Sono pillole, quelle che il management Stellantis ha messo all’esterno, ieri mattina al Mimit. L’Azienda presenterà il proprio piano strategico durante l’Investor Day 2026, che si terrà il 21 maggio ad Auburn Hills, Michigan. Intanto, a distanza di poco meno di quattro mesi, qualcosa abbiamo saputo, anche sul destino di Termoli, lo stabilimento di cui rimane congelata l’ipotesi di Gigafactory, ma che potrà riavviare in forma più competitiva i motori; quindi, l’intera riconversione comunque non avrà luogo, anche per la conferma della produzione del cambio che già venne annunciato ormai tempo fa. A qualcosa, dunque, l’annunciato presidio di ieri mattina, con centinaia di operai sventolanti bandiere e mostranti striscioni, è servito.
Proprio sul sito che oggi si trova in via Giovanni Agnelli, si è consumato uno dei passaggi politicamente rilevanti del Tavolo Automotive: Stellantis ha confermato non solo l’arrivo dei cambi e‑DCT, già previsti nella riconversione del sito, ma soprattutto la decisione di investire sul futuro dei motori GSE, adattandoli agli standard Euro 7 per garantirne l’impiego anche dopo il 2030 (2033, ndr). Una dichiarazione che ribalta mesi di incertezza e restituisce al polo molisano un ruolo industriale pieno, non subordinato alle scelte di ACC sulla gigafactory. Cappellano ha parlato con chiarezza: indipendentemente dal destino della joint venture, Termoli rimane un asset strategico nella transizione “multi‑tecnologica” che Stellantis sta ridefinendo dopo l’addio alla linea del full‑electric. È un messaggio che va oltre la tecnica: significa che il Molise resta dentro la mappa industriale europea, con una funzione produttiva concreta e non residuale, e che la filiera locale può tornare a ragionare in termini di continuità e non di sopravvivenza. Da Termoli la discussione si è allargata al resto del Paese, perché il Tavolo Automotive ha messo in fila una serie di annunci che, letti insieme, delineano un cambio di fase. A Cassino, mentre Stellantis definisce il mix produttivo del nuovo Piano strategico, il gruppo ha scelto di concentrare il focus sulla gamma attuale: dopo le serie speciali di Alfa Romeo Giulia e Stelvio, arriva la nuova Maserati Grecale, un segnale di riposizionamento dell’alto di gamma che restituisce centralità a uno stabilimento che negli ultimi anni ha vissuto oscillazioni e incertezze. Cassino torna così a essere un presidio del premium, coerente con la sua storia e con le competenze accumulate. Il 2026 sarà anche l’anno dell’aumento produttivo complessivo, trainato dall’avvio delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori. Due poli che, dopo stagioni di contrazione, ritrovano una traiettoria di crescita. A Mirafiori, in particolare, l’arrivo della 500 ibrida comporterà l’attivazione del secondo turno e oltre 400 nuove assunzioni, parte di un totale di più di 500 ingressi previsti nel 2026 dopo i quasi 500 del 2025, tra cui 150 ingegneri. Parallelamente, Stellantis prevede una riduzione del ricorso alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà in diversi stabilimenti, grazie al riequilibrio produttivo e alle uscite incentivate degli ultimi anni. È un segnale che mancava da tempo: la curva occupazionale torna a muoversi verso l’alto, e lo fa in modo strutturale. Sul fronte internazionale, il gruppo ha affrontato il tema Algeria, dopo le preoccupazioni italiane su possibili trasferimenti di attività da Mirafiori. Dal polo di Orano, Stellantis presenta il progetto come cooperazione industriale bilaterale e non come delocalizzazione. Il forum di Torino, spiegano i vertici, serve a creare un canale diretto tra imprese italiane e algerine, favorire la crescita di una filiera locale e aumentare l’integrazione dei componenti prodotti sul posto. Una mossa che punta a rassicurare l’indotto piemontese e a posizionare l’Italia come partner privilegiato nella nuova geografia industriale del Mediterraneo, evitando che la narrativa della fuga produttiva prenda il sopravvento. La cornice politica è stata definita dal ministro Adolfo Urso, che ha rivendicato il ruolo dell’Italia nel cambiare la rotta europea sulle politiche dell’auto. Dal non‑paper dell’ottobre 2024, quando Roma fu l’unico grande Paese a denunciare il rischio collasso legato alle supermulte, fino ai documenti congiunti con la Germania e all’intesa Meloni–Merz del 23 