Con il voto favorevole del Senato si rafforza le tutele per i pescatori e apre nuove prospettive per turismo subacqueo, nautica e cantieristica. Ora il testo passa alla Camera. Arriva un passaggio destinato a incidere profondamente sul futuro dell’economia marittima italiana. Il Disegno di legge n. 1624 sulla valorizzazione della risorsa mare, approvato il 25 marzo, rappresenta infatti il più ampio intervento organico degli ultimi anni sui settori legati al mare: pesca, portualità, navigazione, cantieristica, nautica da diporto, tutela ambientale, attività subacquee e pianificazione dello spazio marittimo.
Il provvedimento si inserisce nel quadro del Piano del Mare 2023-2025 e nasce con un obiettivo preciso: superare una normativa frammentata e spesso datata, costruendo una regia unica delle politiche marittime italiane. Non più una serie di norme separate e scollegate, ma un unico sistema capace di mettere in relazione sviluppo economico, sostenibilità ambientale, sicurezza e valorizzazione delle coste e delle attività produttive.
Uno dei cardini della riforma riguarda il rafforzamento del Comitato interministeriale per le politiche del mare, il Cipom, che vedrà ampliarsi le proprie competenze. Il Piano del Mare non avrà più una durata triennale, ma quadriennale, mentre il coordinamento tra ministeri diventerà più stretto e vincolante. Il Comitato potrà infatti intervenire direttamente sugli atti amministrativi che coinvolgono più dicasteri, con l’obiettivo di ridurre ritardi, sovrapposizioni e conflitti di competenza. Entrano inoltre stabilmente nel sistema delle politiche del mare anche il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Dipartimento per le politiche del mare della Presidenza del Consiglio, chiamato a sostituire il precedente riferimento alle politiche europee.
Tra le novità di maggiore rilievo vi è l’istituzione della zona contigua italiana. In conformità alla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare, l’Italia potrà esercitare una serie di controlli fino a 24 miglia marine dalla linea di costa, quindi oltre il limite delle 12 miglia del mare territoriale. All’interno di questa fascia, lo Stato potrà prevenire e reprimere violazioni in materia doganale, fiscale, sanitaria e di immigrazione, ma anche tutelare il patrimonio culturale sommerso e rafforzare la vigilanza sul mare. Si tratta di uno strumento che da tempo altri Paesi del Mediterraneo già utilizzano e che ora viene finalmente introdotto anche nel nostro ordinamento.
Per le coste adriatiche e per territori come il Molise, dove il rapporto tra economia e mare è particolarmente forte, la norma potrebbe avere conseguenze molto concrete. La possibilità di estendere i controlli significa maggiore capacità di contrastare la pesca illegale, il traffico irregolare e i fenomeni che danneggiano l’ambiente marino. Significa anche maggiore protezione per il patrimonio archeologico sommerso, una risorsa spesso poco conosciuta ma che potrebbe diventare un elemento di attrazione turistica e culturale.
Un altro aspetto centrale del disegno di legge riguarda la ridefinizione delle linee di base del mare territoriale. La norma prende atto dei cambiamenti della morfologia costiera e aggiorna il sistema di riferimento cartografico nazionale, superando la disciplina del 1977. Le nuove linee di base serviranno a misurare in maniera più precisa il mare territoriale italiano, la futura zona contigua e gli altri spazi marittimi. Le coordinate dovranno essere pubblicate e affisse in tutti i porti e approdi italiani.
Il cuore sociale del provvedimento è però rappresentato dagli articoli dedicati alla pesca, che introducono misure attese da anni da lavoratori e marinerie. In particolare, l’articolo 30 prevede un regime previdenziale agevolato per favorire il reimbarco dei pescatori nei casi in cui l’imbarcazione venga fermata definitivamente. Si tratta di una norma pensata per evitare che chi perde il posto a bordo di un peschereccio resti escluso dal mercato del lavoro o debba ricominciare da zero. La misura punta a favorire il passaggio verso altre unità o altre imprese del comparto, alleggerendo il costo contributivo per chi assume.
