La Squadra Mobile di Campobasso ha eseguito 10 misure cautelari, di cui 9 di custodia in carcere e una agli arresti domiciliari a carico di altrettanti soggetti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, lesioni personali aggravate e danneggiamenti, con l’aggravante del metodo mafioso.
Le indagini degli agenti hanno permesso di accertare che l’organizzazione criminale agiva per ottenere, attraverso minacce e condotte violente, il controllo del servizio di sicurezza all’interno di locali pubblici nel territorio di Campobasso. Le finalità illecite erano perseguite attraverso la programmazione e l’esecuzione di preventivi atti intimidatori compiuti al fine di indurre i gestori delle attività a cedere alle richieste. L’inchiesta denominata “Sei torri” è stata coordinata dal procuratore della Dda del Capoluogo, Armando D’Alterio, e dal sostituto Fabio Papa.
Una decina i locali presi di mira dalla banda, tra pub, night, discoteche di Campobasso e dell’hinterland. L’obiettivo era quello di imporre la ‘protezione’.
“Si cominciano ad usare qui dei metodi mafiosi solitamente in uso in altre ragioni – ha detto il procuratore Armando D’Alterio, in conferenza stampa con il sostituto Fabio Papa, il questore Giancarlo Pozzo, il dirigente della Squadra mobile di Campobasso Giuseppe Annicchiarico – e per questo faccio un appello alla popolazione affinché collabori denunciando sempre ogni episodio che può avere anche lontanamente una valenza criminale. Serve uno sforzo corale perché non possiamo consentire che metodi criminali di questo genere arrivino anche qui”. Ed a proposito di metodi mafiosi, gli investigatori hanno riferito che in un caso gli estorsori abbracciarono e baciarono – come nelle migliori ‘famiglie’ – il proprietario di un bar per indurlo a ritirare la denuncia presentata. Degli arrestati nove sono di Campobasso e provincia ed uno dell’Aquila.
Gli arrestati sono Massimo, Luigi e Andrea Colangelo, Vincenzo Stivaletti, Felice e Mario Ferrazzo, Luca Innamorato, Roberto Ruggi, Eugenio Garzia. Per una decima persona, Mario Di Gaetano, sono stati disposti i domiciliari.
Un arresto è stato eseguito all’Aquila dove uno degli indagati si trovava per motivi di lavoro.

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