Profondo dolore e interrogativi ancora aperti per la morte di Joshua Di Carlo, il detenuto di soli 23 anni originario di Campodipietra trovato senza vita nella sua cella nel carcere di Marino del Tronto, ad Ascoli Piceno.
Avrebbe lasciato la casa circondariale ad aprile dopo aver scontato una pena di quasi due anni. Il sogno della libertà interrotto, con il suo corpo che è stato trovato senza vita alle luci dell’alba di martedì.
Nelle scorse ore il medico legale, il dottore Massimo Senati, dopo la ricognizione cadaverica effettuata nell’obitorio dell’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno, ha chiesto l’intervento dell’Autorità Giudiziaria. Il pm Mara Flaiani ha deciso di disporre l’autopsia per chiarire le cause del decesso di Joshua Di Carlo, mentre la famiglia si è affidata all’avvocato Silvio Tolesino che ha nominato come consulente il dottore Paolo Scarano.
«Una notizia che ha lasciato tutti senza parole e attoniti – le parole del legale -. Una vicenda che va approfondita, perché parliamo di un ragazzo di 23 anni che era quasi giunto alla fine della pena, in buone condizioni di salute, e che avrebbe a breve ripreso la sua vita in mano. Una morte che porta con sé tanti interrogativi a cui va data una risposta. Il ragazzo aveva commesso un furto nel territorio molisano e per evitare il carcere è stato trasferito in una comunità vicino ad Ascoli Piceno. Durante il percorso ha avuto dei problemi, è stata revocata la misura ed è stato trasferito nella casa circondariale più vicina. Ci sono elementi già portati alla mia attenzione che devono essere vagliati e approfonditi. I familiari hanno notato alcuni segni e trecce di sangue sul corpo del ragazzo, elementi che abbiamo segnalato alla Procura. C’è stata una ricognizione cadaverica – ha proseguito l’avvocato – e sulla cui scorta il medico ha già deciso di segnalare all’Autorità Giudiziaria la necessità di effettuare l’autopsia. A tal proposito ci siamo già rivolti ad un medico legale. Mi è stata segnalata una raccolta fondi per riportare la salma a casa e per i funerali del giovane Joshua, che merita giustizia. Il nostro obiettivo è sapere la verità, capire cosa sia successo», ha chiosato il legale Silvio Tolesino.
Nelle prossime ore sarà fissata la data dell’autopsia. E mentre la magistratura ha avviato gli accertamenti per chiarire le cause del decesso, dalla sua comunità di origine e dalle istituzioni arrivano messaggi di cordoglio e richieste di attenzione sulle condizioni detentive.
A nome dell’intera cittadinanza, il sindaco Giuseppe Riccitelli e l’amministrazione comunale hanno voluto ricordare il giovane con parole cariche di commozione.
«A nome di tutta la comunità di Campodipietra e dell’Amministrazione comunale, desidero rivolgere un pensiero commosso alla memoria di Joshua. Joshua era un ragazzo che non meritava questo tragico epilogo. Meritava una possibilità di riscatto, un futuro diverso e quella serenità che la vita, troppo spesso, gli ha negato».
Il primo cittadino ha sottolineato anche il ricordo umano lasciato dal giovane: «Chi lo ha conosciuto ne ricorda la bontà d’animo e quella fame di vita che, a neanche 23 anni, dovrebbe essere un diritto inalienabile e non un rimpianto».
Parole che si allargano a una riflessione più ampia sul significato della tragedia: «La morte di un giovane in un luogo di privazione della libertà è una ferita che interroga le coscienze di tutti noi. Che il ricordo di Joshua continui a vivere attraverso l’affetto di chi lo ha amato, spingendoci a non dimenticare mai l’importanza dell’umanità e della speranza». Infine, l’abbraccio alla famiglia: «Esprimo la mia più profonda vicinanza alla famiglia. Che la terra ti sia lieve, Joshua».
Sulla vicenda è intervenuto anche Giancarlo Giulianelli, garante per i diritti della persona della Regione Marche, che ha espresso preoccupazione per quanto accaduto, soprattutto in relazione alle caratteristiche della struttura.
«Mi ha molto colpito la notizia del detenuto 23enne morto in carcere, perché è un carcere particolare dove c’è l’articolazione per il trattamento della salute mentale su cui io da tempo mi sto battendo per cercare di risolvere il problema. Quella è una situazione veramente pericolosa per quanto mi riguarda», ha dichiarato all’Ansa.
Il garante ha poi invitato alla prudenza, in attesa degli esiti ufficiali: «Le cause della morte sono in corso di accertamento. Se ne stanno dicendo molte, quindi scuserete il mio riserbo totale, perché stanno facendo delle indagini e non vorrei dire cose che poi non troverebbero conferme».
La morte del giovane, dunque, oltre a scuotere profondamente la comunità, riaccende l’attenzione sulle condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari, soprattutto nei reparti dedicati ai detenuti con fragilità psicologiche.
Nelle prossime settimane saranno gli esiti delle indagini a chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del 23enne.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*