«Sono acciaccato, è proprio il caso di dirlo, ma sono vivo»: il messaggio di Fernando De Angelis dopo il crollo del Café de Paris. Dopo giorni di paura, il gestore del locale di via Abruzzi rompe il silenzio dall’ospedale e affida ai social poche parole che commuovono Termoli. Poche righe, pubblicate nel cuore della notte, sono bastate a sciogliere la tensione, la paura e l’angoscia accumulate in questi giorni da un’intera città. Fernando De Angelis, il gestore del Café de Paris rimasto ferito mercoledì scorso nel crollo del solaio del locale di via Abruzzi, ha deciso di parlare. Lo ha fatto a modo suo, con semplicità, con ironia, con quella forza che chi lo conosce gli ha sempre riconosciuto. Alle 2.17 della notte, dal letto d’ospedale, Fernando ha pubblicato una storia sui social. Sfondo azzurro, poche parole, nessuna rabbia, nessun vittimismo. Solo un ringraziamento rivolto a tutti coloro che in queste ore gli sono stati vicini. «Grazie a tutti per essermi vicino, sono un po’ acciaccato, è proprio il caso di dirlo, ma sono vivo. Grazie ancora e vi voglio bene». Una frase che in pochi minuti è stata condivisa decine e decine di volte. Un messaggio semplice, ma potentissimo, che ha restituito un volto e una voce a quella vicenda che da mercoledì mattina tiene con il fiato sospeso Termoli. Perché dietro le immagini del solaio crollato, della polvere, delle transenne e dei sigilli, c’è soprattutto la storia di un uomo che, davanti al pericolo, ha avuto la lucidità di far uscire tutti. Secondo le testimonianze raccolte subito dopo il cedimento, Fernando avrebbe avvertito uno scricchiolio, qualcosa di anomalo, intuendo in pochi istanti che stava per accadere qualcosa di grave. Avrebbe così invitato chi si trovava all’interno del locale ad allontanarsi immediatamente. Una manciata di secondi. Poi il boato. Il solaio che viene giù. Le macerie. Lui rimasto sotto. Da allora sono state ore drammatiche. I soccorritori lo hanno estratto vivo dalle macerie e trasportato d’urgenza all’ospedale San Timoteo. La diagnosi, pesante, parla della frattura di due vertebre, di tibia e perone e di alcune costole. È stato sottoposto a un intervento chirurgico alla gamba e successivamente trasferito al Neuromed di Pozzilli. Eppure, in mezzo al dolore, alle fratture, ai quaranta giorni di prognosi e a un percorso di recupero che si annuncia lungo, Fernando ha scelto di parlare soprattutto della vita. «Ma sono vivo», scrive. Ed è forse questa la frase che più di tutte colpisce. Perché nel giro di pochi giorni il Café de Paris è diventato molto più di un fatto di cronaca. È diventato il simbolo di una comunità che si è stretta attorno a uno dei suoi volti più conosciuti. In tanti, fin dalle prime ore successive al crollo, hanno chiesto notizie. Messaggi, telefonate, post, pensieri. Una gara spontanea di affetto che ha coinvolto amici, clienti, commercianti, semplici cittadini. Le sue parole hanno avuto un effetto così forte. Non c’è solo il sollievo per il fatto che è fuori pericolo. C’è anche la sensazione che, nonostante tutto, non abbia perso il suo modo di essere. Quell’ironia amara contenuta nell’espressione «sono un po’ acciaccato, è proprio il caso di dirlo» è il segno di chi prova a guardare avanti, persino dopo essere rimasto schiacciato sotto un soffitto venuto giù all’improvviso.

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