gennaio, l’Italia – sostiene Urso – ha aperto la strada a una revisione complessiva dei regolamenti e della politica industriale europea. Ora serve coinvolgere anche la Francia, “con cui condividiamo Stellantis”, per arrivare a una posizione comune sul dossier auto. Urso è netto: il 2026 deve essere l’anno delle riforme radicali, non del maquillage, perché il tempo è scaduto e la competitività europea non può più attendere. Il Tavolo Automotive di ieri non è stato un semplice aggiornamento tecnico: è stato un punto di svolta. Stellantis ha rimesso sul tavolo investimenti, modelli, stabilimenti, assunzioni e strategie; il governo ha rivendicato una leadership politica nella battaglia europea; i territori – Termoli, Cassino, Melfi, Mirafiori, Torino – sono tornati protagonisti di una narrazione industriale che negli ultimi anni era stata dominata da incertezze e allarmi. Il 2026 sarà l’anno della verifica: quello in cui annunci, documenti e tavoli dovranno trasformarsi in scelte operative, con ricadute dirette sulla filiera nazionale e sulla capacità dell’Italia di restare un Paese manifatturiero nel cuore della transizione globale. Nella nota diffusa dal Mimit, Il ruolo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, la proposta di modifica della Commissione Ue e le misure di politica industriale per i prossimi anni. Questi i temi al centro del tavolo automotive, presieduto a Palazzo Piacentini dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, e dal Sottosegretario con delega alle crisi di impresa, Fausta Bergamotto, a cui hanno partecipato i vertici di Stellantis e le altre imprese del settore, le Regioni ove hanno gli impianti e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali. «Con il nostro primo non-paper sul settore dell’ottobre 2024 abbiamo aperto la strada alle riforme in Europa, riuscendo ad ottenere l’anticipo della revisione del regolamento sulle emissioni di CO₂ e il rinvio delle supermulte che avrebbero portato al collasso del sistema industriale dell’automotive europeo – ha dichiarato Urso – la proposta di revisione presentata il 16 dicembre scorso dalla Commissione però – ha proseguito il Ministro – pur andando nella direzione giusta, non è affatto sufficiente: serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica, lo sviluppo dei biocombustibili, risorse significative sulla filiera delle batterie e la tutela del Made in Europe. Per questo abbiamo sottoscritto un’intesa con la Germania sulle modifiche ai regolamenti, sulla politica industriale europea e sulla competitività. Ora dobbiamo ingaggiare anche la Francia per allargare il fronte delle riforme. Servono cambiamenti radicali, non maquillage. Servono subito: il tempo è scaduto».
Durante il tavolo odierno Stellantis ha confermato il proprio impegno per l’Italia, che continuerà a rappresentare un punto di riferimento per il futuro del Gruppo. Emanuele Cappellano, responsabile Enlarged Europe & European Brands e Stellantis Pro One, ha evidenziato che nel corso del 2025 l’azienda ha chiuso con oltre 7 miliardi di euro di acquisti da fornitori italiani e che tale impegno sarà confermato anche per il 2026. Nel corso dell’incontro, è stato altresì presentato dai tecnici del Mimit il nuovo DPCM che programma le risorse del Fondo Automotive fino al 2030, per un totale di circa 1,6 miliardi di euro, offrendo alle imprese una prospettiva pluriennale destinando il 75% delle risorse all’offerta. Nel dettaglio, la quota principale è riservata agli Accordi per l’innovazione, con 750 milioni di euro per ricerca e sviluppo, seguiti dai Contratti di sviluppo per gli investimenti produttivi, con particolare attenzione ai mini-contratti. Sul fronte della domanda, una parte rilevante delle risorse sarà destinata all’ecobonus per i veicoli commerciali leggeri, oltre al sostegno per i veicoli della categoria L, al retrofit, al bonus per le colonnine di ricarica e al noleggio sociale a lungo termine. A queste misure del Fondo Automotive si affiancano gli interventi previsti dalla legge di bilancio, che mettono a disposizione risorse significative per gli investimenti delle imprese, a partire dal Nuovo Piano Transizione 5.0 e dal rifinanziamento della Nuova Sabatini, determinando un’immissione complessiva di risorse molto rilevante a sostegno del settore e dell’intero sistema produttivo.



























