Troppi problemi sulla filiera ‘elettrica’, anche nel polo già attivo transalpino. Tant’è che Stellantis potrebbe rivedere l’alleanza industriale con Totalenergies e Mercedes che si chiama Acc. La notizia dei ritardi nei modelli elettrici di Stellantis non è solo un problema di calendario industriale o di mercato: è una vicenda che, se letta fino in fondo, si incardina direttamente su Termoli e sul destino di uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano. A raccontarlo con chiarezza è Milano Finanza, che individua nella joint venture Acc – Automotive Cells Company il nodo centrale delle difficoltà che stanno rallentando l’elettrificazione di marchi come Peugeot, Opel e Citroën. Ed è proprio Acc il perno del progetto di Gigafactory di Termoli, oggi sempre più sospeso tra incertezze, rinvii e interrogativi strategici.
Secondo quanto riportato da Milano Finanza, i problemi nascono dalla produzione delle batterie, che non riesce a garantire i volumi e le tempistiche previste. Un rallentamento che ha già avuto effetti concreti: slittamenti nel lancio di alcuni modelli elettrici, revisione dei piani industriali e una crescente prudenza da parte di Stellantis nel legare il proprio futuro europeo a una filiera che si sta rivelando più fragile del previsto. In questo quadro, Termoli non è una periferia del problema, ma uno dei suoi epicentri simbolici. Lo stabilimento molisano, storicamente legato ai motori endotermici, era stato indicato come uno dei pilastri della riconversione green del gruppo, con la trasformazione in polo produttivo per le batterie grazie all’investimento di Acc. Un progetto presentato come strategico non solo per Stellantis, ma per l’intero sistema industriale italiano. Oggi, però, come sottolinea Milano Finanza, le difficoltà tecniche e industriali della joint-venture stanno mettendo in discussione quella visione, contribuendo a un clima di incertezza che si riflette direttamente sul territorio.
Il punto non è solo la complessità tecnologica della produzione di celle per veicoli elettrici, ma anche la sostenibilità economica e industriale del progetto. Acc, nata per rendere l’Europa autonoma nella produzione di batterie, si trova a fare i conti con costi elevati, tempi lunghi e una concorrenza globale – soprattutto asiatica – che viaggia a velocità molto più sostenute. In questo contesto, i ritardi sui modelli Peugeot e degli altri marchi del gruppo diventano un segnale d’allarme: senza batterie, la transizione elettrica resta un obiettivo sulla carta. Per Termoli, tutto questo assume un peso specifico enorme. Il rischio non è solo quello di vedere slittare un investimento, ma di restare ai margini della nuova catena del valore dell’automotive, proprio mentre altri Paesi europei – Spagna e Francia in primis – accelerano sull’attrazione di Gigafactory e capitali internazionali. Il Molise, già segnato da una lunga fase di ridimensionamento industriale, osserva con preoccupazione l’evolversi di una vicenda che potrebbe segnare definitivamente il futuro dello stabilimento. Stellantis, dal canto suo, continua a ribadire l’impegno su Termoli, sottolineando la presenza di altre produzioni, come i cambi elettrificati, ma il quadro che emerge dalle analisi di Milano Finanza è quello di una strategia ancora in assestamento, condizionata dai problemi strutturali di Acc. E mentre i modelli elettrici accumulano ritardi, la Gigafactory resta sospesa in una sorta di limbo decisionale, diventando il simbolo di una transizione energetica che, almeno in Italia, procede con maggiore fatica. In definitiva, la questione dei ritardi nell’elettrico non può essere letta solo come una difficoltà contingente. È il riflesso di una sfida industriale più ampia, che chiama in causa scelte strategiche, investimenti e politiche industriali. E Termoli, oggi, si trova al centro di questa partita: non come semplice spettatrice, ma come territorio che rischia di pagare il prezzo più alto se le promesse della transizione non troveranno una traduzione concreta.

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