Non sono dati paragonabili, ma dal quasi plebiscito per Nico Balice al primo turno delle elezioni comunali del 2024 al tonfo referendario di ieri, dove il fronte del No ha vinto, anzi, trionfato, in città, con proporzioni più larghe che nel Paese. Un segnale? Chissà. Il dato politico è netto, e pesa più delle percentuali: a Termoli vince il “No”, e lo fa con un margine largo che segna un orientamento preciso dell’elettorato. Gli 8.904 voti contrari (58,44%) superano in maniera significativa i 6.331 “Sì” (41,56%), con uno scarto superiore ai 2.500 voti che non lascia spazio a letture sfumate. Non è soltanto una vittoria numerica, ma un’indicazione politica chiara. Il voto termolese si colloca in una traiettoria definita: prudenza, distanza o contrarietà rispetto al quesito referendario, con un elettorato che ha scelto di respingere la proposta in maniera compatta. Il “No” non si impone per inerzia, ma per una convergenza evidente che attraversa segmenti diversi della città. Il secondo elemento, tutt’altro che marginale, è la partecipazione. Con il 57,87% di affluenza (15.302 votanti su 26.443 elettori), Termoli conferma una mobilitazione significativa. Non un voto svuotato, ma una consultazione partecipata, che rafforza la legittimità dell’esito. Più persone alle urne significa anche maggiore peso politico del risultato, che diventa difficilmente contestabile o ridimensionabile. Dentro questo quadro si aprono alcune chiavi di lettura. Da un lato, la capacità del fronte del “No” di intercettare consenso in maniera più efficace, probabilmente attraverso una comunicazione più incisiva o una maggiore sintonia con il sentimento diffuso. Dall’altro, le difficoltà del “Sì” nel costruire un messaggio capace di mobilitare oltre la propria base, fermandosi a una minoranza comunque consistente ma insufficiente per competere. Il dato di Termoli, per struttura e ampiezza del divario, assume anche un valore indicativo più ampio: segnala un elettorato che non si limita a partecipare, ma che prende posizione in modo deciso, contribuendo a orientare il quadro complessivo. Abbiamo chiesto un commento al sindaco, Nico Balice: «Prendiamo atto della vittoria del no, personalmente ho votato da
avvocato e non come sindaco, in quanto ho definito sempre il referendum puramente tecnico; purtroppo è stato politicizzato con slogan che hanno sfiorato una bassezza mai vista! Sicuramente credo che si debba continuare a lavorare su una riforma strutturale della giustizia che a questo punto deve comunque cambiare forma! Non ritengo in ogni caso che il referendum possa influenzare la politica, soprattutto nei territori, ma va comunque fatta una riflessione seria su come dare le informazioni in modo onesto e disinteressato ai cittadini che sono e saranno sempre il più alto grado della democrazia!» Per Nicola Di Toro, vicesegretario di Forza Italia giovani_ Il No ha vinto. Il popolo si è espresso e dobbiamo prenderne atto. Una cosa che mi ha reso felice di questo referendum è stato il riavvicinamento dei giovani alle urne: una boccata d’aria dopo anni di astensionismo. Resto convinto che questa riforma andasse fatta. Resto convinto che avrebbe potuto portare benefici al Paese. Purtroppo, non siamo stati capaci di convincere tutti i cittadini a sostenere la nostra tesi, né di far comprendere loro che qualcosa andava cambiato. Su questo dobbiamo riflettere. Un dato è certo: sotto alcuni aspetti, da entrambe le parti, la propaganda ha raggiunto livelli molto bassi.
Penso che il Governo non debba dimettersi, ma prendere atto del risultato e rimettersi subito al lavoro, continuando a dare attenzione alle priorità degli italiani. Un’ultima considerazione: noi giovani, di tutti i partiti e schieramenti, ci siamo messi in gioco e abbiamo dibattuto su questioni concrete. Nulla mi ha reso più felice. Credo che proprio da noi debba partire ora un cambiamento significativo, affinché ai prossimi appuntamenti tutti possano recarsi alle urne con idee chiare e proposte innovative. Io continuerò a fare la mia parte in Forza Italia Giovani».























