Il cantiere è partito, ma attorno al progetto della centrale a biometano continuano ad addensarsi dubbi, contestazioni e interrogativi. La vicenda dell’impianto che dovrebbe sorgere nel territorio comunale di Riccia resta infatti al centro di una battaglia che, da mesi, vede contrapposti il Comitato civico “Riccia Borgo Pulito” e i promotori dell’opera.
Lunedì 9 marzo la società Agrimetano Sud ha comunicato formalmente l’avvio dei lavori e ha iniziato l’allestimento del cantiere. Una decisione che ha riacceso le proteste del comitato civico, che da tempo contesta la legittimità dell’intervento e che ha presentato diffide ed esposti alla Procura della Repubblica di Campobasso.
Il comitato è assistito dagli avvocati Margherita Zezza e Massimiliano Di Grezia, che nei vari atti depositati sostengono come l’impianto sarebbe stato autorizzato in violazione delle norme urbanistiche, attraverso una procedura che – a loro avviso – non avrebbe potuto derogare al Piano regolatore generale. Secondo i legali, inoltre, il progetto presenterebbe anche criticità sotto il profilo ambientale.
Negli ultimi giorni l’attenzione dei cittadini e dei legali si è concentrata in particolare su due aspetti. Il primo riguarda la possibile violazione del regolamento forestale della Regione Campania, competente sul bosco situato al confine con l’area dove dovrebbe sorgere l’impianto. La normativa prevede infatti che manufatti caratterizzati da un elevato rischio di esplosione debbano rispettare una distanza minima di 100 metri dalle aree boschive.
Il secondo punto riguarda la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca). Secondo il comitato, quella rilasciata dalla Regione Campania non sarebbe più valida perché la società proponente avrebbe modificato in maniera significativa il progetto iniziale, cambiando il piano di approvvigionamento delle biomasse.
La vicenda ha alimentato un acceso confronto anche sul piano politico e amministrativo. Nel mese scorso si sono svolte due assemblee pubbliche molto partecipate, durante le quali è emersa una distanza evidente tra il comitato civico e l’amministrazione comunale. I cittadini contestano in particolare il fatto che il Comune, fino a oggi, non avrebbe adottato atti concreti per impedire la realizzazione dell’impianto.
Il comitato sostiene che la centrale comporterebbe rischi ambientali e sanitari, senza produrre benefici significativi per il territorio. In un volantino distribuito nei giorni scorsi viene evidenziato come, a fronte di circa 130 milioni di euro di ricavi previsti in quindici anni per la società proponente, ai fornitori locali delle biomasse resterebbero cifre ritenute marginali.
Alle preoccupazioni dei cittadini si sono aggiunte anche quelle di alcuni medici di base di Riccia, intervenuti durante una delle assemblee pubbliche. Secondo quanto riferito dal comitato, i medici avrebbero richiamato l’attenzione sui possibili effetti sulla salute legati agli impianti di questo tipo, citando studi che collegano l’esposizione agli inquinanti a un aumento di patologie neurologiche e respiratorie.
Ma il momento che ha riacceso ulteriormente la polemica è arrivato martedì sera, durante il Consiglio comunale. Nel corso della seduta il presidente del Consiglio, l’ingegner Michele D’Elia, ha ammesso che i lavori sono stati avviati ma che «mancano ancora sei o sette pareri» necessari al completamento dell’iter autorizzativo.
D’Elia ha inoltre spiegato che non sarebbe chiaro se il progetto disponga ancora di una Valutazione di incidenza ambientale valida, motivo per cui sarebbe stato richiesto un ulteriore parere alla Regione Campania.
Le dichiarazioni sono state registrate e il video della seduta è stato pubblicato su YouTube. Un estratto diffuso dal comitato civico sta circolando in queste ore sui social, alimentando ulteriormente il dibattito. Gli stessi cittadini hanno annunciato l’intenzione di trasmettere alla Procura anche quanto emerso durante il Consiglio comunale.
La questione è diventata nel frattempo uno dei temi più discussi nel centro fortorino, anche per il peso politico che il territorio ha nel panorama regionale. Riccia è infatti il paese d’origine e di residenza della consigliera regionale del Partito democratico Micaela Fanelli. Proprio su questo punto, a margine della mobilitazione, dal comitato civico si leva una domanda che rimbalza sempre più spesso tra i cittadini: perché una figura politica da sempre molto attenta alla difesa del territorio e del bene comune, su questa vicenda non abbia ancora preso posizione pubblicamente.
Intanto il cantiere è partito e la partita si sposta sempre più sul terreno delle verifiche amministrative e giudiziarie. Da una parte la società proponente che procede con l’allestimento dell’impianto, dall’altra i cittadini che promettono di non arretrare di un passo nella battaglia per fermare la centrale. A decidere saranno ora le verifiche tecniche e, eventualmente, le valutazioni della magistratura.
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