Il caro-gasolio travolge la pesca italiana e accende l’allarme rosso nelle marinerie: Federpesca, Agci, Coldiretti, Confcooperative e Legacoop chiedono al Masaf un tavolo di crisi immediato per evitare la paralisi di un settore già allo stremo, mentre i costi energetici esplodono, la liquidità si assottiglia, le uscite in mare diminuiscono e cresce il rischio di fermate spontanee che metterebbero in ginocchio l’intera filiera ittica nazionale. In una lettera indirizzata al Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e al Sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, le principali organizzazioni del comparto lanciano un appello che ha il tono di un ultimatum: la situazione non è più sostenibile, il prezzo del gasolio per uso pesca cresce con una velocità che non lascia margini di adattamento, le tensioni geopolitiche alimentano un mercato energetico fuori controllo e le imprese, già schiacciate da anni di margini ridotti e da una concorrenza internazionale sempre più aggressiva, non hanno più strumenti per assorbire l’ennesima ondata di costi. Nei porti italiani si moltiplicano i segnali di sofferenza: pescherecci che restano fermi, armatori che valutano la sospensione temporanea dell’attività, cooperative che temono di non riuscire a garantire la continuità produttiva, lavoratori che vedono avvicinarsi l’ennesima stagione di incertezza. Il carburante, che in molte marinerie rappresenta oltre la metà dei costi operativi, è diventato la variabile che decide la sopravvivenza o la chiusura, e la volatilità degli ultimi giorni ha trasformato un equilibrio già fragile in un’emergenza conclamata. Le associazioni chiedono al Ministero una risposta rapida, concreta, misurabile: accelerare i pagamenti dei fermi pesca delle annualità precedenti per immettere liquidità immediata nelle imprese; attivare un credito d’imposta che compensi l’aumento del carburante e permetta alle flotte di continuare a uscire in mare; sollecitare la Commissione europea a modificare il regolamento FEAMPA per ripristinare strumenti di sostegno diretto alle imprese e alle cooperative, sul modello della misura 5.68 del FEAMP 2014/2020, e per aprire finalmente la strada al rinnovamento degli scafi e all’ingresso di nuova occupazione; spingere le Regioni ad adottare misure straordinarie, seguendo l’esempio del Lazio che ha già stanziato risorse proprie; rendere pienamente operativa la CISOA pesca attraverso modifiche al DDL 1624 “Valorizzazione della risorsa mare”, includendo quelle causali che permetterebbero ai lavoratori di accedere allo strumento anche nei periodi di arresto temporaneo dell’attività. È un pacchetto di richieste che non ha il tono della rivendicazione ma quello della sopravvivenza: senza interventi immediati, spiegano le organizzazioni, il rischio è quello di un collasso progressivo della flotta italiana, con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare del Paese, sulla tenuta delle comunità costiere, sulla capacità dell’Italia di presidiare il proprio mare e la propria produzione. La convocazione di un tavolo di crisi, sottolineano, non sarebbe solo un atto tecnico ma un segnale politico di attenzione verso un comparto che continua a garantire lavoro, presidio territoriale e prodotto fresco in un contesto internazionale sempre più instabile. E avrebbe anche un effetto preventivo: nelle marinerie, infatti, iniziano a emergere tensioni, discussioni su iniziative autonome, ipotesi di fermate spontanee che potrebbero esplodere se non si aprirà rapidamente un canale di confronto istituzionale. Il messaggio è chiaro: serve un intervento dello Stato, serve un’assunzione di responsabilità, serve un tavolo che metta insieme governo, imprese, cooperative e lavoratori per evitare che la pesca italiana scivoli in una crisi irreversibile proprio nel momento in cui il Paese ha più bisogno di rafforzare la propria autonomia alimentare. Federpesca, Agci Pesca e Acquacoltura, Coldiretti Pesca, Confcooperative FedAgriPesca e Legacoop Agroalimentare firmano unite un appello che non lascia spazio a interpretazioni: la pesca è un settore strategico e oggi è in pericolo, e la risposta deve arrivare subito.
























