Resta in carcere il 50enne arrestato lo scorso 28 gennaio dalla Squadra Mobile della Questura per maltrattamenti in famiglia.
Il giudice del Tribunale di Campobasso ha rigettato l’istanza della difesa, presentata dall’avvocato Silvio Tolesino, negando sia la scarcerazione che l’applicazione di una misura meno afflittiva come gli arresti domiciliari.
Nelle ultime ore il 50enne ha iniziato lo sciopero della fame e della sete. «Una protesta pacifica – ha spiegato il legale – per reagire ad una misura restrittiva che il mio assistito ritiene fortemente ingiusta».
Alla base della decisione del giudice, secondo Tolesino, anche «la valutazione di precedenti penali risalenti a circa vent’anni fa e non riconducibili in alcun modo ai fatti».
«Tutto l’impianto accusatorio si basa sulle parole e sulle ricostruzioni della persona offesa», ha proseguito l’avvocato, che nelle ultime ore ha presentato istanza al Tribunale del Riesame. Richiesta che sarà discussa martedì 10 febbraio.
L’indagato è stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, lo scorso 28 gennaio. L’uomo è ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex compagna, una donna di 40 anni di Campobasso.
Una relazione sentimentale durata sette anni, dal 2017 al 2024, durante la quale i due hanno avuto un figlio. Anche in questo periodo si sono susseguiti i comportamenti tossici dell’uomo nei confronti della compagna. La donna è stata controllata in modo maniacale con costanza, con il compagno che è arrivato addirittura a limitarne le uscite o a vietarle di andare a trovare i nonni con il piccolo.
Dopo la fine del rapporto burrascosa, i contrasti sulla gestione del figlio minore sono proseguiti nonostante i due avessero stabilito senza litigi i diritti di visita.
La situazione è precipitata definitivamente durante le scorse festività natalizie, segnate da ripetute condotte verbali violente dell’uomo. La vittima, esasperata, ha sporto denuncia alla Polizia di Stato.
Le indagini svolte dalla Sezione Specializzata per i reati contro la persona della Squadra Mobile hanno ricostruito i fatti e confermato le condotte moleste costanti del 50enne durante gli anni, evidenziando la sua ossessiva volontà di controllare la compagna e il figlio, visti come proprietà e non come persone.
Nei giorni successivi alla denuncia l’indagato ha perseverato nelle sue condotte, rendendo necessario l’intervento delle volanti della Polizia di Stato per arginarne la violenza.
Le indagini condotte dagli investigatori della Squadra Mobile della Polizia di Stato hanno evidenziato il grave rischio al quale le due vittime sono state esposte e fornito alla Procura della Repubblica tutti gli elementi necessari e sufficienti a supportare la richiesta di emissione di ordinanza di applicazione della misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Campobasso. Condotte violente e minacce reiterate che hanno portato la Procura a chiedere e ottenere la massima misura cautelare nell’ambito dei procedimenti riconducibili al cosiddetto “Codice Rosso”.

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