Tre minuti. Tanto è bastato per mettere a segno un colpo violento e mirato che riaccende i riflettori sulla sicurezza nel Basso Molise, nella serata di lunedì scorso. Un’azione fulminea, studiata nei dettagli, portata a termine tra le 19.09 e le 19.12 da almeno tre uomini con il volto coperto, armati di spranghe e piede di porco, che hanno fatto irruzione nello store puntando direttamente agli espositori più preziosi della gioielleria Stroili, all’interno del centro commerciale Costaverde, rimasta poi chiusa al pubblico nella mattinata di martedì 17 marzo, mentre proseguivano le operazioni di inventario e la sistemazione dei locali dopo la rapina consumata nella serata precedente. Non ancora precisa la stima, ma si parla di una refurtiva di svariate migliaia di euro, tra oro e diamanti. All’interno, al momento dell’assalto, era presente una sola dipendente: attimi di forte tensione ma, fortunatamente, senza conseguenze fisiche per il personale e per i clienti che si trovavano nel centro commerciale, in gran parte concentrati nella zona supermercato. I banditi hanno agito con estrema rapidità, distruggendo le vetrine e impossessandosi di oro e diamanti, evitando qualsiasi perdita di tempo su merce secondaria: una dinamica tipica dei cosiddetti “colpi lampo”, che lascia pochi margini di reazione. Subito dopo, il commando si è dileguato all’esterno, con ogni probabilità utilizzando un’auto già pronta per la fuga, indicata da più testimonianze in una Audi A4 nera, elemento che potrebbe rivelarsi centrale nelle indagini anche in relazione ad altri episodi analoghi registrati tra Molise e Abruzzo negli ultimi mesi. L’allarme è scattato immediatamente grazie al sistema di vigilanza interna: alle 19.17 i Carabinieri della compagnia di Termoli erano già sul posto, avviando i primi rilievi e attivando in parallelo un dispositivo di controllo del territorio lungo le principali direttrici, dalla Statale 16 agli assi viari verso nord e sud. Nonostante la rapidità dell’intervento, i rapinatori erano già riusciti a far perdere le proprie tracce, confermando un livello organizzativo elevato e una conoscenza precisa dei tempi di risposta. Le indagini sono ora concentrate sull’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza, interni ed esterni alla struttura, già acquisite dagli investigatori, e sulla comparazione del modus operandi con altri colpi simili, caratterizzati da ingresso rapido, devastazione mirata e fuga immediata. Non si esclude l’ipotesi di una banda itinerante specializzata in rapine a gioiellerie, capace di muoversi su più territori con schemi operativi consolidati. A confermare la dinamica e la rapidità dell’azione è il direttore del centro commerciale Costaverde, Dario Valerii: «Si è svolto tutto nel giro di pochi minuti, in due minuti e mezzo, tre minuti erano già fuori. Non sappiamo se fosse studiato o meno, ma purtroppo è accaduto. Abbiamo attivato tutte le procedure, dalle assicurazioni alla collaborazione con le autorità. Per fortuna non c’era tanta gente e non ci sono stati rischi per le persone. Abbiamo fatto tutte le opere di prevenzione possibili, tra telecamere, impianti e sistemi di controllo, e abbiamo fornito tutto agli inquirenti». Parole che fotografano un aspetto centrale: le misure di sicurezza erano presenti e funzionanti, ma non sufficienti a impedire un’azione così rapida e determinata. Il colpo al Costaverde non è un episodio isolato, ma si inserisce in una sequenza crescente di fatti criminosi nel territorio tra Montenero, Termoli e il basso Molise, tra rapine, furti e assalti ai bancomat. Un contesto che evidenzia un’evoluzione nella qualità e nell’organizzazione della criminalità, sempre più orientata verso azioni rapide, coordinate e ad alto rendimento economico. Colpisce la scelta dell’obiettivo, un polo commerciale tra i più frequentati dell’area, e l’orario, in una fascia ancora caratterizzata da presenza di pubblico: elementi che rendono evidente una strategia basata sulla velocità e sull’effetto sorpresa. Il dato più rilevante è proprio questo: non si tratta più di episodi occasionali, ma di azioni che mostrano tratti di professionalizzazione e, con ogni probabilità, l’intervento di gruppi organizzati provenienti anche da fuori regione. Intanto, mentre si attende di quantificare con precisione il bottino, resta una certezza: tre minuti sono bastati per colpire, devastare e fuggire, lasciando dietro di sé non solo danni economici ma anche una crescente percezione di insicurezza che impone una riflessione più ampia sulle strategie di prevenzione e controllo del territorio.

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