio per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Nel corso dell’incontro è stato più volte richiamato il contesto politico e culturale in cui la riforma è maturata, con riferimenti alla lunga stagione di polemiche sulla separazione delle carriere e ai precedenti storici e comparati. È stato ribadito come il processo penale sia finalizzato all’accertamento della verità e come l’obbligatorietà dell’azione penale rappresenti un cardine costituzionale che non può essere messo in discussione senza conseguenze profonde. A concludere i lavori è stato nuovamente Giovanni Fiorilli, che ha ribadito il senso dell’impegno del Comitato molisano: informare, spiegare, favorire la partecipazione. Il referendum del 22 e 23 marzo, ha ricordato, chiama i cittadini a una scelta consapevole e responsabile. Votare NO significa, secondo il Comitato, respingere integralmente una riforma che non migliora la giustizia e che rischia di compromettere l’attuale assetto costituzionale. Votare, in ogni caso, è stato l’appello finale: partecipare al referendum è un atto di democrazia che nessun cittadino dovrebbe disertare. Dopo l’incontro di Larino, il Comitato per il NO al referendum sulla giustizia in Molise ha annunciato l’avvio di una serie di iniziative pubbliche in diverse località della regione, che saranno progressivamente comunicate, con l’obiettivo di portare il confronto nei luoghi di aggregazione e di rendere il dibattito accessibile a tutta la cittadinanza.















