Il ponte non c’è più. Dove fino a ieri, giovedì mattina, passava la statale 16 Adriatica, tra Montenero di Bisaccia e San Salvo, resta una voragine sospesa sull’acqua torbida del Trigno. Una campata del viadotto è collassata all’improvviso, trascinata dalla furia del fiume gonfiato da oltre ventiquattro ore di pioggia incessante. È accaduto poco dopo le 9, nel punto in cui il Trigno si getta nel mare Adriatico, al chilometro 526 della statale. In pochi secondi il collegamento più importante tra Molise e Abruzzo è diventato un cumulo di cemento spezzato, guardrail contorti e asfalto sospeso nel vuoto. Da mercoledì sera quel tratto della statale 16 era già stato chiuso da Anas in entrambe le direzioni per l’esondazione del fiume e per l’aggravarsi del quadro meteo. Una decisione che, con il passare delle ore, si è rivelata decisiva per evitare una tragedia ancora più grande. La strada era formalmente interdetta al traffico, ma secondo quanto ricostruito da Questura e Procura, al momento del crollo due automobili si trovavano comunque nella zona. Una è riuscita a fermarsi e a mettersi in salvo. L’altra, invece, potrebbe essere stata trascinata nel cedimento. È da quel momento che si cerca una Fiat Bravo color champagne, targa DH870PB. A bordo, secondo l’appello lanciato dalla famiglia e poi finito sui social in poche ore, ci sarebbe stato Domenico Racanati, 53 anni. L’uomo era diretto verso Ortona al momento del crollo del ponte. Le ultime notizie risalgono a oltre dodici ore prima della diffusione dell’appello e l’ultima posizione rilevata sarebbe stata proprio a Termoli. Da lì, poi, il silenzio. L’immagine diffusa dalla famiglia mostra un uomo sorridente, seduto al tavolo della cucina, inconsapevole di essere diventato nel giro di poche ore il volto di una giornata drammatica per due regioni. L’appello è stato chiaro: chiunque abbia visto l’auto o abbia informazioni utili deve contattare immediatamente il 112. Intanto, mentre la ricerca del disperso continua, sul posto si sono concentrati uomini e mezzi. Dall’alto il tratto del viadotto appare tranciato di netto: una parte del ponte è rimasta appesa verso Montenero, l’altra verso il lato abruzzese. In mezzo, il vuoto. Sotto, il Trigno continua a correre con una portata eccezionale, trascinando detriti, fango e tronchi. La Procura ha aperto immediatamente un fascicolo per crollo colposo. Se dovesse essere confermato il coinvolgimento dell’automobile dispersa, l’ipotesi di reato potrebbe aggravarsi fino all’omicidio colposo. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire con esattezza cosa sia accaduto in quei minuti, se vi siano stati accessi non autorizzati alla strada chiusa e soprattutto se il ponte presentasse già segnali di criticità. Le prime verifiche tecniche sono state avviate già nel pomeriggio da Anas insieme alle forze dell’ordine e agli enti competenti. Ma è chiaro che serviranno giorni, forse settimane, per comprendere se il cedimento sia stato provocato esclusivamente dalla violenza dell’acqua oppure se le fondamenta del viadotto fossero già state indebolite nel tempo. Per il Basso Molise e per la costa vastese il crollo del ponte del Trigno non è soltanto una notizia. È uno spartiacque. Da giovedì mattina il territorio si è ritrovato improvvisamente spezzato in due, con centinaia di persone costrette a rivedere completamente i propri spostamenti, il tragitto per il lavoro, i collegamenti con ospedali, scuole, attività commerciali e aziende. La sindaca di Montenero di Bisaccia, Simona Contucci, è intervenuta più volte nel corso della giornata con video e comunicazioni alla popolazione. Le sue parole hanno fotografato con lucidità la gravità del momento: «La situazione è piuttosto seria e il ponte sulla statale 16 nel territorio di Montenero è crollato. Fortunatamente il tratto di strada era chiuso, era interdetto al transito. In questo momento ci sono difficoltà soprattutto per i nostri concittadini. L’invito è di ridurre al massimo i trasferimenti se non strettamente indispensabili». Per alcune ore l’unica via di uscita dal paese è rimasta la statale 157 in direzione Termoli e Petacciato. Chi doveva raggiungere Vasto o San Salvo veniva invece indirizzato lungo la stessa 157, per poi imboccare il bivio della strada provinciale 5 e attraversare il ponte sul Trigno in territorio interno. Ma anche questa possibilità è durata poco. Nel pomeriggio, al termine di una riunione in Prefettura, i presidenti delle Province di Campobasso e Chieti hanno deciso di chiudere per almeno sei ore anche il ponte della SP5, quello che collega Montenero a San Salvo nell’entroterra. Una misura prudenziale, necessaria dopo l’impennata del livello del fiume e il timore che le sollecitazioni potessero coinvolgere anche quell’infrastruttura. «L’ultimo aggiornamento relativo al ponte del Trigno che insiste sulla SP5 – ha spiegato ancora la sindaca Contucci – è che nel corso della riunione in Prefettura si è deciso di chiudere la tratta per il momento. Vi daremo indicazioni sulla viabilità alternativa, ma vale sempre la stessa raccomandazione: ci si sposta solo in casi necessari e di assoluta emergenza». Il risultato è stato un isolamento quasi totale. Montenero, San Salvo, Vasto e tutta la fascia costiera si sono ritrovate improvvisamente prive dei collegamenti ordinari. Lunghe code si sono formate lungo le strade secondarie dell’entroterra, mentre molti automobilisti sono stati costretti a tornare indietro dopo aver trovato i varchi sbarrati. Le conseguenze non riguardano soltanto la viabilità privata. Il crollo del ponte ha avuto ripercussioni immediate anche sul trasporto merci, sui mezzi di soccorso e sui pendolari. La statale 16 rappresenta infatti una delle arterie più trafficate dell’intera costa adriatica. Ogni giorno vi transitano camion diretti ai porti, lavoratori che si spostano tra Molise e Abruzzo, autobus, mezzi sanitari e migliaia di automobili. In una giornata già segnata dall’emergenza per il maltempo, con allagamenti diffusi tra Termoli, Campomarino, Montenero e Guglionesi, il crollo del ponte del Trigno è diventato il simbolo più drammatico di una fragilità che da anni accompagna il territorio. Piogge eccezionali, corsi d’acqua che esondano, infrastrutture costruite decenni fa e mai davvero adeguate alle nuove condizioni climatiche. Nella serata di giovedì, mentre continuavano le ricerche nel fiume e il ponte restava illuminato dai fari dei mezzi di soccorso, il silenzio attorno alla foce del Trigno era rotto soltanto dal rumore dell’acqua e dalle sirene. Nessuno, in quel momento, riusciva a dire con certezza quando quel collegamento potrà essere ripristinato. Prima verrà il tempo delle indagini, delle verifiche e delle responsabilità. Poi quello della ricostruzione. Ma per chi abita tra il Molise e l’Abruzzo, il 2 aprile resterà comunque la giornata in cui il ponte del Trigno è crollato e con lui è crollata, almeno per qualche ora, anche la certezza che quel tratto di costa fosse davvero al sicuro.

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