Il legale della famiglia Costantini, Piero Lorusso, rinnova la richiesta di sequestro del telefonino di Andrea Costantini, già avanzata prima dell’incidente probatorio di due settimane fa. Restano passaggi che non tornano nella ricostruzione delle ultime ore di vita di Costantini, e a segnalarli è l’analisi dei tabulati telefonici relativi al periodo compreso tra l’8 e il 21 settembre. Proprio da quei dati emergerebbe l’assenza di alcune chiamate che, invece, erano state dichiarate durante gli interrogatori. Mancano due telefonate considerate decisive: quelle che la compagna e la madre dell’uomo avrebbero effettuato nel tardo pomeriggio del giorno del ritrovamento, intorno alle 18. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché la morte del 38enne sarebbe avvenuta in una finestra temporale ristretta, tra le 17 e le 20.30, come ricostruito grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza.
I tabulati, pur con le loro lacune, hanno comunque permesso agli inquirenti di tracciare gli spostamenti di Costantini e della compagna nelle ore immediatamente precedenti e successive al decesso.
Ma è proprio in questo incrocio tra dati tecnici e testimonianze che si aprono le crepe evidenziate dall’avvocato Lorusso. Oltre alle chiamate mancanti, infatti, resta senza spiegazione la scomparsa dei filmati delle telecamere installate presso l’abitazione della vittima: le registrazioni risultano inspiegabilmente assenti a partire dal 18 settembre, proprio nei giorni cruciali per definire movimenti, presenze e possibili responsabilità.
Un vuoto che pesa, perché priva l’indagine di uno dei pochi elementi oggettivi capaci di confermare o smentire le versioni fornite. E che, insieme alle incongruenze telefoniche, alimenta interrogativi ancora irrisolti su ciò che accadde davvero nelle ore che precedettero la morte di Costantini.
Proseguono le indagini sulla morte di Andrea Costantini, il 38enne originario di Penne rinvenuto privo di vita il 15 settembre scorso all’interno della cella frigorifera del supermercato di via Corsica, a Termoli, dove lavorava. Un caso che, a distanza di mesi, continua a presentare zone d’ombra e interrogativi ancora aperti, mentre si attendono gli esiti degli accertamenti medico-legali effettuati il 14 gennaio a Pescara, nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal gip del Tribunale di Larino. La riapertura del fascicolo – arrivata dopo la revoca della richiesta di archiviazione – è frutto delle istanze presentate dall’avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori di Costantini, che da tempo sollecita la Procura a fare piena luce su una vicenda che, secondo la difesa, non può essere ricondotta a una lettura univoca e semplificata. Le ipotesi di reato, allo stato, restano quelle di omicidio volontario e istigazione al suicidio. Le operazioni peritali, coordinate dal professor Cristian D’Ovidio, hanno previsto l’esumazione della salma dal cimitero di Penne, in contrada Rocca Finadamo, e il trasferimento al cimitero di Pescara Colli, dove sono stati eseguiti l’esame autoptico, gli accertamenti tossicologici e quelli di genetica forense e DNA. Tutte le attività sono state videoregistrate dalla polizia giudiziaria, a garanzia della massima trasparenza. Secondo quanto riferito dal legale della famiglia, si tratta di esami fondamentali, soprattutto considerando il tempo trascorso dal decesso e i fenomeni decompositivi, che potrebbero rendere più complessa l’individuazione delle cause reali della morte, di eventuali lesioni di difesa o di segni compatibili con strangolamento. Parallelamente al fronte medico-legale, nelle ultime settimane si è aperto un nuovo e delicato capitolo investigativo. L’avvocato Lorusso ha infatti avanzato formale richiesta di sequestro dei telefoni cellulari appartenenti ad Andrea Costantini e alla sua compagna, al fine di consentire una perizia tecnica approfondita. La richiesta nasce dall’analisi dei tabulati telefonici, relativi al periodo compreso tra l’8 e il 21 settembre, dai quali emergerebbero incongruenze rilevanti. In particolare, non risulterebbero alcune chiamate che sarebbero state dichiarate nel corso degli interrogatori: tra queste, due telefonate effettuate il giorno del ritrovamento, intorno alle 18, una dalla compagna e una dalla madre di Costantini. Comunicazioni ritenute di particolare importanza, anche perché la morte del 38enne sarebbe avvenuta in una fascia oraria compresa tra le 17 e le 20.30, come ricostruito attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza del supermercato. Gli stessi tabulati avrebbero consentito agli inquirenti di tracciare gli spostamenti sia della vittima sia della compagna nelle ore precedenti e successive al decesso, ma – secondo la difesa – restano vuoti temporali e informativi che rendono indispensabile l’accesso diretto ai dispositivi. Un altro punto cruciale riguarda la scomparsa dei filmati delle telecamere installate presso l’abitazione di Costantini. Secondo quanto riferito dall’avvocato Lorusso, tali immagini risulterebbero inspiegabilmente mancanti a partire dal 18 settembre, pochi giorni dopo la morte dell’uomo. Un’assenza che solleva interrogativi pesanti: chi ha rimosso le telecamere, quando, con quali modalità e soprattutto per quale motivo? Va inoltre ricordato che si trattava di dispositivi collegati a un’applicazione che consentiva di scaricare i filmati direttamente sul telefono cellulare di Andrea. Da qui l’ulteriore richiesta di sequestro dello smartphone, che – secondo la difesa – sarebbe stato consegnato dagli agenti intervenuti alla compagna, risultando tuttora in suo possesso. Nel mosaico investigativo rientra anche la vicenda del terreno acquistato da Costantini poche settimane prima della morte: un appezzamento di circa 7.000 metri quadrati, situato tra Termoli e San Giacomo degli Schiavoni, comprato per 15 mila euro dopo la risposta a un annuncio sui social. L’atto di compravendita è stato formalizzato a giugno 2025 davanti a un notaio della provincia di Chieti. Su questo punto emerge una discrepanza significativa: il venditore sostiene di aver ricevuto il pagamento tramite assegno postale, mentre la compagna dell’uomo, Angela Dileva, ha riferito che la somma sarebbe stata versata in contanti. Una contraddizione che gli inquirenti intendono approfondire, anche alla luce delle indiscrezioni su tensioni sorte all’interno della coppia proprio in relazione all’acquisto del terreno. Tensioni sempre ridimensionate dal legale della donna, l’avvocato Paolo Cecchi, che ha parlato di semplici divergenze, escludendo una crisi. Resta tuttavia il fatto che, poco dopo l’acquisto, Costantini avrebbe tentato di rimettere in vendita il terreno, chiedendo 20 mila euro, e che il suo comportamento, secondo quanto riferito, sarebbe cambiato: da sereno a silenzioso e preoccupato. Alla luce di tutti questi elementi, l’avvocato Lorusso ha ribadito la necessità di procedere su un doppio binario investigativo: da un lato attendere le conclusioni dell’autopsia, dall’altro avviare quanto prima gli accertamenti forensi sui dispositivi elettronici e l’acquisizione completa di tutti i filmati del supermercato, non solo quelli relativi all’area macelleria, ma all’intero arco temporale del 15 settembre. Un lavoro complesso, ma ritenuto indispensabile per ricostruire con precisione le ultime ore di vita di Andrea Costantini e per chiarire se dietro una morte ancora avvolta dal mistero si nascondano responsabilità penali.


