Accanto a questa misura, l’articolo 31 introduce nuove disposizioni in materia di ammortizzatori sociali per il settore della pesca. Il comparto, soprattutto negli ultimi anni, ha dovuto fare i conti con l’aumento dei costi del carburante, con le limitazioni imposte dai fermi biologici, con la riduzione delle giornate di pesca e con il progressivo ridimensionamento delle flotte. Le nuove norme puntano a garantire una rete di protezione più efficace per lavoratori e imprese, riducendo gli effetti economici delle crisi e delle interruzioni dell’attività. Per una marineria come quella di Termoli, già alle prese con il calo del numero di imbarcazioni e con la difficoltà di trovare ricambio generazionale, si tratta di una parte della riforma che potrebbe avere un impatto diretto. Negli ultimi anni armatori e pescatori hanno più volte denunciato il rischio di un progressivo impoverimento del comparto, aggravato da norme spesso rigide e da costi crescenti. Le nuove tutele previdenziali e sociali potrebbero contribuire a rendere meno fragile un settore che resta centrale per l’economia e per l’identità della costa molisana. Importante anche l’articolo 32, che modifica il regolamento per la navigazione marittima in materia di pesca, mentre l’articolo 33 prevede la presenza delle associazioni della pesca all’interno delle commissioni di riserva delle aree marine protette. È una novità significativa perché riconosce ufficialmente il ruolo dei pescatori nelle scelte che riguardano il mare e le aree sottoposte a tutela ambientale. Finora il mondo della pesca lamentava spesso di essere escluso o coinvolto solo marginalmente nelle decisioni. Con la nuova norma, invece, le associazioni potranno partecipare direttamente ai tavoli in cui si decidono limiti, regole e modalità di gestione delle aree protette. Il ddl dedica poi un intero capitolo alle attività subacquee a scopo ricreativo, introducendo per la prima volta una disciplina nazionale organica per istruttori, guide e centri diving. Vengono fissati requisiti professionali, obblighi assicurativi, registri delle immersioni, dotazioni di sicurezza e limiti precisi. Le immersioni dovranno essere svolte almeno in coppia, i centri dovranno conservare i dati delle attività e ogni guida o istruttore potrà accompagnare al massimo sei persone contemporaneamente. Sono inoltre previste sanzioni fino a 12 mila euro per chi opera senza requisiti o in violazione delle regole. La riforma introduce anche il concetto di “zone di interesse turistico subacqueo”, vale a dire aree marine, lacustri o fluviali caratterizzate da particolare pregio naturalistico, paesaggistico, archeologico o culturale. Il Ministero del Turismo potrà individuarle e promuovere, in collaborazione con le Regioni, itinerari e percorsi subacquei. La norma punta chiaramente a sviluppare un turismo diverso, capace di destagionalizzare i flussi e valorizzare il patrimonio sommerso. In territori come la costa molisana, dove convivono relitti, fondali, biodiversità e tradizioni marinare, potrebbe aprirsi uno spazio interessante per nuove attività economiche legate al diving e alla fruizione del mare. Sul fronte della nautica da diporto e della cantieristica, il disegno di legge interviene invece per semplificare procedure e adempimenti. Vengono accelerate le pratiche per licenze e registrazioni, reso più semplice l’utilizzo commerciale delle imbarcazioni, disciplinato il noleggio occasionale e introdotti nuovi obblighi di sicurezza per le unità straniere che navigano in Italia. Le imbarcazioni battenti bandiera estera, ma appartenenti a cittadini o società italiane, dovranno dimostrare la propria idoneità alla navigazione attraverso certificazioni specifiche, con l’obiettivo di prevenire danni ambientali e aumentare la sicurezza in mare. Il provvedimento apre inoltre alla possibilità di convertire in Italia, senza nuovi esami, le patenti nautiche conseguite all’estero dagli italiani iscritti all’Aire che rientrano nel Paese. Viene regolata in modo più chiaro anche la locazione delle imbarcazioni da diporto e viene prevista l’esposizione obbligatoria della dicitura “noleggio occasionale” sulle unità che svolgono questa attività. La filosofia complessiva del disegno di legge è chiara: considerare il mare non soltanto come uno spazio da proteggere, ma come una vera infrastruttura strategica del Paese. Una risorsa economica, ambientale e culturale da governare in maniera unitaria, con regole più moderne e una visione di lungo periodo.
Ora il testo passa alla Camera dei deputati, chiamata a esaminarlo e approvarlo definitivamente. Se il percorso parlamentare si concluderà senza modifiche sostanziali, l’Italia avrà finalmente una nuova cornice normativa per il mare, destinata a incidere direttamente su pesca, porti, turismo, nautica e tutela dell’ambiente marino. Per le marinerie dell’Adriatico, per i porti e per territori che vivono quotidianamente del rapporto con il mare, potrebbe essere l’inizio di una stagione diversa.
























