Due ferite da arma da taglio accertate, una sola delle quali mortale, e un quadro medico-legale che, secondo le prime valutazioni, continua a orientarsi verso l’ipotesi del suicidio. Ma la verità definitiva resta sospesa, affidata agli esami di laboratorio e a un’indagine che, a cinque mesi dalla morte, continua a muoversi su un terreno fragile, segnato da dolore, sospetti e contrapposizioni insanabili. È quanto emerge dall’autopsia eseguita ieri mattina sulla salma di Andrea Costantini, il 38enne trovato senza vita il 15 settembre scorso all’interno della cella frigorifera del supermercato Eurospin di via Corsica, a Termoli. La giornata si è aperta alle 7 in punto, con la riesumazione della salma dal cimitero di Penne. Un momento carico di tensione emotiva, vissuto in silenzio dai genitori di Andrea, Gennaro e Lidia Costantini, che hanno seguito il carro funebre fino al cimitero di Pescara Colli, dove è stato eseguito l’esame autoptico. Scene strazianti, accompagnate dalle lacrime e da una compostezza dolorosa, che restituiscono tutta la drammaticità di una vicenda umana prima ancora che giudiziaria. Nella camera mortuaria erano presenti i rappresentanti legali di entrambe le parti, a testimonianza di una frattura profonda che attraversa l’intera storia: da un lato l’avvocata Paola Cecchi, legale della compagna di Andrea; dall’altro l’avvocato Piero Lorusso, che assiste i genitori, affiancato dal consulente di parte Paolo Arbarello, figura di primo piano nel panorama della medicina legale italiana. L’autopsia è stata affidata al professor Cristian D’Ovidio, docente dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti, incaricato dalla Procura. Dal punto di vista tecnico, l’esame ha confermato la presenza di due ferite da arma da taglio. Una è risultata superficiale, con penetrazione limitata alla cute; l’altra, invece, è stata individuata come la ferita mortale. Un elemento che, secondo i consulenti della Procura, rafforzerebbe l’impianto investigativo iniziale. Tuttavia, il quadro resta complesso. Il corpo di Andrea Costantini si trovava in avanzato stato di decomposizione, considerato il tempo trascorso dal decesso, circostanza che ha inevitabilmente condizionato la possibilità di accertare con precisione altri elementi, in particolare i segni riscontrati nella zona del collo, da tempo al centro delle contestazioni avanzate dalla famiglia. «Nonostante la difficoltà del caso – ha spiegato il professor D’Ovidio – è stato possibile effettuare l’esame autoptico con il massimo dell’attenzione e secondo le linee guida. Ho eseguito tutti i prelievi necessari. Una parte significativa dell’accertamento è stata completata positivamente, ma ora è indispensabile attendere gli esami istologici e tossicologici per fornire risposte complete al giudice». Il medico legale non si è sbilanciato sulle ipotesi investigative, ribadendo la necessità di completare l’intero iter scientifico. Il termine per il deposito del referto definitivo è fissato in 90 giorni. Più esplicita la posizione del consulente della Procura, Luigi Cipolloni, che ha confermato come, allo stato attuale, non vi siano elementi tali da modificare l’impostazione originaria dell’indagine. «Bisogna attendere tutti gli accertamenti istologici – ha dichiarato – ma l’ipotesi iniziale resta valida. Parliamo di suicidio. In ogni caso, la Procura non lascerà nulla al caso». Una dichiarazione che, se da un lato rafforza la pista investigativa principale, dall’altro riaccende lo scontro con i familiari di Andrea, che da mesi respingono con forza questa ricostruzione. «Mio figlio non si è suicidato. Punto». Le parole di Lidia Costantini sono secche, definitive, prive di qualsiasi incertezza. «Me lo dovranno spiegare che cosa è successo a mio figlio».
La donna racconta di un Andrea profondamente cambiato negli ultimi mesi di vita. «Era molto triste, spento. Aveva gli occhi morti. Non era più lui. Era un ragazzo pieno di vita, solare. Negli ultimi periodi era successo qualcosa di grave, qualcosa che lo ha distrutto dentro». Un racconto che si intreccia con gli ultimi contatti tra madre e figlio. «Lo sentivo spesso. L’ultimo messaggio che mi ha mandato era semplice: “Mamma, sei andata a scuola?”. Poi più nulla. L’ho chiamato alle sei di sera e non mi ha risposto». Parole che alimentano il convincimento dei genitori che dietro quella morte ci sia molto di più. Un’idea condivisa dall’avvocato Piero Lorusso, che ribadisce la posizione della famiglia: «Andrea aveva un figlio, era profondamente legato a lui, non ha mai manifestato alcuna volontà suicidaria. Siamo soddisfatti della professionalità con cui è stato svolto l’esame autoptico, ma continuiamo a ritenere l’ipotesi suicidaria priva di fondamento». Secondo la difesa dei genitori, Andrea stava attraversando una fase di profonda inquietudine personale. «Era in cura presso una psicologa – ha spiegato Lorusso – che ha certificato l’esistenza di gravi conflitti endofamiliari con la compagna. Questo è un dato oggettivo». Un elemento che, secondo i genitori, non giustifica il suicidio ma anzi rafforza la necessità di indagare su tutto ciò che circondava la vita di Andrea negli ultimi tempi. A rendere ancora più dolorosa la vicenda è il conflitto apertosi dopo la morte tra le due famiglie, che oggi si riflette anche nella mancata frequentazione del figlio minore con i nonni paterni. «Spero che si possa trovare un punto di convergenza – ha aggiunto Lorusso – soprattutto nell’interesse del bambino». Di segno diverso, ma non conflittuale nei toni, la posizione della compagna di Andrea, rappresentata dall’avvocata Paola Cecchi. «C’è un interesse comune – ha sottolineato – ed è quello di capire cosa sia realmente successo. Anche la mia assistita vuole la verità». Cecchi ha ribadito la fiducia nel lavoro degli inquirenti e dei tecnici: «Solo i rilievi scientifici possono darci risposte certe». Sulla questione delle telecamere di sorveglianza installate all’esterno dell’abitazione, spesso citate come elemento oscuro della vicenda, la legale è stata netta: «La telecamera esiste, è funzionante ed è collegata allo smartphone del signor Costantini. L’applicazione non è stata rimossa. Gli inquirenti, quando lo riterranno opportuno, potranno acquisire tutto ciò che è ancora disponibile». Quanto al terreno acquistato dalla coppia, tema che ha alimentato sospetti e ricostruzioni contrastanti, Cecchi ha chiarito: «Quando la mia assistita parlava di pagamento “in contanti” usava impropriamente quel termine. Intendeva semplicemente dire che non era stato acceso alcun mutuo. È evidente che un acquisto notarile con denaro contante è altamente improbabile. Su questo punto si è costruita una narrazione priva di fondamento». A distanza di quattro mesi dalla morte, la storia di Andrea Costantini resta un mosaico incompleto. Un uomo che dodici anni fa aveva lasciato Penne per costruirsi una nuova vita a Termoli, una famiglia, una quotidianità fatta di lavoro e affetti. Un giorno qualunque, un normale turno di lavoro, diventato improvvisamente l’ultimo. Le prossime settimane saranno decisive. Gli esami istologici e tossicologici potrebbero confermare l’impianto investigativo oppure aprire nuovi scenari. Nel frattempo, restano il dolore di una madre, la determinazione di un padre, la frattura tra due famiglie e un’unica richiesta che le attraversa tutte: sapere la verità. Per Andrea. E per chi, oggi, continua a cercarla.

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