Dieci minuti possono sembrare nulla. In medicina d’urgenza, dieci minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte, tra un recupero possibile e un danno irreversibile. È su questa linea sottile che, domenica sera, poco prima delle 23, si è consumato un episodio grave, inquietante, che chiama in causa non solo la responsabilità individuale, ma il senso stesso del vivere civile. Un’ambulanza del 118 era partita dall’ospedale San Timoteo di Termoli con a bordo una donna di 83 anni colpita da ictus. Il protocollo per la gestione dello stroke è chiaro e rigoroso: primo intervento nello spoke, poi trasferimento immediato verso l’hub di riferimento, in questo caso il Cardarelli, dove possono essere effettuate le procedure specialistiche necessarie. Ogni minuto conta. Ogni ritardo pesa come un macigno. Ma lungo il percorso, sul viadotto del Liscione, la corsa contro il tempo si è improvvisamente fermata. In quel tratto, com’è noto, la circolazione è regolata da un senso unico alternato a causa dei lavori di riqualificazione dei piloni e della sede stradale. Segnaletica chiara, semaforo, regole elementari. Regole che qualcuno ha deciso di ignorare. Un autocarro ha impegnato il viadotto con il semaforo rosso, entrando nella corsia opposta proprio mentre stava sopraggiungendo l’ambulanza con i dispositivi di emergenza attivi. Il risultato è stato un blocco totale della carreggiata. L’ambulanza ferma. Il mezzo pesante costretto a una lunga e complicata retromarcia, effettuata con estrema cautela. Il tempo che scorreva inesorabile. Almeno dieci minuti persi. Forse di più. Minuti carichi di tensione, di rabbia, di impotenza. Minuti vissuti con angoscia dal personale medico e infermieristico a bordo, pienamente consapevole di quanto ogni secondo sottratto al trasferimento potesse incidere sull’esito clinico della paziente. Minuti che nessuna scusa, nessuna distrazione, nessuna “furbizia” stradale potrà mai giustificare. L’ambulanza è riuscita a completare il trasferimento poco prima delle 23.30. Fortunatamente, l’episodio non ha avuto conseguenze dirette sull’esito del trasporto. Ma il punto non è questo. Il punto è ciò che sarebbe potuto accadere. Perché quando si intralcia un mezzo di soccorso non si viola soltanto il Codice della strada: si mette a rischio una vita umana. Il viadotto del Liscione non è nuovo a episodi del genere, soprattutto nelle ore notturne, quando qualcuno pensa che l’assenza di traffico o di controlli autorizzi comportamenti arbitrari. Ma proprio quei tratti “sensibili”, proprio quei cantieri, impongono un surplus di attenzione e responsabilità. Non il contrario. Quanto accaduto domenica sera pone interrogativi che vanno oltre il singolo episodio.




























