La Guardia di Finanza irrompe con forza contro un network mafioso: due arresti in carcere, 24 indagati, 800mila euro rubati a cittadini italiani per ingrassare il clan dei Casalesi. L’operazione della DDA di Napoli, delegata al Nucleo Speciale Polizia Valutaria con supporti da Caserta e Milano, smaschera un sistema transnazionale Italia-Spagna di frodi digitali che arriva fino a Isernia, con perquisizioni dirette anche nel capoluogo pentro.
Il GIP del Tribunale di Napoli ha disposto quindi la misura degli arresti in carcere per due imprenditori casertani del settore auto, residenti tra Italia e Spagna, primi indagati per associazione per delinquere e autoriciclaggio, aggravati dall’agevolazione al clan camorristico. In totale sono 24 le persone finite sotto indagine per 38 truffe documentate – ai danni di altrettante vittime italiane – e un bottino di circa 800mila euro, somme finite almeno in parte nelle casse dei Casalesi. Le indagini, frutto anche della cooperazione internazionale di polizia, hanno usato in parte anche le parole di Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti e pentito, per ricostruire il flusso mafioso.
Il meccanismo era spietato e sofisticato: primo schema, SMS o email fake da banche avvisavano di bonifici inesistenti; a seguire, una chiamata da un finto addetto antifrode che spingeva la vittima a bonificare istantaneamente su conti criminali. Il secondo trucco, invece, consisteva nella clonazione fraudolenta della SIM collegata al conto, per rubare il codice OTP via SMS, accedere all’home banking e svuotare tutto con bonifici rapidi su carte prepagate o conti esteri. Fondi prelevati cash, trasferiti o convertiti in criptovalute – portafogli anonimi – per eludere i tracciamenti.
Il 40% dei proventi, in contanti, finiva dritto nelle mani di esponenti dei Casalesi: soldi per l’operatività criminale, mantenimento di famiglie di carcerati, rafforzamento territoriale della camorra. Sei gli indagati con aggravante esplicita mafiosa; il GIP ha riconosciuto quindi indizi solidi di associazione per frode informatica, riciclaggio e autoriciclaggio. Tutto, ad ogni modo, è ancora in fase cautelare preliminare e le persone coinvolte sono da ritenersi – come di consueto in questi casi – presunti innocenti fino a condanna definitiva.
Un colpo duro, ad ogni modo, anche al Molise: tra le 21 perquisizioni in abitazioni e negozi, Isernia figura tra Napoli, Caserta, Modena, Benevento e Potenza – con ispezioni dirette nel capoluogo pentro, case e attività scandagliate per raccogliere prove. L’inchiesta antimafia si allarga anche quindi anche qui, a conferma dei rischi di infiltrazioni che vive il territorio molisano. La GdF ha setacciato tutto per elementi aggiuntivi. Nessun nome o dettaglio specifico trapela oltre il comunicato ufficiale, ma il coinvolgimento di Isernia in quest’inchiesta, ancora una volta, accende un faro non trascurabile sul rischio di permeabilità del territorio alle influenze che arrivano dalle regioni limitrofe.
























