Si entra nella settimana, da domani, che culmina col vertice automotive al Mimit. A caricare contro la vertenza Stellantis, citando anche Termoli, è la Fiom-Cgil. Il giorno 30 gennaio, in occasione della convocazione del tavolo sull’automotive alle ore 10 presso il MIMIT, saranno presenti in presidio sotto il Ministero delegazioni provenienti da varie parti d’Italia di lavoratori appartenenti ad aziende del settore dell’auto.
L’iniziativa è volta a denunciare la grave crisi di un settore fondamentale per il nostro Paese e a sollecitare risposte concrete da parte del Governo, dell’Unione Europea e dal sistema delle imprese.
«Mentre in Italia l’indotto dell’auto, legato prevalentemente a Stellantis, soffre una crisi profondissima, con centinaia di aziende che sopravvivono solo grazie ad un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, Stellantis, della quale Exor è il principale azionista, organizza per il 2 febbraio a Torino un incontro con i fornitori operanti nel settore dell’auto. L’obiettivo dell’iniziativa chiamata “Stellantis Algeria meets Turin companies”, è quella di spingere le aziende della componentistica ad investire in Algeria per creare un vero e proprio indotto intorno allo stabilimento di Tafaroui, dove Stellantis, a fronte di investimenti consistenti e l’assegnazione di sei nuovi modelli punta a produrre, a partire dal 2026, 90.000 vetture all’anno.
Come Fiom-Cgil abbiamo più volte denunciato, e questa iniziativa è un’ulteriore conferma, che Stellantis ha scelto di fare i veri investimenti, quelli che garantiscono volumi e livelli occupazionali, fuori dal nostro Paese. Va ricordato che oltre agli investimenti in nord Africa sono stati annunciati oltre 13 miliardi di investimenti negli USA che determineranno migliaia di posti di lavoro anche nell’indotto.
Al netto dei molti annunci e qualche importante novità come il lancio della 500 ibrida a Mirafiori e la nuova Compass a Melfi, comunque non sufficienti a saturare e a dare prospettiva ai due stabilimenti, per l’Italia manca un vero e proprio piano industriale che possa garantire la piena attività e l’occupazione dei nostri stabilimenti. Cassino, Termoli e Pomigliano attendono urgentemente risposte. Ora che l’Ue sta modificando il percorso di transizione verso l’elettrico (commettendo probabilmente un grave errore di strategia e politica industriale), Stellantis non ha più alibi. È necessario che il nuovo piano industriale anticipi i lanci già annunciati a dicembre 2024 e li integri con ulteriori investimenti a partire dalla ricerca e sviluppo e dalla gigafactory a Termoli.
Al Governo chiediamo intanto trasparenza. Non si può affermare che con Stellantis tutto stia andando bene. La produzione precipita e la componentistica è in una condizione ancora più critica. Il Governo deve prendere posizione rispetto alla volontà della multinazionale di investire esclusivamente fuori dall’Europa. Deve affrontare complessivamente la crisi della componentistica: la convocazione di più tavoli sulle singole crisi delle aziende non danno la dimensione del problema generale e non realizzano alcuna strategia complessiva per questo settore.
Il 30 gennaio è previsto presso il Mimit il tavolo sull’automotive dove ribadiremo la necessità, data la drammaticità della situazione, di spostare la discussione a Palazzo Chigi presso la Presidenza del Consiglio. Le lavoratrici e lavoratori con il loro lavoro e i sacrifici economici hanno tenuto in piedi in questi anni un settore strategico per il nostro Paese. Stellantis e Governo devono cominciare a dare risposte e proporre soluzioni». Lo dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.














