Sono tanti i cittadini molisani che risultavano intestatari di finanziamenti che però in realtà non avevano mai chiesto. A scoprire la truffa i Carabinieri della Stazione di Cercemaggiore che hanno chiuso l’indagine sulla vicenda denunciando quattro persone per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e falsità in scrittura privata. Il lavoro dei militari aveva preso spunto da una inchiesta analoga avviata nel 2010 dopo la denuncia di una ragazza del paese che, recatasi presso un mobilificio della provincia di Benevento per fare acquisti, si era vista rifiutare il finanziamento perché risultava a suo nome una pratica aperta per un finanziamento del quale però lei non era assolutamente a conoscenza. I militari riuscirono a risalire ad un’organizzazione che, attraverso la stipulazione di falsi contratti di finanziamento aperti a carico di ignari cittadini, era riuscita ad ottenere l’erogazione di somme di denaro dalla società “Fiditalia spa” , filiale di Campobasso, per un importo complessivo di oltre 120 mila euro. Per questo primo filone d’indagine, conclusosi con il rinvio a giudizio di sei persone, è tuttora in corso il processo al Tribunale di Campobasso. Nonostante questo però a quanto pare le truffe non si sono fermate. Gli uomini del maresciallo Giuseppe D’Amico infatti hanno monitorato le attività del piccolo comune molisano, concentrando in particolare la loro attenzione su una società che si occupa di acquisto e vendita di automobili, società amministrata da un 36enne del posto (M.D.). E’ stato così scoperto un nuovo giro di falsi finanziamenti, sempre a danno della Fiditalia, attuati con la complicità di altre persone, tutte della provincia di Campobasso: I.M., 34enne di Bojano, mediatore finanziario, F.G., 66enne di Cercepiccola e D.F.A., 57enne di Cercemaggiore, questi ultimi entrambi imprenditori. Stavolta l’organizzazione truffaldina, utilizzando buste paga e copie dei documenti di identità di ignare persone di cui avevano la disponibilità, grazie a precedenti rapporti di lavoro con le società gestite dagli imprenditori, stipulavano contratti di finanziamento per un finto acquisto di auto, apponendo false sottoscrizioni degli ignari intestatari ed indicando il conto corrente di uno di loro per la rimessa diretta dei soldi. Con questo sistema l’associazione criminale è riuscita a stipulare 15 contratti per un importo complessivo di circa 115 mila euro.

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