La tragedia si è consumata subito dopo le festività natalizie. Le due vittime, Sara, studentessa del Liceo Classico “Mario Pagano” di Campobasso e la mamma Antonella, commercialista, sono decedute a distanza di poche ore tra il 27 e il 28 dicembre dopo aver manifestato sintomi inizialmente compatibili con una grave tossinfezione.
La giovane era stata visitata due volte al pronto soccorso prima di essere dimessa. Anche il padre aveva accusato lievi disturbi.
Le condizioni della ragazza, dopo il suo ultimo accesso, sono velocemente precipitate fino al tragico epilogo. Subito dopo la morte della 15enne, i medici del Cardarelli che avevano in cura Sara, hanno contattato la madre invitandola a recarsi immediatamente in ospedale per ulteriori accertamenti. Purtroppo anche la donna è deceduta poche ore dopo. Il padre e marito delle vittime, Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, era stato successivamente trasferito presso l’Istituto Spallanzani di Roma per ulteriori accertamenti. La figlia maggiore, inizialmente asintomatica, era stata presa in carico dalla stessa struttura ma dimessa pochi giorni dopo.
Fin dalle prime fasi dell’indagine, la procura ha aperto un fascicolo per chiarire le cause dei decessi. A finire sul registro degli indagati cinque medici del pronto soccorso – tra cui due professionisti di origine venezuelana e un italiano – oltre a due medici della guardia medica, per verificare eventuali responsabilità nella gestione clinica dei sintomi presentati dalle pazienti.
La Squadra Mobile ha ascoltato numerosi testimoni, sia in ambito familiare e nel paese di origine della famiglia, Pietracatella, sia in ambito sanitario. Lo stesso Gianni Di Vita, per due volte, si era recato negli uffici della Squadra Mobile come persona informata dei fatti e per fornire ulteriori elementi utili alle indagini.
Dall’avvio dell’inchiesta sono state sentite complessivamente circa una trentina di persone, con l’obiettivo di chiarire le ore precedenti al ricovero e ricostruire nel dettaglio quanto accaduto.
Al centro delle indagini i pasti consumati nelle ore precedenti al decesso. Nello specifico, l’attenzione della Squadra Mobile si era concentrata sulla cena del 23 dicembre, pasto al quale non aveva preso parte la figlia maggiore Alice, perché si trovava a casa di amici.
Accertamenti scientifici sono stato eseguiti sui campioni prelevati nell’abitazione della famiglia. Gli alimenti sequestrati sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, mentre campioni di sangue sono stati analizzati presso centri specializzati in Italia e all’estero.
Ulteriori esami su alimenti e tessuti biologici sono stati affidati anche all’Istituto Maugeri di Pavia. L’abitazione della famiglia Di Vita resta tuttora sotto sequestro per consentire ulteriori verifiche.
























