Il day after dell’addio alla Gigafactory è quello dell’amaro in bocca. È da questa consapevolezza che prende forma l’intervento di Marco Laviano sulla vertenza Stellantis e sul futuro dello stabilimento di Termoli: un intervento netto, politico e sindacale insieme, che rimette al centro una richiesta precisa e ormai non più rinviabile — la convocazione immediata di un tavolo ministeriale al Mimit.
Laviano parte da un dato di fatto: da oltre un anno quel tavolo è sospeso. Un’assenza che pesa, perché senza una sede ufficiale di confronto non si costruiscono soluzioni condivise, non si danno certezze ai lavoratori, non si governa una transizione industriale che rischia di trasformarsi in una lunga agonia. Le dichiarazioni diffuse a mezzo comunicato, anche quando contengono aperture o segnali apparentemente positivi, non possono sostituire un confronto vero tra azienda, istituzioni e parti sociali.
In questo quadro si inserisce anche la recente posizione di Stellantis, che si è detta disponibile a riassorbire il personale che in passato aveva aderito volontariamente ai trasferimenti verso il sito francese e Acc. Un segnale che Laviano non ignora e che anzi viene riconosciuto come un elemento importante. Ma anche qui il punto è chiaro: queste informazioni devono essere formalizzate in sede ministeriale, non affidate alla comunicazione esterna. Perché solo un impegno assunto davanti al Ministero può diventare vincolante, verificabile, credibile. Il tema centrale resta però il futuro produttivo di Termoli. L’incontro al Mimit si è svolto solo pochi giorni fa, eppure le risposte attese continuano a non arrivare. Per questo Laviano rilancia con forza la richiesta a Stellantis di anticipare il piano industriale previsto per il 21 maggio, chiarendo una volta per tutte quali prodotti verranno assegnati allo stabilimento molisano. Senza questo passaggio, ogni discorso resta sospeso tra ipotesi e promesse.Oggi, sottolinea Laviano, sul tavolo ci sono il cambio elettrificato EDCT e l’ipotesi che il GSE possa proseguire la produzione oltre il 2030. Ma sono elementi insufficienti. Non basta sapere che una linea “potrebbe” andare avanti se non si conoscono i volumi, se non si chiarisce il perimetro produttivo, se non si definisce una strategia industriale di medio-lungo periodo. La parola “potrebbe”, in un territorio che ha già pagato anni di rinvii e illusioni, non è una garanzia: è semmai il sintomo di una precarietà che continua. Laviano rivendica con forza la volontà di credere nella permanenza di Stellantis in Italia e, in particolare, a Termoli. Ma la fiducia non può essere un atto unilaterale. Ha bisogno di conferme ufficiali, di prese di posizione chiare, di scelte di responsabilità. Dopo la lunga vicenda della Gigafactory, presentata come svolta storica e poi svanita tra silenzi e ripensamenti, il territorio non può più permettersi di vivere di annunci. Il nodo, in fondo, è tutto qui: Termoli non può essere ridotta a stabilimento marginale, sostenuto da produzioni tampone o da soluzioni transitorie. Solo un piano industriale che rimetta le produzioni molisane al centro della strategia Stellantis può restituire prospettiva ai lavoratori e all’intero indotto. Tutto il resto — comunicati, ipotesi, rassicurazioni generiche — rischia di suonare come l’ennesima presa in giro. L’intervento di Marco Laviano non è solo una denuncia, ma una richiesta di metodo e di serietà. A intervenire è stata anche la Fiom-Cgil. «La comunicazione di queste ore di Acc, il consorzio Stellantis, Mercedes, Total per le Gigafactory in Francia, Germania e Italia che sostanzialmente pone una pietra tombale sulle due fabbriche in Germania e Italia (in Francia è produttiva). La situazione era ormai chiara da tempo pur se non ancora definitiva. La situazione del sito di Termoli resta quindi legata esclusivamente a Stellantis e alle sue decisioni. E’ chiaro che anche la decisione di Acc è strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l’azionista di maggioranza relativa del consorzio. Stellantis deve aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale. Confronto che deve anticipare il piano industriale. La decisione di Acc pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell’automotive in Italia. La Presidenza del Consiglio non può continuare ad ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi». Lo dichiarano in una nota congiunta Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.

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