Al termine di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Isernia e condotte dalla responsabile del Nucleo Investigativo per i reati ambientali e Antincendio Boschivo del CFS di Isernia con gli uomini del Comando stazione Forestale di Venafro, è stata eseguita la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal GIP del Tribunale di Isernia nei confronti di un 50enne di Pozzilli, V.I., a carico del quale sono state raccolte molte prove che hanno consentito agli inquirenti di considerarlo l’incendiario dello Stingone. Il provvedimento restrittivo è giunto al termine di un’accurata indagine, che ha visto l’impiego di personle del Comando Provinciale di Isernia ed il supporto di tecnologie e professionalità del Nucleo Investigativo AIB dell’Ispettorato Generale del CFS. La svolta nelle indagini la sera del 1 agosto scorso, quando le telecamere hanno ripreso l’uomo che, dopo essersi accostato al guardrail lancia dal finestrino della propria autovettura un ordigno incendiario nella zona cespugliata del monte Stingone, riprendendo poi la marcia, incurante delle conseguenze devastanti del suo gesto scellerato. L’incendio sviluppatosi nell’area prossima alla strada con gravi conseguenze sulla vegetazione non ha avuto sviluppi drammatici solo grazie al provvidenziale intervento di alcuni passanti, che si sono adoperati con mezzi rudimentali ma efficaci, ed al pronto intervento delle squadre AIB della Protezione Civile Regionale allertate dopo la chiamata al 1515. L’episodio ha però consentito agli uomini del CFS di concentrare le indagini, dopo che alcuni elementi peculiari quali la ripetitività degli eventi e le caratteristiche degli ordigni incendiari repertati, avevano già fornito elementi utili a restringere il campo delle indagini che, soprattutto grazie all’accuratezza dei rilievi ed all’analisi investigativa hanno permesso di prevedere le intenzioni dell’incendiario e di poterlo cogliere in flagranza di reato. I fatti sono stati immediatamente comunicati all’Autorità Giudiziaria per il delitto di incendio boschivo previsto dall’art. 423 bis codice penale, evidenziando la necessità della misura cautelare per il concreto pericolo della reiterazione del reato, in ragione del fatto che l’incendio era stato prontamente spento indipendentemente dalla volontà dell’autore. La misura è stata tempestivamente disposta dal GIP, su richiesta del PM, anche alla luce di un altro incendio appiccato allo “Stingone” la sera del 4 agosto, per il quale sussistono collegamenti con quello appiccato appena tre giorni prima. L’incendio dello Stingone era purtroppo diventato un appuntamento fisso dell’estate, infatti da anni la montagna prendeva fuoco richiedendo operazioni di spegnimento estremamente dispendiose in termini di risorse umane ed economiche, senza trascurare il pericolo per l’incolumità degli operatori e della popolazione. Basti pensare, in ordine temporale, all’incendio del 2012 per lo spegnimento del quale è stato necessario l’impiego di numeroso personale, Corpo Forestale dello Stato, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e operai regionali antincendio, nonché di mezzi aerei quali n. 2 elicotteri ed un Canadair. Si dice che la persona finite in manette in passato abbia prestato servizio presso il comando provinciale dei vigili del fuoco di Isernia come ausiliario.
























