Metà personale della nuova Casearia del Giudice è stato licenziato. La cessione del ramo d’azienda al nuovo gruppo campano non risolve i problemi occupazionali, anzi.
Si allarga il perimetro della crisi interna, avviata con la procedura di licenziamento collettivo aperta il 3 dicembre 2025: altri dodici lavoratori dichiarati eccedenti, che portano a ventisette il totale dei dipendenti coinvolti su un organico complessivo di cinquantatré unità. Una cifra che, letta dentro la storia produttiva dello stabilimento di via Giulio Pastore, assume il peso di una vera ristrutturazione profonda, perché non riguarda un reparto specifico ma attraversa l’intera filiera: casari, aiuto casari, impiegati amministrativi, tecnici d’ordine, manutentori, magazzinieri, analisti, quadri. L’azienda, nella comunicazione firmata dal legale rappresentante Bernardo Pittalis e inviata via Pec alle rappresentanze sindacali e alla Regione Molise, parla esplicitamente di esuberi “strutturali”, legati alla dismissione delle attività in cui il personale era impiegato, e chiude la porta a ogni possibile strumento alternativo: niente cassa integrazione, niente contratti di solidarietà, nessuna riduzione generalizzata dell’orario. Una posizione netta, che lascia intendere come la direzione consideri già tracciato il percorso di riduzione del personale. A breve i lavoratori riceveranno la lettera di esubero, forse già nelle prossime ore. L’elenco allegato alla nota aziendale è un documento che racconta più di qualsiasi dichiarazione: nomi, cognomi, mansioni, livelli, anzianità di servizio che in molti casi superano i venti o trent’anni. Una fotografia che restituisce la portata sociale del provvedimento, perché i ventisette lavoratori coinvolti non sono figure marginali o stagionali, ma parte integrante della struttura produttiva che per decenni ha rappresentato uno dei presidi storici del settore lattiero-caseario molisano. La riduzione colpisce dieci impiegati e diciassette operai, ridisegnando in modo radicale l’organico e aprendo scenari di forte incertezza per le famiglie coinvolte e per l’intero tessuto economico del basso Molise, già segnato da un progressivo indebolimento industriale. La procedura seguirà ora i tempi previsti dalla normativa, ma il quadro che emerge è quello di un’azienda che considera inevitabile la contrazione e che motiva la scelta con ragioni organizzative e produttive non più compatibili con l’attuale assetto. Per Termoli si apre una fase delicatissima: ventisette lavoratori si trovano in una condizione che mai avrebbero pensato di vivere, dopo le rassicurazioni maturate nella formalizzazione del passaggio societario. In un territorio che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo altissimo in termini di posti di lavoro, la vicenda della Casearia del Giudice rischia di diventare l’ennesimo capitolo di una crisi più ampia, che chiama in causa politiche industriali, capacità di attrazione e tenuta complessiva del sistema produttivo locale.



























