Si terranno in piazza Beccaria a Milano, sabato prossimo, i funerali di Lea Garofalo la testimone di giustizia barbaramente uccisa dopo aver deciso di raccontare tutto quello che sapeva sugli intrighi della famiglia del suo compagna Carlo Cosco. È stata la figlia Denise, che ora vive sotto protezione, a chiedere che alla mamma venisse dedicata una cerimonia funebre civile alla quale parteciperanno, lo hanno già annunciato, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e il presidente di Libera don Luigi Ciotti. Una cerimonia quella di sabato per onorare le memoria di una donna che ha combattuto per la giustizia e dalla parte della giustizia. Dopo la decisione di collaborare, Lea Garofalo e la figlia Denise furono sottoposte ad un regime di protezione. Ma nel 2006, intanto le due donne erano state trasferite a Campobasso, furono estromesse dal programma di protezione. E solo dopo il ricorso al Consiglio di Stato, quello al Tar su respinto, Lea venne nuovamente sottoposto a protezione. Nel 2009 Lea rinunciò ad ogni forma di tutela e nel mese di novembre fu rapita (ci provarono già nel mese di maggio) dopo essere andata ad un appuntamento con Carlo Cosco. Secondo la ricostruzione a rapirla, mentre era in strada, furono Massimo Sabatino e Carmine Venturino. Poi la donna finì nelle mani di Vito e Giuseppe Cosco, che in un appartamento milanese la torturarono per ore per farla parlare e poi la uccisero strangolandola. Il copro ormai senza vita di Lea venne trasportato in un terreno nella frazione di San Fruttuoso vicino Monza, e lì fu bruciato all’interno di un bidone metallico. Solo i pochi resti vennero messi sotto terra, per far perdere ogni traccia. Un racconto macabro quello che gli autori dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere hanno fatto nelle aule del tribunale. Frasi da far accapponare la pelle. 

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